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sabato, Febbraio 27, 2021

Eugenio Scalfari e gli elettori “zavorra”. Una nuova storia di Alieni sulla Terra

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Eugenio Scalfari e gli "elettori zavorra"
Eugenio Scalfari e gli "elettori zavorra"

A cura di Alessandro Corneli

Ringraziamo gli elettori che hanno manifestato grande interesse per gli articoli che IL PARLAMENTARE.IT  ha deciso di dedicare al mondo degli “Alieni” che vivono tra i comuni umani, noi altri. Ovviamente, cari amici, ci sentiamo in dovere di diffondere analisi e notizie che possano, non dico consentirci di ragionare come loro, ma almeno di comprendere il senso del loro alto pensiero. Anche tra gli Alieni, come ormai tutti sappiamo, ci sono i buoni e i cattivi. Noi de IL PARLAMAENTARE.IT ne conosciamo uno buono, il Prof. Alessandro Corneli (vedi www.grrg.eu), alieno cristiano tra gli ivoriani, al quale ci rivolgiamo quando le cose ci appaiono incomprensibili come la recente riflessione di Eugenio Scalfari a proposito degli elettori che sarebbero una zavorra solo perché la penserebbero diversamente che da lui.

LA RIFLESSIONE A CURA DEL PROF. ALESSANDRO CORNELI
Eugenio Scalfari, sul quotidiano da lui stesso fondato, la Repubblica, oggi ha scritto: “Se sommiamo i voti previsti per Grillo e quelli per il centrodestra berlusconiano-leghista, potremmo avere quasi la metà degli elettori che rappresentano una zavorra molto pesante. Governare bene in un Parlamento con quel sacco di pietre addosso sarà un’impresa” [grassetto mio].

Elettori-zavorra? Può, un personaggio che si ritiene democratico e maestro di democrazia, esprimere un tale giudizio? Perché non si può giudicare senza trarre conseguenze. Le conseguenze si riassumono in una domanda: che cosa si fa della zavorra? Se si è a bordo della cesta attaccata a un pallone aerostatico, si getta fuori bordo la zavorra per salire più in alto. Quindi bisogna gettare via questa zavorra e salire più in alto nel cielo limpido della democrazia elitaria?

LA DEMOCRAZIA DEI NON UGUALI
Il passaggio successivo è quello di distinguere i cittadini-elettori-zavorra dai cittadini-elettori-illuminati. Con il voto elettronico sarebbe facile distinguere gli uni dagli altri e creare una democrazia dei non-uguali, dei migliori che, in quanto tali, hanno il diritto di  decidere per tutti. Poiché siamo ancora in una democrazia degli uguali, Eugenio Scalfari ha tutto il diritto di proporre la “sua” concezione di democrazia dei non-uguali. Ma se fossimo nella “sua” democrazia, in breve tempo non avremmo più né il diritto né la possibilità di esprimere la “nostra” visione di democrazia.

QUANDO IL TORO CHIAMA CORNUTO L’ASINO
Si parla molto di disuguaglianza (economica) che è il risultato di molte disuguaglianze, alcune oggettive ed altre soggettive. Si avverte una certa voglia di passare alla democrazia delle élite. La sinistra progressista l’ha sempre ammirata, ma quando ha avuto in mano il potere, non è stata capace di realizzarla, tirata in basso da quel populismo che di solito rinfaccia ai suoi avversari.

La contraddizione emerge nelle righe che Scalfari fa seguire a quelle citate. Rovesciando quello che ha sostenuto negli ultimi sette anni, tesse un incedibile elogio della legge elettorale vigente, il Porcellum, poiché “alla Camera chi vincerà avrà il 55 per cento dei seggi; il sacco di pietre sarà, in queste condizioni, più facile da sopportare”. Solo che quella legge fu votata, alla fine del 2005, dal “sacco di pietre” che, allora, aveva la maggioranza.

LA MANCANZA DEL CONCETTO “CRISTIANO” DI PERSONA
In una democrazia di cittadini-elettori-uguali, tutti i voti si equivalgono, non perché emergano da menti tutte egualmente attrezzate – è impossibile – ma perché rappresentano il sentire di “persone”, cioè di esseri umani che sono qualcosa di più di semplici cittadini-elettori. Alla sinistra progressista e illuminata manca questo: il concetto (cristiano) di persona e l’idea del tessuto connettivo tra le persone che fonda una società in cui gli elementi individuali sono rispettosi l’uno dell’altro e solidali tra loro: l’idea dicaritas come è stata formulata nell’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate del 29 giugno 2009. Mi sembra che nel “pensiero” di Scalfari non ci sia né caritas né veritas ma solo l’ossessione del potere”.

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