Auguri al Presidente Napolitano con lettera di un medico italiano che non si arrende

Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera del Dott. Giancarlo Gallo, già stimatissimo Primario Nefrologo , che ci offre una riflessione alla quale intendiamo offrire lo spazio che meritano i Cittadini che hanno a cuore le sorti della Nazione e che professionalmente e umanamente hanno dato tanto alla nostra Nazione. E’ anche l’occasione per la nostra Redazione di augurare al Presidente della Repubblica Italiana buon lavoro, di fargli sapere che gli siamo vicini e che siamo attivi non più solo per fare cronaca ma anche per reperire idee che siano capaci di generare nuove economie al fine di rendere maggiormente efficace la nostra politica in campo internazionale e indipendente il nostro Paese. Le idee ci sono e le comunichiamo in modo riservato al Quirinale perché il desiderio di ricercare nuovi modelli e opportunità, non debba essere solo una visione necessaria per i Cittadini, ma una reale esigenza da condividere con l’operosità, anche da parte dei vertici delle nostre Istituzioni. Il Parlamentare.it

“Gent. Direttore
Il deteriorarsi dell’appeal, inizialmente elevato, del governo Monti sugli Italiani a mio avviso ha una motivazione prevalente: l’aver anteposto la politica dei sacrifici a quella  della giustizia sociale.
E’vero l’Italia non è la Grecia. L’Italia è un paese ricco, ma profondamente ingiusto.
In chi dirige si tollera l’intransigenza, anche estrema, ma la sperequazione tra individui o gruppi è la modalità più odiosa di esercizio del potere. E in Italia  madre di tutte le sperequazioni è l’evasione fiscale.

In un momento come l’attuale, ancorché la catastrofe economica è tutt’altro che scongiurata, a mio avviso, l’iniziativa più rapida e se vogliamo più indolore per le persone per bene, fatto salvo alcuni aspetti formali superabilissimi, per tentare di rimettere le cose a posto è l’abolizione dell’uso della moneta cartacea.

La proposta, che a differenza di una patrimoniale non penalizzerebbe le condizioni  di benessere realizzate onestamente, è tanto ovvia che, non solo, mi pare strano non sia ancora balenata nella mente dei professori, ma che  di fatto, salvo rare eccezioni ( è stato il tema di una puntata di Report) stenta a farsi strada negli ambienti istituzionalmente più accreditati.

Allora delle due una: o è una iniziativa  impraticabile e allora vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché in termini tecnici e non liquidatori del tipo: è poi i poveri vecchietti come fanno a gestire la moneta elettronica…,o devo ritenere  che siffatta iniziativa farebbe piazza pulita di quella privacy su tutta una serie di comportamenti se non proprio illegali, sicuramente immorali o quantomeno borderline che solo la moneta contante può garantire. Comportamenti a cui la gran parte dei cittadini, maggiormente quelli con più potere, non riesce a rinunciare.  Un limite  antropologico  prevalentemente legato all’ampiezza del cut off tra onestà e disonestà.

La crisi in atto dovrebbe essere, piuttosto, una occasione ghiotta per chi ci governa  per tentare di ridurre l’intervallo di tale gap : e quello di recuperare  duecento miliardi di “maltolto”  ( mi pare che sia l’entità dell’evaso) rappresenterebbe un obiettivo che oltre a garantire benessere ci renderebbe sicuramente migliori.

Paradossalmente questa enorme sacca di economia in nero, che, malgrado gli appelli non accenna a diminuire ( vedi gli ultimi dati ISTAT), potrebbe in questo momento particolare rappresentare una risorsa in grado di mettere il nostro paese in una posizione di vantaggio rispetto alle nazioni che hanno già in gran parte risolto il problema dell’evasione fiscale, come gli Stati Uniti.

Naturalmente dovrebbero essere ossequiate due condizioni:

  1. la totale gratuità delle transazioni elettroniche ( le banche potrebbero essere risarcite per lo “scomodo” con una percentuale del recuperato),
  2. la progressiva  e rapida riduzione delle aliquote fiscali e del costo del lavoro con immissione in circolazione di liquidità sufficiente a far ripartire l’economia.

Dicono, giustamente, che stiamo vivendo una economia di guerra che come tale necessita di leggi speciali. Inoltre, non sarebbe  che un’anticipazione di una evoluzione naturale atteso che già in alcune nazioni il contante è considerato “chincaglieria del passato”.

Mi farebbe piacere conoscere il Suo parere in proposito”.

Cordiali saluti

Giancarlo Gallo

 

 

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