Appello a Gianni Letta: difendere l’Economia italiana da guerra invisibile.

Gianni Letta su Il Parlamentare.it

Abbiamo deciso di pubblicare questo articolo per rivolgere, certi anche di fare cosa gradita ai nostri lettori, un appello al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta.

 

“Si chiama Gestione della Conoscenza la disciplina per pochi eletti capaci di individuare metodologie di sfruttamento informatico tali da potere sovvertire le sorti finanziarie di un intero Governo ed essere più distruttiva di una guerra combattuta con le bombe poiché quella di cui parliamo, se non contrastata seriamente, comprometterà permanentemente la nostra economia e la futura gestione di ogni nostra risorsa produttiva”. Queste sono le parole di “Eta Beta” che non è un Haker o un abilissimo programmatore così come non è uno 007 che indaga sul Cyber crimine. “Eta Beta” si riferisce allo strapotere non codificato che oggi gestiscono i motori di ricerca. Google, ad esempio, è balzato sulle cronache mondiali per un clamoroso “NO” inflittole dalla Corte di Giustizia USA che rende anche discutibilissima l’eticità della sua politica. “Eta Beta” è a nostro parere un analista attento e scrupoloso che conosciamo e seguiamo da tempo nelle sue conferenze. Circa un anno addietro, mentre tutti giocavano a farsi un Avatar o un profilo sui Social Network, annunciava che stava prendendo forma una coscienza della rete molto aggressiva che avrebbe preteso una violenta capitalizzazione finanziaria e che si sarebbe alimentata, come un vampiro permanentemente attaccato al collo della Libertà individuale e collettiva, fino a manipolare il sapere, l’economia, la politica, il lavoro.

“Eta Beta” esperto di Gestione della Conoscenza è stato capace di anticipare le politiche dei colossi, con estrema precisione e soprattutto in sedi accademiche. E noi eravamo li e ne siamo testimoni. Per questo, riteniamo sia utile parlarne anche in virtù di quanto oggi sostenuto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che il giorno 29 marzo scorso ha dichiarato che “la minaccia cibernetica, mirando agli interessi vitali di un Paese, rappresenta oggi una minaccia preminente e contro di essa occorre individuare un organismo autorevole che possa pianificare strategie e organizzare le capacità dei oggetti esistenti”.

Preso atto di questa dichiarazione del Sottosegretario Gianni Letta abbiamo chiesto ad “Eta Beta” di aiutarci a comprendere di cosa si tratta. “Eta Beta”, ovviamente, non è il vero nome del nostro esperto ma molto gli si addice e lo abbiamo così soprannominato per ovvi motivi di opportunità e anche perché simpaticamente dice che il vizio di dire le cose prima che accadano, gli ha già procurato troppi problemi.

Alle nostre domande “Eta Beta” risponde che il Sottosegretario Letta ha fatto benissimo a denunciare apertamente la questione e il fatto che il Governo non rimarrà a guardare che il Valore Italia venga sottoposto alle peggiori angherie.

Il problema – afferma “Eta Beta” –  è che il male è penetrato non solo nella rete ove sta già facendo razzie di economia italiana (danaro contante), ma “potrebbe” avere già fagocitato persone che ricoprono nel Paese cariche determinanti in ambiente governativo. Un male, continua “Eta Beta” molto pericoloso e nemico dello Stato che risulta agevolato dall’incoscienza e dell’ignoranza di molte autorevoli poltrone, totalmente incapaci di congetturare analisi nel settore dell’Intelligenza Connettiva.

Alla nostra richiesta di conoscere preventivamente il nome delle vittime di questa battaglia “Eta Beta” risponde che, anche se appare impossibile, a cadere sarà il concetto stesso di Democrazia con i suoi valori e con essi i Diritti fondamentali dell’Uomo.

L’Italia – aggiunge “Eta Beta” – attraversa un momento difficile che colpisce la politica nazionale burrascosa, chiassosa e che si nutre di scaldaletti ridicoli e che indeboliscono il valore del Made in Italy che, invece in rete, trova la sua perfetta forma nell’imitazione che imita e rende produttivo a livello finanziario il Brand più significativo del mondo. Questa magia nella mediazione informatica del valore imitato diventa danaro contante mentre i produttori italiani faticano ad affermare il prodotto originale. Le disattenzioni generate dai clamori degli scandali finiscono per essere il fertilizzare di questa “perfetta economia” – nel senso di economia vera generata dai numeri. Nei motori di ricerca – secondo “Eta Beta” – si combatte una vera guerra con armi non convenzionali che possono sfuggire al controllo del Governo perché la loro opera non costituisce un reato codificato, a meno che, non sia la stessa politica di gestione della conoscenza, a superare quel limite che la scorsa settimana ha rilevato il Giudice USA a Google.

Va anche sottolineato che in questi momenti di incertezza  politico istituzionale si creano micro interessi interni difficilmente rapportabili tutti ad un vertice, dunque controllabili, ove ognuno potrebbe ritenere giusto pensare a se stesso, tirando i remi in barca.

Questo – continua “Eta Beta” – è il momento in cui “qualcosa” mascherato da “qualcuno” che bussa alla porta di questo e quel ministero, ad esempio, potrebbe vendere posizionamenti del trend positivo delle notizie commettendo un grave ingerenza a danno di tutto quanto costituisce, di fatto, il cammino della nostra Democrazia e le fondamenta della Costituzione.

Fortunatamente – aggiunge “Eta Beta” ci sono persone che questi programmi in atto li comprendono con estrema chiarezza e anche attraverso un semplice blog riescono a far girare la notizia. Poi, a farle fare il giro del mondo non ci vuole tanta. Purtroppo queste persone che potrebbero essere l’orecchio e l’occhio fine dello Stato soffrono la mancanza di un sistema ufficiale che li aduni a tutela di una causa maggiore.

Da una parte è proprio la loro libertà di formazione che genera un analista capace di andare oltre l’apparente.

“Eta Beta” è un esperto di Gestione della Conoscenza e semplificazione del linguaggio. Esattamente il giorno in cui veniva a mancare Giovanni Paolo II si trovava ad Assisi su invito dell’Associazione Avvocati Europei.  Nel coso della conferenza tenutasi alla presenza di Magistrati, Avvocati e Religiosi “Eta Beta” disse a chiare lettere che Internet, la connettività, se mediata maldestramente dai motori di ricerca, una volta conquistate le masse grazie al suo volto seducente e servizievole, avrebbe mostrato il suo lato oscuro attivando un secondo livello di “gestione” (voluta) delle risorse, attaccando i generatori di economia (Turismo, Beni Culturali, Mercato e-commerce, Aziende, etc.).

L’allarme di “Eta Beta” era chiaramente rivolto ai motori di ricerca e faceva notare: “quando tutta la società civile sarà mediata dal gestore della ricerca esso condizionerà inevitabilmente le modalità di gestione delle risorse da esso organizzate. Nascerà una nuova e intelligentissima forma di Gestione della Conoscenza grazie alla quale si potrà governare una Nazione da una tastiera con la complicità di un mouse. Ciò si rivelerà come un vero e proprio aspiratore di economia reale. A quel punto il danno sarà irreversibile anche perché in Italia esistono migliaia di haker e bravissimi programmatori, così come una Polizia Posta di altissimo livello, ma il problema è che le attuali disposizioni politiche non prevedono questa forma di tutela”. Fu così che “Eta Beta”, profittando del luogo simbolico (Assisi) lanciò l’appello all’UNESCO al quale chiedeva di tutelare Internet.  

Il parlamentare.it ha chiesto ad “Eta Beta” di farci un esempio pratico del significato di Gestione della Conoscenza e lui, in perfetto stile da “semplificatore” ha risposto che “un professore di scuola elementare gestisce conoscenza nel senso che gli alunni imparano ciò che programma il professore. Se il professore è coscienzioso e preparato gli alunni saranno più capaci. In caso contrario saranno schiavi di mille difficoltà. Così possiamo rapportare il professore delle scuole alla persona che decide che formazione dare o meno a tutti i ragazzi del mondo: cosa essi debbono on no leggere, quanto devono pagare per farlo, ecc”.

Il problema, dunque, è rappresentato dai motori di ricerca e in particolare modo da Google che si è inizialmente presentato all’utente come luogo di organizzazione dei dati presenti in rete per poi, negli anni, trasformarsi in un potente e illimitato gestore della conoscenza che avoca a se i diritti di utilizzo di ogni cosa esso decida digitalizzare.  Il problema è che Google è strutturato anche per avocare a se i diritti di tutto quanto in esso si trova.

Significativa, a tale proposito, l’attestazione della Corte di Giustizia USA di New York che ha respinto l’accordo dal valore di 125 milioni di dollari fra Google e gli Editori sui diritti d’autore per la creazione della maggiore biblioteca digitale al mondo. L’accordo fra Google e gli Editori, siglato nel 2005, avrebbe consentito a Mountain View di distribuire milioni di libri su internet in cambio della condivisione dei ricavi ottenuti. Il Giudice Danny Chin nel motivare la propria decisione ha detto che l’accordo darebbe a Google un “significativo vantaggio sui suoi competitor”. Immaginate una libreria universale: molti ne trarrebbero vantaggi, è ovvio, ma il progetto secondo la Giustizia americana “va troppo in là” e Google si troverebbe ad avere molti diritti “senza il permesso dei titolari di copyright”.

Questa sentenza a parere di “Eta Beta” mostra che la Giustizia USA è matura in tal senso e mostra di avere compreso perfettamente un potere assoluto che, senza competenze, si rischia di legittimare.

Immaginate  –  ci dice “Eta Beta” – se un domani quando la dematerializzazione sarà totalmente compiuta e tutti ci illuderanno del fatto che essa rappresenta una risorsa per tutti e tutto, solo perché avremo il mondo in un cellulare, Google decidesse (come ne è suo diritto) cosa fruire in rete e cosa no.

Allo stesso tempo immaginate – continua – se ad una pubblica Amministrazione venisse venduto il suo posizionamento e insieme ad esso un pacchetto di “News buone sopra e News cattive sotto”. Quindi potrebbe verificarsi che la notizia che parla bene di Bersani avrà un codice “vai sopra” e quella ch invece parla bene di Silvio Berlusconi potrà avere il codice “vai sotto”. Questo è un esempio di gestione della conoscenza. Come nelle scansie di un supermercato il motore che nasce per raggruppare e ordinare il mondo delle notizie, invece, ci condizionerà al punto tale da farci leggere alla richiesta della nostra informazione, esclusivamente ciò che commercialmente o politicamente è predefinito. Sarebbe il disastro.

Dunque non rimane che sperare che uomini come Gianni Letta prendano sul serio la questione e ascoltino persone come “Eta Beta” che hanno molto da dire nel settore dell’Intelligenza Connettiva e che amano molto l’Italia.

Esse ci dicono chiaramente e senza avere mai sbagliato le analisi e le previsioni, che queste modalità oscure di gestione della conoscenza, sino ad ora evidentemente sottovalutate, se si continua a non ostacolarle con efficacia di legge, potrebbero dare le redini del sapere globale a pochi speculatori che sarebbero capaci, ad esempio, di modellare la Cultura di una Nazione, di cambiarne i connotati, di gestire la memoria. E a tal proposito “Eta Beta” prospetta uno scenario già possibile ad un motore di ricerca che in modo selettivo, se decidesse di non far rientrare nelle prime trenta pagine, ad esempio, le ragioni del popolo Ebraico in merito a quanto subito dai nazisti, potrebbe farlo in un solo istante. Allo stesso tempo ciò significa che ogni singolo tag può essere condizionato e gestito in modo autonomo. Questo tipo di gestione non rappresenta una garanzia per nessuno e per questo motivo è fondamentale e giusto istituire un organo di controllo che sia attivo 24 ore su 24 per l’interesse dello Stato e a difesa dell’integrità e la conservazione dei beni italiani e del loro diritto di sfruttamento.

On line – ci fa notare “Eta Beta” – chi gestisce i diritti dei Beni Culturali digitalizzati è il più ricco perché la tutela, il restauro, la conservazione dei Beni Culturali rappresenta solo una spesa mentre la fruizione dell’immagine degli stessi rappresenta, invece, tutto business e niente spese.

Si tratta, dunque, di una guerra che si combatte sul piano filosofico e non su quello della “sicurezza” intesa come possibile aggressione a dati protetti come quelli di Polizia, dei sistemi bancari, etc.

Insomma diamo a Cesare quello che è di Cesare.

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