Il Quirinale rassicurò Mancino. “Il presidente sa tutto, si sta muovendo”

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Qualcuno al Quirinale, ha pronunciato il suo nome: “Giorgio Napolitano“. Il consigliere giuridico Loris D’Ambrosio sostiene che il presidente della Repubblica si interessava agli sviluppi delle inchieste sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia ed era informato di ogni mossa. Era preoccupato per le possibili diversità tra le conclusioni delle varie procure. Le intercettazioni tra D’Ambrosio e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza al processo Mori.

“IL PRESIDENTE VEDRA’ GRASSO”

D’Ambrosio: “Io ho parlato col Presidente e ho parlato anche con Grasso”. Mancino: “Sì”
D: “Ma noi non vediamo molte… molti spazi purtroppo, perché non…, adesso probabilmente il Presidente parlerà con Grasso nuovamente… eh… vediamo un attimo anche di vedere con Esaposito… qualche cosa… la vediamo insomma difficile la cosa, ecco… Dopo aver parlato col Presidente riparlo anche con Grasso e vediamo un po’… lo vedrò nei prossimi giorni. Però, lui, lui proprio oggi dopo avergli parlato, mi ha detto: ma sai, io non posso intervenire. Capito, quindi, mi sembra orientato a non intervenire. Tant’è che il Presidente parlava di… come la Procura nazionale sta dentro la Procura generale, di vedere un secondo con Esposito”.
M: “Ma io Esposito l’ho sempre ritenuto molto debole, non è forte”.
D: “Però se ne sta andando fra un mese, quindi sa…”
M: “Ma figuriamoci, ma…”
D: “Però, ecco, questo è quello che vede il Presidente, adesso evitare il contrasto”.

NON SI SA DOVE VOGLIONO ARRIVARE

M: “Anche se non si sa dove vogliono arrivare questi, che vogliono fare…”
D:”No, ma è chiaro che… che non si capisce proprio, ma non si capisce più neanche più la trattativa… Io l’oggetto della trattativa mica l’ho capito.. Mi sfugge proprio completamente… (…) Riparlerò con Grasso perché il Presidente mi ha detto di risentirlo. Però io non lo so… francamente… lui è ancora orientato a non fare niente, questa è la verità”.
M: “No, perché poi la mia preoccupazione è che… ritenere che dal confronto… Martelli ha ragione e io ho torto e mi carico implicazione sul piano, diciamo, processuale”.
D: “Ecco, io insomma noi, ecco, parlando col presidente, se Grasso non fa qualcosa la vediamo proprio difficile qualunque cosa. Adesso lo possiamo rivedere, magari lo vede il presidente uno di questi giorni”.
M: “Va bene, ma anche per la storia del Paese, ma che razza di Paese è… se non tratta con le Brigate rossa fa morire uno statista. Tratta con la mafia e fa morire vittime innocenti. Non so… )…) o tuteliamo lo Stato oppure… (…)”

I RETROSCENA DELLA LETTERA

M: “Io ho avuto questa lettera, ma siamo sicuri che non si diffonde notizia…”
D: “Se adesso ha pazienza, gliela leggo”.
M: “Sì”.
D: “Io a lei ho dato una comunicazione meramente informativa, mentre Marra ha scritto al procuratore generale, ma dopo che io avevo avuto i miei contatti, anche con il nuovo procuratore generale”.
M: “Ho capito”.
D. “Accompagnando la sua nota della condivisione del Presidente (…) Io ero dell’idea di non mandare nulla, poi Marra ha detto: ma mandiamo la lettera in cui ci limitiamo a dire che abbiamo trasmesso. Dico: guarda che così può essere interpretata anche come un voler scaricare su Mancino la responsabilità. (…) Per cui in realtà quello che adesso uscirà, se esce, esce la lettera del Presidente, esce la lettera di Marra a nome del Presidente. E cioè che gli dice: dovete coordinarvi. Tu Grasso, cioè, fai il tuo lavoro, ecco”.
Ancora D: “Lei può dire che la lettera è stata mandata al procuratore generale della Cassazione. Poi ha saputo che era ai fini di un coordinamento investigativo, lei può dire parlando informalmente col Presidente perché no”.
M: “E va bene”.
D. “Non c’è niente, lui sa tutto, non è che non lo sa. L’ha detto lui, io voglio che la lettera venga inviata, ma anche con la mia condivisione sostanzialmente”.

IL PM DI ROMA: “LEI NON SI PREOCCUPI”

Il 15 marzo 2012 Mancino riceve una chiamata dal procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi per una questione diversa da quella della trattativa Stato-mafia. Pare che si parli della vicenda della cosiddetta P3 che coinvolge l’ex giudice tributario Pasquale Lombardi, irpino come Mancino.

R: “Guardi, le dico questo, altrimenti non le posso dire niente ma… cosa di cui lei si può completamente disinteressare”.
M: “Interessa altri”.
R: “Disinteressare, disinteressare… una cosa del tutto, cioè… insomma è un’altra vicenda (…) Non le posso dire ma… insomma comunque non… va bè (…) Guardi lei non si preoccupi, lei pensi… di questo non si preoccupi assolutamente”.

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