Bronzi di Riace: Scappano dal Museo.

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I Bronzi di Riace – Immagine tratta dalla Rete

Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/

NEWS – L’ Italia sta cambiando profondamente e questo cambiamento non é solo frutto della lotta tra partiti. Per la prima volta in modo cosí incisivo i cittadini italiani hanno dichiarato il loro pensiero in merito a tutta la politica italiana creando un solco profondo il 57% degli aventi diritto al voto nel quale dovrá necessariamente camminare una politica nuova e dalle basi etiche spesse e solide. E’ la lezione civile che i cittadini italiani sono stati capaci di dare alla politica in generale che esonda in cattiva gestione, incapacitá di individuare grandi progetti per il lavoro e tutela del bene comune come la cultura, il turismo, l’innovazione e l’economia in generale. Agli industriali del nord che hanno sfilato silenziosi si sono oggi uniti anche i cittadini del sud e quelli del centro per dire che il cambiamento deve essere tale per tutti. A proposito di una polemica recente che ha offerto lo spunto alla nostra testata di parlare liberamente della nostra idea sulla gestione non condivisa dei Bronzi di Riace, simpaticamente, dopo avere annunciato che sarebbero scappati dalla gestione Scopelliti per votare a sinistra, oggi possiamo concludere che hanno votato quattro SI di dura e bronzea ribellione. Una ribellione di cui sono capaci due veri guerrieri come loro, che presto, come vedrete, saranno anche simbolo del rinnovamento della Calabria.

A seguire il precedente articolo sullo Spot discusso in tutta Italia.

I Bronzi di Riace fanno parlare male della Calabria.

E’ assurdo ma è stato possibile grazie ad uno spot a firma Domenico Rio e Giuseppe Scopelliti rispettivamente Direttore generale del Dipartimento Turismo e Governatore della Regione Calabria. Spot che sembra essere stato curato in ogni dettaglio per evitare il rischio di fare qualcosa di bello e di buon gusto.

Scoppia la polemica e ogni calabrese in diaspora nel mondo si sente offeso.
Una gentil donna di origini calabresi che vive da un ventennio a Milano ha simpaticamente affermato che i Bronzi di Riace sono scappati dal Museo ma per andare a votare a sinistra”, riferendosi al governo regionale di centrodestra capitanato da Giuseppe Scopelliti, che, a suo parere, sta letteralmente demolendo il Turismo calabrese, indipendentemente dallo spot.

Intanto il Governatore Giuseppe Scopelliti si dice divertito e si difende dichiarando (ANSA) che tutte queste polemiche non fanno altro che divertirlo e alimentare l’interesse per questa campagna pubblicitaria sulla Calabria che ama definire “innovativa”, evidentemente perché i Bronzi di Riace si muovono e parlano. Ma smentire il Governatore Giuseppe Scopelliti è direttamente You Tube (Google) con i numeri.

Lo spot, a oggi, è visto pochissimo. Quasi per niente.
Intanto a parlare di cattiva gestione dei due capolavori dell’arte è anche Gian Antonio Stella che non ha potuto evitare di trattare l’argomento e il suo punto di vista lo proponiamo interamente con un link al Corriere della Sera.

Sembrerebbe che Giuseppe Scopelliti, sino ad oggi, abbia dimostrato prima da Sindaco di Reggio Calabria e oggi da Governatore della Regione Calabria, di non essere in possesso dei requisiti per gestire due capolavori, dunque due grandi attrazioni, di così alto livello. E a dirlo sono i fatti. La stampa li evidenzia soltanto così come ha fatto il Quotidiano della Calabria che ha cannoneggiato affermando: “e se Argan avesse ragione?”, facendo riferimento alla proposta del Ministro di portare fuori dalla Calabria i Bronzi.

Oggi la Calabria si trova a gestire un’altra patacca, questa volta di “bronzo”, dopo l’ultima infelice  di Oliviero Toscani costata anch’essa milioni di euro e nella quale si lasciava dire ai giovani di essere contenti di essere mafiosi. Come se gli utenti avessero il tempo di pensare al doppio senso quando al nome “Calabria” si unisce il nome “mafia”. Dunque, una bufala immensa.

Ma chi pagherà le conseguenze delle polemiche legate alla cattiva gestione dei Bronzi di Riace? Alla fine, saranno sempre e solo gli Operatori del Turismo della Calabria, diretti interessati. Forse un’attività così importante avrebbe meritato un Bando con evidenza pubblica o, in ogni caso, un concorso preventivo di idee per premiare le migliori. Ciò, almeno, avrebbe garantito il successo di un’operazione pubblicitaria che significa anche il rilancio della bella Reggio Calabria.

In fine sorge spontaneo l’interrogativo per il quale quasi quasi varrebbe la pena di chiedere lumi a Domenico Rio, direttore generale del Dipartimento Turismo della Regione Calabria al quale anticipiamo la domanda che porremo anche al Governatore Giuseppe Scopelliti: ma questi lavori come vengono assegnati ? (in caso vogliate dire la vostra potrete scrivere a redazione@ilparlamentare.it e saremo felici di pubblicare anche il vostro punto di vista.

In ogni caso e per evitare di essere tacciati di superficialità abbiamo chiesto un parere sullo spot a Fabio Gallo esperto di Intelligenza Connettiva e Gestione della Conoscenza che, tra l’altro è di origini Calabresi e ha un debole per il chilometro più bello d’Italia (Reggio Calabria, ndr.). E’ lui l’autore della prima colossale opera di dematerializzazione dell’Italia ai fini della promozione del Brand Italia e del Made in Italy in Rete. Dunque, voce certamente autorevole.

Ha visto lo spot. Cosa dice questo spot ad un Calabrese che vive nella Capitale?
In un ambiente aperto a tutti come la TV e soprattutto come Internet che troppi dicono di conoscere ma non è così, invece, lo spot non raggiunge assolutamente lo scopo, fino a risultare incompleto, di cattivo gusto e, come abbiamo letto, offensivo nei confronti di tutti coloro i quali la Calabria, vivendola anche da lontano, l’hanno idealizzata.
Avrebbero potuto fare diversamente?
certo! insieme ai Bronzi avrebbero poturo realizzare una diecina di spot dedicati agli atolli di bellezza della Calabria tutta: dai Parchi, ai beni culturali, paesaggistici, ai laghi, ai monti, al mare. E poi mandarli in rotazione. Ma forse l’intenzione di Scopelliti e di Rio era solo quella di promuovere Reggio Calabria.
Cosa l’ha colpita in particolare?
Questo spot spoglia i Bronzi di Riace di tutto il loro charme grazie al quale essi, anche se interamente nudi, riescono ad essere arte. Invece nello spot sono ignorantemente nudi”.

Cosa si potrebbe fare per promuovere la Calabria oggi?
Usare l’intelligenza connettiva. Il potere è li. L’economia è li.
Vittorio Sgarbi dice che per uno spot è importante far parlare di se e che se ha guadagnato uno spazio gratuito sul Corriere della sera significa che è riuscito nel suo intento.
Stimo molto Sgarbi ma di comunicazione non ne capisce niente. Prova di ciò è il suo programma televisivo fallito alla sua prima puntata. Non la penso come lui. La Regione Calabria non deve far parlare di se ad ogni costo ma si deve sforzare di comunicare il suo potenziale attrattivo e i suoi servizi turistici, supportando gli operatori in modo intelligente e diretto perché essi possano vendere i posti letto e insieme ad essi i sistemi correlati. E poi, è vero che il Corriere della Sera ne ha parlato, ma ne ha parlato male. Questa non è visibilità ai fini del business. Magari potrebbe considerarsi visibilità per il politico che ha bisogno di stare comunque sulla cresta dell’onda. Uno o una serie di spot belli sarebbero stati una cosa diversa.

Lei cosa avrebbe fatto se avesse avuto a disposizione 2,5 milioni di euro?
Avrei colto l’occasione per dare alla Calabria l’autorevolezza che meritano tutti coloro i quali lavorano e fanno grandi sacrifici in un momento in cui bisognerebbe fare solo cose serie e non giochini. Sarei andato a casa del Maestro Franco Zeffirelli e gli avrei chiesto di firmare la regia dello spot. L’immagine della Calabria sarebbe finalmente passata alla storia in 30 secondi per un evento positivo e continuato che, come un uragano, avrebbe spazzato via ogni polemica incantando il mondo di poesia. La Poesia del Cinema italiano di Visconti, Fellini, Zeffirelli. Inutile dire cosa sarebbe accaduto nel mondo e di questa operazione ne avrebbe beneficiato tutto il Made in Italy.

Bene, ha vinto lei. Effettivamente sarebbe stato un traino di alto livello.
A tal proposito le racconto un aneddoto: lo scorso anno accompagnai a casa del Maestro Zeffirelli alcuni membri dell’alta prelatura del Patriarcato di Mosca che desideravano incontrarlo personalmente. Con le mie stesse orecchie ho ascoltato questa frase: “ maestro, per noi è un grande onore potere conoscere l’uomo che quando le mura dell’incomprensione erano alte (muro di Berlino, Comunismo, ndr) è riuscito ad attraversarle con la sua arte. Noi per conoscerla saremmo venuti anche a piedi dalla Russia”. Ecco, questo è il potere dell’Arte. Ora faccia lei il confronto.

Nonostante tutte le polemiche che dovrebbero in ogni caso incuriosire, invece, in rete questo spot non sembra avere molto successo. Eppure per il Turismo la rete è più importante della televisione e di qualsiasi altro messo. Anche in tal senso, cosa avrebbe suggerito?
Effettivamente la prima cosa che si nota andando in rete è l’esiguo numero di visite. Questo spot è poco cliccato. Di solito, come dice anche Sgarbi, le polemiche servono a far salire l’interesse ma in questo caso, evidentemente, lo spot è il sintomo di una malattia molto più grave di cui è affetta la politica del Turismo della Regione Calabria.
Internet, la rete, è il nuovo mondo dove crescono ogni giorno potere politico, economia e visibilità. Non a caso il sistema turistico mondiale si muove oramai quasi esclusivamente in rete grazie alla quale si pescano futuri clienti.
In rete si può crescere in modo esponenziale con investimenti assai limitati così come si possono ottenere successi senza precedenti a costi zero. Allo stesso tempo si possono spendere milioni di euro senza ottenere un minimo risultato.
Se lo scopo era quello di spendere 2,5 milioni di euro per raggiungere 25 milioni di utenti, come sembra avere dichiarato il Direttore Generale Domenico Rio, si poteva ottenere tutto questo gratis e con maggiori risultati effettivi sulle prenotazioni alberghiere e sulla vendita dei servizi correlati al turismo.

L’esempio è questo: in rete in queste ore gira uno spot realizzato con un cellulare e ritrae un gattino che dorme tra le zampe di mamma micia. Questo spot in poche ore ha superato i 10 milioni di visite ed è finito anche sulle Agenzie di stampa. Oggi è cliccato in tutto il mondo.
Questo passaparola su cui avrebbe dovuto puntare la Regione Calabria rappresenta una forma di pubblicità attiva perché l’utente deve cliccare per attivare la visione e per questo ne prende coscienza.
Inoltre, in rete, ogni argomento si può correlare ad un altro aumentando in tempo reale il potenziale dell’informazione. Inoltre, ai fini del Business è perfettamente inutile che la pubblicità sia vista da chi non ha interesse a vederla. Sono danari sprecati. Questo è il principale motivo dell’attuale potere di Facebook.
Altro esempio che chiunque potrà verificare, giusto per rimanere in tema Calabria, è il video musicale posizionato su You Tube di Alex Gaudino che al nome “destination Calabria” che ha letteralmente sbancato.
Ogni video di Alex Gaudino conta 11/12 milioni di preferenze superando i quaranta milioni di click complessivi.
Ora, il bello è che se andiamo su You Tube e clicchiamo “calabria” saremo sorpresi del fatto che non appare lo spot dei Bronzi. Ciò significa che ad oggi nessuno ha neppure pensato di correlarlo al nome Calabria. Spero di essere stato utile.”

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