Viva l’Italia dal ricco passato e dal presente apparente

di Alberto Liguoro —-   17 Marzo 2011. L’Italia, questo Paese meraviglioso e impossibile, questa Enciclopedia aperta e vivente della storia, della cultura e dell’arte dell’Umanità, questo Paese che ha mille tradizioni e mille contraddizioni, che ha…  il formaggio più buono, le auto più veloci, la moda più “in”, il vino migliore, la scuola di sci più qualificata del Mondo, che tiene tutto ben stretto, ma per molti anni ancora potrebbe non farcela…  le avvisaglie non mancano, festeggia il 150° anniversario della sua UNITA’ ma non della sua STORIA e della sua CIVILTA’ plurimillenarie.
Gli stranieri ci sfottono, ci prendono in giro, ridono di noi, ma ci riconoscono la bellezza mediterranea, impersonata da una Claudia Cardinale, ad esempio, Venezia come Napoli, Dante, Petrarca, l’antica Roma, la potenza di un Impero che dominò per oltre mille anni e diede il dna alla civiltà dell’Occidente, Leonardo da Vinci, la musica, Caruso per esempio, Fellini, il cinema, e persino l’invenzione del gelato a metà del ‘500 alla Corte dei Medici… “quant’è bella giovinezza che sì fugge tuttavia!…”
O.K. Fratelli e Sorelle d’Italia
Che inizino le danze, che si dia fiato alle trombe e ad  inneggiamenti a tutte le cose belle e buone dell’Italia (preferibilmente post unitarie, perché quelle preunitarie porterebbero acqua al mulino di coloro che sostengono che l’Unità è stata una sventura), però banchettando e brindando qua e là ricordiamoci che cosa, di specifico,  ci ha portato l’Unità d’Italia e quindi che cosa stiamo anche festeggiando: una dinastia monarchica insulsa ed imbelle fino al ridicolo, la cui unica cosa memorabile (a parte l’omicidio di Dirk Hamer e la partecipazione a “Ballando con le Stelle” dell’ultimo rampollo) è stata regalare l’Alta Savoia e la Costa Azzurra alla Francia;
rovinose guerre coloniali quando il colonialismo era già al tramonto;
l’emigrazione dal sud verso il nord e dall’Italia verso l’Estero;
mafia, camorra e ‘ndrangheta;
il fascismo con la perdita della libertà e della competitività internazionale;
la dura sconfitta nella seconda guerra mondiale con le disastrose conseguenze ben note;
il controllo oppressivo, ossessivo e conformista del Vaticano, soprattutto sulle famiglie, intese in senso patriarcale e parrocchiale; lo strapotere dell’ingerenza, e della logica ecclesiastica negli affari della società e dello Stato Italiano, la strategia della tensione;
la P2, lo stragismo, gli attentati a persone preziose per la democrazia e la giustizia, gli omissis, i “non ricordo”…
Ed ora? Guarda un po’…  il grottesco  berlusconismo che aleggia trionfante su un Paese, ormai diffusamente  definito “comico”.
E poi… e poi… e poi?
Un’economia pubblica fatta di sprechi, inefficienza e clientelismo;
una crescita economica pari quasi allo ZERO;
un’amministrazione della Giustizia che, per lentezza e inaffidabilità si colloca intorno al 140° posto nel Mondo;
una pubblica informazione asservita e senza qualità che colloca l’Italia, tra i Paesi a semilibertà di stampa, intorno al 70° posto al Mondo;
un debito pubblico che invece ci colloca, per grandezza, al 3° posto nel Mondo;
la disoccupazione, tra le più alte d’Europa, con l’inquietante e allarmante picco del 27/30 per cento di disoccupazione giovanile;
il sistema di corruzione e il fenomeno dell’evasione fiscale, tra i più efficienti e diffusi del Mondo Civile;
il degrado ambientale, archeologico e culturale, la deturpazione e cementificazione del territorio nazionale tra le più imponenti del Mondo;
e non finisce qui… come potrebbe finire qui?
E’ un ricorrente luogo comune che i politici italiani sono gli unici del Mondo Occidentale che (anche se qualche volta lo dicono per fini strumentali) non amano il proprio Paese, ma lo odiano e lo sfruttano. Ma non è così: in realtà  i politici italiani, piuttosto non tengono in alcuna considerazione l’Italia per il semplicissimo motivo che, così come è congegnata e strutturata, essa NON ESISTE, è un Paese apparente, virtuale, in definitiva un Paese che non c’è del quale, quindi, tutti più o meno si approfittano.
Si va avanti perché le spalle sono solide, la grinta c’è, il fondo è adamantino, ma quali altri danni ci riserva continuare a fumare questa cicca, tossicchiare e sputare? Fino a quando ce la faremo?
Siamo ad un passo dallo scivolare ineluttabilmente nel terzo Mondo. Non ci vorrà molto tempo. Già si vedono le propaggini che, come alghe profonde, ci ghermiscono.
Non  sarebbe meglio smettere e fondare una nuova Italia, dove l’aria non sia pesante, e si possa sperare di essersela scansata, noi e i nostri discendenti, dall’esiziale incancrenimento polmonare, con immancabile metastasi cerebrale?
O dobbiamo forse scomodare Molière e riconoscerci tutti malati immaginari?
Ciò detto: W l’ITALIA! In questo giorno di festa; ma già da domani, per favore, riflettiamo su tutto il resto.

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