Giulio Tremonti: eppure lo aveva detto che la Cina ci avrebbe colonizzati

Giulio Tremonti e gli investimenti salva crisi della Cina in Italia

Abbiamo pensato di proporvi tre pensieri differenti. Tre punti di vista della Stampa italiana: quello dell’ANSA, del Sole 24 Ore e de L’Unità. Un parallelo che ci offrirà un senso di completezza poiché le notizie si sovrappongono e si completano in un quadro chiaro che mostra un’Italia che vende i suoi beni come chi, nella vita, non trovando liquidità su cui contare, deve disfarsi a qualsiasi prezzo anche dei beni che rappresentano la storia della sua famiglia, dei suoi affetti. Al posto della foto di copertina abbiamo ritenuto giusto offrirvi uno spunto offerto dallo stesso Giulio Tremonti in altri tempi (2008).

Cina in Italia per investire e non per BTP – La missione in Italia del Fondo sovrano cinese non aveva l’obiettivo di esaminare eventuali acquisti di titoli di Stato italiani ma la valutazione di possibili investimenti industriali. In particolare i rappresentanti del Fondo cinese – secondo quanto risulta all’ansa – hanno incontrato lo scorso 6 settembre i Ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e altri ministri nonché con la Banca d’Italia. L’incontro con Tremonti è servito da presentazione con la Cdp, per valutare iniziative comuni sul fronte delle Equity.

La delegazione cinese era composta da una ventina di persone e dall’ambasciatore cinese in Italia. Gli argomenti affrontati – spiegano fonti ben informate – hanno riguardato investimenti industriali, mentre non si sarebbe parlato di titoli di Stato. In particolare l’incontro con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al quale non ha partecipato il direttore generale Vittorio Grilli, è servito come sorta di introduzione con la Cassa Depositi e Prestiti, con la quale sarebbero stati avviati contatti per studiare iniziative di equity comuni, non ancora definite, e che potrebbero riguardare il pacchetto di 5-6 tipologie fondi attualmente gestiti da Cdp, con diverse finalità.

La Cina andrà in soccorso dell’Italia? – questo il pensiero del Sole 24 ore?
L’ipotesi di un «temporaneo salvataggio« da parte di Pechino è sulla homepage di molti siti esteri, ha spinto al rialzo l’euro e le Borse, ma ha dato solo una «breve tregua» finché l’ansia per la crisi del debito nell’eurozona non è tornata a impossessarsi dei mercati.

La notizia dei colloqui tra il ministro delle Finanze italiano Giulio Tremonti e Lou Jiwei, presidente del fondo sovrano cinese China Investment Corp, lanciata martedì sera dal Financial Times e dal Wall Street Journal, oltre che al Sole24Ore.com, ha acceso per poco le speranze di un acquisto di titoli pubblici italiani da parte di Pechino e non ha dato grande sostegno all’asta di oggi, che per il Wsj è stata «deludente».

«L’Italia si rivolge alla Cina per avere aiuto nella crisi del debito«, ha titolato il Ft. E ancora: «Le speranze per l’Italia rafforzano l’euro». Ma il tono positivo si è poi «evaporato», scrive poi il Financial Times. «Agli investitori piace l’idea che uno dei maggiori fondi sovrani sia pronto a investire nelle nazioni europee in difficoltà. Ciò è considerato un antidoto contro il contagio…In effetti, agli investitori l’idea piace così tanto che è un elemento ricorrente nella crisi del debito, capace di spuntare a intermittenza per calmare lo stress dei mercati».

Nella Lex Column, il Ft ammonisce: «Il fondo sovrano cinese non deve essere considerato come il salvatore dell’eurozona». La Reuters ricorda che i leader cinesi hanno più volte offerto sostegno verbale a Grecia, Portogallo e Spagna ma «le parole incoraggianti non sono state finora accompagnate da un’azione spettacolare».

Per gli analisti, si affretta a scrivere il Wsj, è «improbabile» che la Cina salvi l’Italia. Negli ultimi tempi – osserva il quotidiano americano – la Cina ha sì aumentato gli acquisti di debito europeo e altri investimenti non Usa, ma è stata sempre attenta a investire secondo linee «commerciali e non politiche». Gli analisti dicono che difficilmente mobiliterà le sue riserve in misura sufficientemente ampia per aiutare a salvare un’economia in difficoltà, specialmente quando si tratta di un’economia della dimensione dell’Italia, che secondo Goldman Sachs ha bisogno di 111,3 miliardi di euro di finanziamenti tra settembre e la fine dell’anno. Le economie europee in difficoltà (come la Spagna) hanno già chiesto aiuto alla Cina in passato, «con scarso impatto degno di nota». La Cina potrebbe acquistare titoli del debito italiano, ma «non abbastanza per aiutare le finanze italiane».

Nel dare notizia dei colloqui a Roma della scorsa settimana, il Wall Street Journal (che sulla homepage titolava «Nel mezzo della crisi del debito, l’Italia guarda a Est»), ha scritto che «non è chiaro se i colloqui porteranno a grossi acquisti di bond da parte di Pechino» e che l’Italia è considerata da molti analisti «troppo grande da salvare». Il gran parlare di un «temporaneo salvataggio» da parte della Cina ha fatto rimbalzare l’indice Dow Jones. Ma per il Wsj, dopo l’asta titoli di oggi, «i problemi aumentano».

«Nessun segno della Cina nel mercato del debito europeo»; la crisi italiana sui costi di finanziamento si è aggravata dopo che è emerso che la Cina non ha attuato un «presunto piano» per salvare la terza economia dell’eurozona acquistando titoli del suo debito sovrano.

La Bbc, che ha richiamato sulla sua copertina online i colloqui tra Italia e Cina per l’acquisto di bond, osserva che la notizia è arrivata in un momento in cui il costo del finanziamento per il governo italiano ha raggiunto livelli record. «Quando si introduce un grande acquirente come la Cina, ciò porta giù il tasso d’interesse», ha detto alla Bbc Mark Young di Fitch Ratings.

Tra i media francesi, Le Figaro titola sulla homepage: «Debito: la Cina volerebbe in soccorso dell’Italia». L’informazione ha «drogato i mercati», scrive il quotidiano d’Oltralpe, secondo il quale l’ipotesi di un sostegno cinese all’eurozona è «particolarmente preso sul serio dai mercati poiché la Banca centrale della Cina si è detta recentemente pronta a sostenere i paesi in difficoltà per rimborsare il loro debito». Le Figaro, come altri media, riferisce che secondo l’agenzia Bloombergun membro del governo italiano ha confermato l’esistenza di discussioni su eventuali investimenti di Pechino nella terza economia dell’eurozona, ma ha precisato che l’acquisto di titoli italiani da parte della Cina non era al centro dei colloqui che si sono svolti nelle ultime settimane.

Un lancio Ap, ripreso tra gli altri dal sito del Chicago Tribune, osserva che la crisi finanziaria ha spinto Roma a prendere in considerazione la vendita di aziende a partecipazione statale, come l’Enel e l’Eni. «La Cina in soccorso dell’Italia?», titola La Tribune, mettendo anche in evidenza che il debito italiano è di nuovo sotto pressione. «Roma chiede a Pechino di acquistare le sue obbligazioni» (Les Echos), «Roma si rivolge a Pechino per far fronte alla crisi del debito» (Le Monde).

Anche la stampa spagnola segue con attenzione la vicenda: «L’Italia negozia con la Cina l’acquisto del suo debito» (Abc). <L’Italia sonda la Cina perché investa in titoli italiani» (Expansion), riferendo delle difficoltà nelle aste titoli (El Pais). Alla ribalta dei media iberici, sono però le dichiarazioni fatte dal presidente Usa Barack Obama in un incontro con i giornalisti di lingua spagnola: «Obama vede la Spagna e l’Italia come un problema se seguitano gli attacchi« e «crede che la Ue necessiti di politiche fiscali coordinate» (El Pais).

A questo punto vi proponiamo il pensiero de “L’Unità” a tal proposito:

Il governo italiano si sta rivolgendo alla Cina, ricca di liquidità, nella speranza che Pechino dia un sostegno nell’attuale grave crisi finanziaria effettuando «significativi» acquisti di titoli di Stato tricolori e investimenti nelle aziende ritenute strategiche.

Lo rivela il Financial Times che, citando fonti governative, segnala che la scorsa settimana Lou Jiwei, presidente della China Investment Corporation (Cic), uno dei maggiori fondi sovrani d’investimento mondiali, ha guidato una delegazione per incontrare a Roma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e la Cassa Depositi e Prestiti, braccio finanziario del Tesoro, che ha appena fondato un fondo strategico italiano aperto agli investitori stranieri.

Non si tratta certo di un episodio isolato, considerando che due settimane fa una delegazione italiana ha incontrato a Pechino esponenti della stessa Cic e dell’Amministrazione Statale Cinese per il cambi (Safe), che gestisce il grosso dei 3.200 miliardi di dollari delle riserve in valuta di Pechino.

Inoltre ad agosto, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli ha incontrato, proprio nella capitale cinese, investitori cinesi mentre ulteriori trattative, secondo le fonti governative citate dal quotidiano londinese, dovrebbero essere imminenti. La possibilità di un investimento cinese giunge in un momento critico per l’Italia, mentre i mercati chiedono tassi d’interesse sempre più alti per comprare i titoli del Tesoro, con un debito pubblico che in assenza d’interventi potrebbe toccare il 12o% del Pil, un livello che nell’Eurozona è secondo solo alla Grecia.

E la gente cosa ne pensa? «Spero che alla Cina vendano i politici, non i titoli», s’ironizza (VIDEO), ricordando quando Tremonti scriveva: «No alla colonizzazione dei capitali cinesi» | Leggi l’estratto

Per Tremonti si tratta di un netto cambiamento di rotta considerando la frequenza con la quale in passato ha scritto sui timori di una «colonizzazione a rovescio» dell’Europa da parte della Cina. Ma, sottolinea il Financial Times, il ministro dell’Economia è stato spinto a cercare nuove alternative a causa delle prevaricazioni dell’Europa sul rafforzamento dei fondi per i salvataggi d’emergenza mentre la Banca Centrale Europea avverte che il suo programma di acquisto di titoli di Stato, che nelle settimane recenti ha riguardato Italia e Spagna, non potrà andare avanti all’infinito.

«La domanda di titoli di Stato italiani tiene. Non abbiamo richiesto alcun aiuto particolare alla Cina». Così, in una nota, il sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile. Ieri il Financial Times ha riferito di un interesse di Pechino all’acquisto di titoli di stato italiani tali da permettere il controllo di circa il 4% del debito pubblico. «Con la Cina – aggiunge Gentile – non c’è stata nessuna operazione straordinaria sull’acquisto di titoli, ma solo incontri istituzionali in calendario da tempo per valutare opportunità di investimento in Italia, prevalentemente a carattere industriale».

Tutto ciò mentre lunedì l’ultima asta con la quale sono stati collocati 11,5 miliardi di euro di Bot ha registrato rendimenti in forte crescita, sopra il 4%. Da parte degli analisti europei c’è comunque cautela sull’esito delle trattative intavolate da Roma. Malgrado le numerose espressioni di fiducia sul merito di credito di Paesi come la Grecia e il Portogallo, secondo gli esperti gli acquisti di titoli di stato di Paesi della periferia dell’eurozona sono stati finora relativamente piccoli. Quanto dunque dei 1.900 miliardi di debito pubblico italiano sia già detenuto dalla Cina resta incerto, anche se una fonte italiana ha rivelato al Financial Times che Pechino attualmente detiene una quota di circa il 4%.

La crisi del debito italiano, si legge ancora nell’articolo, ha portato il governo a prendere in considerazione possibili vendite di quote strategiche in aziende come Enel ed Eni. La Cassa Depositi e Prestiti è un membro fondatore del club informale degli investitori a lungo termine, insieme a istituzioni simili in Francia e Germania. In luglio ha varato il suo fondo strategico italiano con un investimento di 4 miliardi che pensa di espandere a 7 miliardi, con la partecipazione di altre fonti, inclusi investitori istituzionali esteri. La Cic invece è stata costituita nel 2007 con una dotazione di capitale di 200 miliardi di dollari e con attività in gestione pari a 410 miliardi di dollari. Dichiara di «mantenere un rigido orientamento commerciale ed è guidata da interessi puramente economici e finanziari, con un impegno ad alti standard professionali ed etici nel governo societario, nella trasparenza e nella responsabilità». Nessun commento, fino ad ora, da parte dell’ambasciata cinese a Roma.

 

 

 

One Response to "Giulio Tremonti: eppure lo aveva detto che la Cina ci avrebbe colonizzati"

  1. LUIGI MORSELLO  15 settembre 2011 at 19:33

    Pensa te che visione illuminata: la Cina ci avrebbe colonizzato! Manco la Sibilla Cumana ci sarebbe arrivata! ‘Ma mia faccia il piacere, mi faccia!”

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.