Lega: in cassaforte Francesco Belsito spunta cartella ‘Family’

I dirigenti leghisti che oggi prenderanno parte al Consiglio federale stanno arrivando in via Bellerio, tra i primi ad entrare Roberto Maroni mentre il leader del Carroccio sarebbe gia’ nel suo ufficio, come anche Roberto Calderoli.

Francesco Belsito e Umberto Bossi

Francesco Belsito e Umberto Bossi

”Oggi decido la nomina del nuovo segretario amministrativo della Lega, il consiglio federale si riunisce per questo” ha detto all’Ansa Bossi. Alla domanda se ci siano altri argomenti all’ordine del giorno, Bossi ha replicato secco: ”Oggi nominiamo il nuovo segretario amministrativo”.

IN CASSAFORTE BELSITO CARTELLA ‘FAMILY’ – Nella cassaforte del tesoriere della Lega Francesco Belsito tra la documentazione contabile sequestrata ieri dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza vi e’ anche una cartella con l’intestazione ”The family’.

L’ipotesi degli investigatori e’ che i documenti siano relativi alle elargizioni ai familiari del leader del Caroccio Umberto Bossi. Gli atti sono all’esame del pm di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.

IN CORSO INTERROGATORIO DA PM MILANO PAOLO SCALA – E’ in corso da questa mattina in procura a Milano l’interrogatorio di Paolo Scala il presunto uomo d’affari indagato perla vicenda dei sospetti finanziamenti con i fondi ‘sottratti’ dalle casse della Lega in Tanzania e a Cipro. Scala ieri e’ stato sentito dal magistrato della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo che lo ha indagato per riciclaggio insieme all’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. L’uomo d’affari e’ invece indagato a Milano per appropriazione indebita reato commesso in concorso con lo stesso Belsito e con l’imprenditore Stefano Bonet. A Belsito gli inquirenti milanesi hanno anche contestato il reato di truffa ai danni dello Stato, mentre a Bonet solo truffa.

INDAGINI DDA REGGIO DA 2009, PARTITE DA COSCA DE STEFANO – Sono iniziate nel 2009, da accertamenti sugli affari nel nord Italia della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria, le indagini della Dda reggina da cui sono nati i filoni di cui si occupano le Procure di Milano e Napoli, che hanno portato ad indagare l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.

Procedendo nei loro accertamenti, gli investigatori reggini si sono imbattuti in una serie di personaggi, tra i quali Romolo Girardelli, soprannominato ”l’ammiraglio”, il faccendiere genovese che gia’ nel 2002 era finito in una inchiesta della Dda perche’ sospettato di essere un riciclatore dei De Stefano in contatto con elementi di spicco della cosca che operavano in Liguria ed in Francia quali Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale.

E’ stato seguendo le mosse di Girardelli che gli investigatori della Dia sono risaliti a Belsito, col quale il faccendiere era in societa’ tramite il figlio Alex Girardelli, nella Effebi Immobiliare, societa’ con sede a Genova e attiva nel settore immobiliare e commerciale. Dagli ulteriori riscontri sono emersi i rapporti con l’imprenditore veneto Stefano Bonet, il suo promotore finanziario Paolo Scala e l’avv. calabrese di origini ma con studio a Milano Bruno Mafrici, su cui adesso sono concentrate le attenzioni di tre Procure. ANSA.

 

DA PANORAMA di Arianna Giunti.
LA GRANDE ABBUFFATA DI FRANCESCO BELSITO – LE INTERCETTAZIONI 

Si è abbuffato…perché si vede che ha il fiato corto!”. Sta tutta qui, in questa frase pronunciata da Romolo Girardelli, detto “l’ammiraglio”, considerato dagli investigatori di Reggio Calabria “il ponte”, in carne e ossa, fra Francesco Belsito e le potenti cosche calabresi, la sintesi di quello che, secondo i suoi ex “soci in affari”, sarebbe stato negli ultimi tempi il comportamento dell’ormai ex Tesoriere della Lega Nord, indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata a danni dello Stato. Un uomo “ingordo”, dunque, “che raschia tutto a più non posso” e che, secondo gli altri indagati dalla Procura di Reggio Calabria i uno dei tre filoni investigativi che riguardano Belsito, era diventato sempre più esigente.

Le intercettazioni telefoniche (scarica il documento sulle perquisizioni della Procura di Reggio, pdf) contenute nel decreto di perquisizione firmato dal giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria Francesco Petrone, infatti, lasciano poco spazio all’immaginazione. Si fa riferimento a orologi costosi, a una Porsche Panamera ottenuta come pagamento di una intermediazione svolta proprio dall’ex sottosegretario per l’accaparramento di un contratto di consulenza. Favori e regali, dunque, secondo le carte in mano ai magistrati e secondo le parole di chi, con l’ex Tesoriere del Carroccio, avrebbe fatto affari e permesso un transito di soldi sospetti, soprattutto attraverso società esterovestite, dove, nello sfondo, si colloca l’inquietante presenza di una delle più potenti famiglie della ‘Ndrangheta calabrese: i De Stefano.

Perché – secondo la Procura di Reggio Calabria – c’è proprio la cosca reggina a reggere le fila dell’attività dell’”ammiraglio” Girardelli che, recitano le carte del Tribunale, “è un procacciatore di grandi affari a favore di Belsito” e, già indagato dalla Dia nel 2002, risulta essere associato a “elementi di primissimo piano della cosca De Stefano”.

Genovese ma origini calabresi, 53 anni, Girardelli secondo gli inquirenti è dunque uomo di riferimento dei boss. E a Belsito risulta legato da almeno dieci anni. Un sodalizio che alla fine ha anche portato alla nascita di una società: la “Effebiimmobiliare” con sede a Genova, che si occupa di mediazioni nel settore immobiliare e commerciale, ma anche di consulenza e amministrazione di stabili.

Dalle intercettazioni telefoniche emerge che fino all’autunno scorso i rapporti tra Belsito e Girardelli sono ottimi. I due si parlano spesso al telefono, pianificano gli incontri per ottenere i lavori. Ma alla fine dell’anno c’è uno scontro violento. Al centro della disputa proprio le elargizioni che sarebbero arrivate da Bonet, che i due chiamano “lo shampato”, e dall’avvocato Bruno Mafrici, anche lui indagato nell’inchiesta. Accade il 23 dicembre scorso. E così è raccontato nel brogliaccio: “Litigano al telefono e si insultano reciprocamente con particolare riferimento alle scorrettezze sul piano del lavoro. Girardelli gli esterna la sua rabbia per il comportamento tenuto da Belsito in questi dieci anni di collaborazione … l’avvocato ti ha regalato gli orologi e non me ne hai dato neanche mezzo a me e i soldi che ti sei pigliato da shampato … se vuoi te li faccio vedere i numeri e poi ti faccio vedere pure le quote del Sol Levante”.

Se l’”ammiraglio”, infatti, è abituato a navigare in acque non proprio limpide, e spesso mosse, lo stesso non si può dire per il genovese Belsito. Che, appunto, secondo gli altri indagati, avrebbe alzato un po’ troppo il tiro, tanto da suscitare reazioni energiche e parole di fuoco: “ Questa persona – dicono gli indagati riferendosi a Belsito – è bastarda dentro. Si è abbuffato. Bisognerà stringerlo un attimino, distruggerlo su tutti i fronti e poi andare all’attacco”. E poi ancora: “Sta girando un sacco di denaro…pensa si è pagato l’agenzia delle entrate…si è sistemato tutto….con noi ha fatto Bingo”.

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