Finocchiaro all’Ikea con scorta. Le chiede notizie di Pino Masciari Il Parlamentare.it

La Senatrice Finocchiaro all'Ikea

La Senatrice Finocchiaro all'Ikea

 

Cara Senatrice, ne dicono di tutti i colori: una mossa studiata per farsi pubblicità, per apparire normale, per essere come tutti, oggi, costretti a comprare da Ikea, etc., etc.
Lei sa bene che la gente è feroce. Ma noi de IL PARLAMENTARE.IT non le rimproveriamo assolutamente nulla. Riproponiamo la riflessione di Aldo Grasso per il Corriere della Sera semplicemente per farle notare che la vita è strana e basta poco per governare l’immagine e la vita di una persona.  Basta una fotografia: un semplice click di qualcuno che la segue, studia le sue mosse, la scruta, attende il momento tenendola sempre nel mirino per coglierla al momento opportuno impreparata, debole. Immagini se al posto del fotografo ci fosse stato un killer che ha il compito di prendersi la sua vita, di toglierla dal mondo e se al posto della macchina fotografica avesse avuto il controllo elettronico di una bomba. Lei sarebbe già morta insieme alla sua scorta.
Ma lei, fortunatamente, non corre questo rischio. C’è, invece, qualcuno che ha avuto il coraggio di denunciare i mafiosi, gli estortori, al quale hanno tolto la scorta. Non conosciamo i motivi per cui ciò sia accaduto ma è importante, per quell’uomo e per la sua famiglia, non rimanere da soli.
Oggi che finalmente ricordiamo la solitudine di due veri eroi della Repubblica italiana come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti perchè rimasti soli, le chiediamo di volere approfondire le motivazioni per cui è stata tolta la scorta a Pino Masciari, imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione nell’ottobre del 1997 (insieme alla moglie e ai due bambini) per aver denunciato la ‘ndrangheta e le collusioni con la politica. 

Ecco, attendiamo sue notizie. Notizie da una Senatrice della Repubblica Italiana.

Fabio Gallo

“Una vita di scorta, questo ci vorrebbe quando in quella «vera» inciampiamo in qualcosa di fastidioso. Hanno fatto molto discutere le fotografie che ritraggono Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, mentre fa la spesa all’Ikea accompagnata da tre uomini di scorta. Gentilmente, uno dei tre spingeva il carrello.

Su Internet si sono scatenati: non solo è stato creato all’istante l’hashtag #finocchiarovergogna, ma sono fioriti i commenti più feroci: «gli agenti usati come domestici», «ritirate la scorta alla Finocchiaro», «vergogna, usare le braccia della scorta per andare a fare la spesa» e altre cosucce del genere. La senatrice si è subito difesa: «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale». In effetti, bisognerebbe conoscere i motivi per cui è stata dotata di una scorta e magari apprezzare la cortesia del poliziotto.

Ma Anna Finocchiaro dovrebbe aver imparato che le fotografie hanno una loro vita autonoma e che comunque, da decenni, l’immagine è un atto mirato a rivelare particolari, a raccontare qualcosa di più su noi stessi e sul mondo. Si chiedeva Leonardo Sciascia: «Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?».

La «verità» di quella fotografia è spietata: i tre uomini della scorta sembrano interessati solo al contenuto low cost del carrello, nessuno ha l’atteggiamento del bodyguard, lo sguardo attento a possibili pericoli. È vero, ogni fotografia ha una storia alle spalle che noi non conosciamo, ma è altrettanto vero che la forza di una fotografia sta nel conservare, passibili di indagine, momenti che sfuggono alle nostre consuetudini: esistono, sono lì davanti ai nostri occhi, ma non li vediamo.

«Finocchiaro all’Ikea» ribalta la «vita normale», è l’immagine perfetta della separatezza che ormai esiste fra i politici di maggior peso e la gente comune: gli uni votati sempre più all’ostentazione, gli altri alla sobrietà, che qui appare come la virtù dei fessi.

Quel carrello di scorta offre il fianco al ridicolo. Che, a volte, danneggia più di una colpa tutta da dimostrare”.

Aldo Grasso (corriere della sera)

 

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