Gratteri: «Contro le mafie Berlusconi ha fatto meglio di Prodi. Però…..

Nicola Gratteri: Carta della Pace e Procuratore Antimafia di Reggio Calabria

In prima fila contro la ‘ndrangheta però, Nicola Gratteri, lancia l’allarme: “Se passa questa riforma della Giustizia è la fine”

«No a riforme urlate, ma proposte concrete». Nicola Gratteri parla di un migliore sistema giudiziario per sconfiggere le mafie con Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta al mondo, con cui ha pubblicato un libro dal titolo: La giustizia è una cosa seria. Il Procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria, non sceglie la piazza come ha fatto Ingroia: «Io non sarei andato per evitare strumentalizzazioni. Occorre non dare alibi in questo momento». Gratteri per criticare la riforma della Giustizia elaborata dal ministro Alfano, sceglie il palco della libreria Feltrinelli di Milano. Una platea più piccola con cui ragionare. E lo fa in barba a tutte le polemiche con un volume edito da Mondadori: «L’editore non mi ha cambiato neanche una virgola. Scriverò ancora per loro».

BERLUSCONI-PRODI - Poi spiazza il pubblico in sala: «Se confrontiamo i 18 mesi dell’ultimo governo Prodi con il governo Berlusconi, ebbene l’attuale esecutivo ha fatto di più in tema di lotta alla mafia. Almeno tre cose importanti. La prima: ha abolito il patteggiamento in appello che riduceva ad esempio pene di 27-28 anni si riducevano a pene ridicole di 6-7 anni. Secondo: ha fatto in modo che si possano confiscare i beni anche ai figli dei mafiosi che li ereditavano dai padri. Terzo: ha reso ancora più duro il 41 bis. Punto e a capo. Con la stessa franchezza occorre dire che se passa il ddl Alfano come è ora sarà un’apocalisse. Potremo dire addio alla lotta alla mafia».

LA RIFORMA - E snocciola la sua ricetta. Processo breve: «I dibattimenti – afferma – potrebbero durare meno solo con l’informatizzazione, che abbatterebbe anche costi e abusi». L’indipendenza del pm: «Non possono esserci scelte costituzionali mirate che consentano alla politica di controllare il giudice, ma neanche leggi che possano ostacolare il sistema giudiziario nella persecuzione dei reati». Separazione della carriere: «Non è un dogma anche se l”unicità della carriera costituisce una maggiore garanzia di agganciamento del pubblico ministero a una cultura giurisdizionale. E c’è anche il rischio che se la carriera della polizia giudiziaria dipendesse dal politico di turno, avalleremmo solo corruzione». Poi aggiunge: «Se la polizia non ha l’obbligo di comunicare la notizia di reato immediatamente alla Procura, più giorni passano e maggiore è la possibilità di interferenza, di infiltrazione e di pressioni sulla polizia giudiziaria e di annacquare la notizia di reato». Revisione delle circoscrizioni giudiziarie «che ricalcano ancora lo schema ottocentesco», depenalizzazione dei reati minori «per riservare il processo penale alle questioni di maggiore allarme sociale», scrematura delle cause inutili per i reati di poco conto, riorganizzazione della rete dei tribunali in un «progetto di geografia giudiziaria».

LA LOMBARDIA - «Dopo 25 anni adesso è chiaro a tutti che la ‘ndrangheta è arrivata a Milano». E in sala si lascia scappare una frecciatina: «Persino un ragazzino sa che a Milano c’è la ‘ndrangheta mentre un prefetto non lo sa». Un intero capitolo racconta i legami tra il Sud e la Lombardia (usura, estorsione, infiltrazioni negli appalti, movimento terra, riciclaggio, traffico di droga, l’Expo 2015), e ovviamente è ampia la descrizione dei rapporti con il potere politico. «Per beccare la zona grigia occorrono le prove, serve molta pazienza investigativa».

LA SCUOLA - Gratteri si è detto anche convinto che «con questo sistema giudiziario e scolastico non andiamo da nessuna parte nella lotta alle mafie. Quanto alla scuola, è necessario il tempo pieno per togliere i figli di famiglie ‘ndranghetiste alla cultura mafiosa che respirano in casa». Con un sistema giudiziario proporzionato alla realtà criminale, nell’arco di cinque potremmo abbattere le mafie del 70%». Il suo futuro? «Sicuramente da magistrato. Questo lavoro ancora mi emoziona».

a cura di Nino Luca – Corriere della Sera

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