“Niente di Cui pentirsi”. Il primo romanzo noir di Rocco Cosentino

Rocco Cosentino Sostituto Procuratore
presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria

Coinvolge e cattura il lettore sin dalle prime pagine il romanzo noir “Niente di cui pentirsi”, prima opera narrativa di Rocco Cosentino, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Pubblicato dalla Casa Editrice Pellegrini e inserito nella Collana La Ginestra large, il libro trascina il lettore in una intricata vicenda ambientata tra le cittadine di Solaria e Tirrenia, il cui ordine è stravolto da una serie di efferati omicidi. Nel corso delle meticolose indagini, condotte dal giovane Commissario Di Francesco e dall’Ispettore Caruso, e dirette dal Pubblico Ministero Catanzariti, emerge l’oscuro passato delle vittime ed affiora un fatale rapporto tra politica, imprenditoria e criminalità. Parallelamente, con un appropriato e geniale ricorso al flash-back, l’Autore intreccia allo sviluppo dell’inchiesta le vite e le vicende di ambigui e misteriosi personaggi. Attraverso una trama avvincente, costruita con abilità e precisione, ricca di continui colpi di scena e suspense, si arriverà ad un finale clamoroso e sorprendente.

Niente di cui pentirsi” risente positivamente dell’esperienza diretta dell’Autore nel campo della Giustizia. Lo dimostrano sia le descrizioni minuziose e reali della conduzione delle attività di indagine, narrate facendo ricorso al registro stilistico del settore, che la profonda conoscenza della realtà operativa degli uomini delle forze dell’ordine e delle mille problematiche quotidiane ad essa connessa. Grazie alla sua abilità compositiva, Rocco Cosentino riesce, inoltre, a creare sapientemente il fascino avvincente dell’attesa e, tenendo sempre alta la tensione, dissemina, progressivamente, e con grande perizia, indizi, suggerimenti, allusioni e suggestioni, mescolando abilmente il tutto ad una buona dose di ambiguità che suscita, in chi legge, interesse, emozione ed un costante senso di sospensione. In possesso degli stessi elementi di cui dispongono gli investigatori, il lettore è “inchiodato” alle pagine, “divora” con ansia il libro, spinto continuamente dal desiderio di voler conoscere l’epilogo della vicenda e, coinvolto attivamente, prova ad intuire anticipatamente la soluzione ideata dall’Autore.

Rocco Cosentino conferma il suo talento, oltre che nella caratterizzazione realistica dei suoi personaggi, anche nel delineare gli aspetti della vita sociale, politica e materiale del contesto rappresentato. Il suo pensiero narrativo e creativo fa emergere, infatti, la corruzione, il degrado morale, i soprusi della politica, il malaffare, che contraddistinguono l’ambiente in cui si muovono i suoi personaggi. Ciò induce il lettore a riflettere sulla società e su atteggiamenti e situazioni deplorevoli, ma purtroppo reali, del mondo quotidiano. Ed anche in tal senso “Niente di cui pentirsi” si inserisce, a pieno titolo, nel filone della migliore tradizione noir italiana.

Abbiamo rivolto alcune domande al Sostituto Procuratore Rocco Cosentino che ci ha gentilmente rilasciato questa Intervista.

Cosa spinge un Sostituto Procuratore a cimentarsi nella scrittura di un romanzo noir?
La ricerca di una nuova sfida e la volontà di mettersi nuovamente in gioco! Essere un Pubblico Ministero per me non è mai stato un punto di arrivo ma di partenza: verso nuove esperienze che continuo a vivere ogni giorno e che cerco di trasmettere ai miei lettori. Chi si ferma ad un primo traguardo è destinato inevitabilmente a rimanere indietro in quella lunga corsa ad ostacoli che è la vita.

Attraverso le pagine di “Niente di cui pentirsi” emerge con grande evidenza la sua conoscenza del settore e la sua esperienza diretta nel campo investigativo e della Giustizia. Crede che ciò abbia dato una marcia in più alla sua opera? In nessun momento ha temuto che alcuni tecnicismi riportati nel descrivere le attività di indagine potessero risultare non immediatamente comprensibili ai lettori?
La volontà di raccontare il reale evolversi di una indagine penale è stato il motivo ispiratore di questa mia nuova avventura. Purtroppo, ai giorni nostri, molti parlano o scrivono su argomenti per i quali non hanno alcuna competenza. Io, con il mio bagaglio professionale, ho cercato di narrare una storia di “vita vissuta” che, in quanto tale, non deve essere compresa dal lettore, ma semplicemente recepita. Alcuni “tecnicismi” del romanzo credo che ai giorni nostri non siano più tali, infatti i più moderni mezzi di informazione hanno ormai “istruito” adeguatamente il cittadino medio!

Ha dichiarato di aver letto “quaranta libri in quaranta settimane”. Posso chiederle se, fra questi, ce n’è stato uno particolarmente illuminante e formativo o se, invece, ha ravvisato in tutti gli scrittori del genere le “forzature” e le “incongruenze” che, da sempre, l’hanno spinta a “criticare” il modo in cui è raccontata l’indagine penale?
Tutte le opere da me lette hanno avuto un duplice merito: farmi capire come non si deve raccontare una indagine penale e come non si devono descrivere gli “addetti ai lavori”. Le tecniche usate per raccontare i metodi investigativi potevano andar bene trent’anni fa, non certo oggi. Molti scrittori non hanno ancora capito che i lettori di romanzo “noir”, o comunque del genere “giallo”, non cercano una pura opera di fantasia per distaccarsi dalla realtà, ma una storia da vivere in prima persona e con la quale identificarsi.

Accanto allo zelo e all’impegno profuso dalle forze dell’ordine, alla dedizione e allo scrupolo del P. M., nelle pagine del suo romanzo si coglie, a tratti, anche una denuncia, neanche poi tanto velata, di un certo malcostume imperante e di un malfunzionamento del sistema giudiziario. Mi riferisco, ad esempio, ad alcuni abusi da parte di qualche componente delle forze dell’ordine o alla cruda e triste realtà dei tempi lunghi per ottenere giustizia. E’ d’accordo, dunque, con chi sostiene che il genere noir ha tra le sue finalità anche quella di raccontare e condannare contraddizioni, corruzione e illegalità?
Sono più che convinto che lo scopo del genere noir sia quello di raccontare la realtà, che, in quanto tale, costituisce lo specchio del nostro vivere quotidiano. Se tra le pagine del mio romanzo qualcuno dovesse scorgere casi estremi di corruzione, abusi o illegalità varie, e mi dovesse accusare di aver infangato così il buon nome di chi indossa una divisa o una toga e lotta quotidianamente nell’ unico interesse della Giustizia, lo posso rassicurare dicendo che questa è stata la parte del mio romanzo in cui la fantasia ha avuto minor spazio…

Quale dei suoi personaggi le ha dato più intense emozioni e con quale è entrato maggiormente in sintonia?
Sicuramente il mio preferito è l’assassino… è stato l’unico a fare giustizia!

 

Per tratteggiare le cittadine di Solaria e Tirrenia, che fanno da quinta scenografica alle vicende del suo romanzo, si è ispirato ai luoghi in cui vive o le due località sono esclusivamente frutto della sua fantasia?
Leggendo il romanzo, si comprende come queste due cittadine possono essere collocate in un qualsiasi contesto del nostro Mezzogiorno. Naturalmente per l’ambientazione mi sono basato principalmente sui luoghi nei quali ho vissuto durante la mia infanzia. In ogni caso è stata una mia precisa scelta non dare al lettore troppi punti di riferimento di carattere geografico, proprio perché quello che è successo a Solaria e a Tirrenia sarebbe potuto accadere ovunque.

 

Le piacerebbe che del suo romanzo possa un giorno essere realizzata una trasposizione televisiva o cinematografica?
Naturalmente! Ogni opera deve avere la maggiore diffusione possibile. Porrei però un’unica condizione: la scelta degli attori dovrebbe essere fatta solo con il mio consenso. L’interpretazione sbagliata di un ruolo-chiave comprometterebbe la credibilità dell’intero film, e questo è un rischio che non si deve proprio correre, anche per tutelare lo spirito che mi ha animato nello scrivere il romanzo.

Per quale motivo, secondo lei, il romanzo noir è uno dei generi letterari più graditi al pubblico? E perché, a suo avviso, i delitti efferati e il crimine in generale hanno un forte richiamo mediatico?
La gente non ama essere presa in giro. La realtà quotidiana è fatta di ingiustizie e prevaricazioni. Chi racconta il contrario è destinato a non essere ascoltato. Ritengo che non siano i romanzi ad essere “noir”, ma è la nostra vita a diventare ogni giorno sempre più “nera”!

Ha intenzione di proseguire la sua carriera di scrittore?
Certamente! Ho già in mente la trama del mio secondo romanzo. Penso che tra qualche settimana inizierò a scriverlo. Naturalmente, pur restando sempre nel genere noir, è mia ferma intenzione scrivere qualcosa che si discosti dalla mia prima opera. Ho sempre considerato un segno di debolezza per uno scrittore, che ha riscosso un certo successo con il suo primo romanzo, cercare di imitare se stesso sperando così di ottenere la definitiva affermazione con il minimo sforzo.

di Caterina Misitano

 

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