Beppe Grillo e M5S hanno vinto. Ora, forgiare i giovani per domani

Beppe Grillo - leader della forza politica di opposizione del Governo Italiano

Beppe Grillo - leader della forza politica di opposizione del Governo Italiano

la verità è che ha vinto il Movimento 5 Stelle. La verità è che un pugno di giovani hanno dimostrato di essere degni della fiducia degli italiani. La verità è che hanno provato in tutti i modi a distruggerli ma, tranne qualche caso di suicidio politico all’interno della stesso gruppo, nessuno c’è riuscito. La verità è che da ieri, giorno del Napolitano bis, ogni italiano è cosciente del fatto che, per davvero, M5S a parte, i partiti senza l’intervento di Giorgio Napolitano, un galantuomo, sarebbero stati finiti. Oggi, all’alba del Napolitano bis lo sono in ogni caso perché hanno dimostrato di pensare solo ed esclusivamente ad evitare che la storia del cambiamento, che prima o poi arriverà, li decollasse tutti. Da oggi, ogni italiano, ne è cosciente.

Vi proponiamo una riflessione di Beppe Grillo che potrete leggere per intero sul suo blog www.beppegrillo.it. Ai giovani del M5S va detto che hanno mostrato grande dignità nel parlare con razionalità alle masse giunte in Piazza Montecitorio. Ne va dato atto ai due portavoce e a tutti coloro i quali hanno compreso che Roma deve essere il terreno delle vittorie in Parlamento e non delle pericolose e sempre fraintese marce. Un breve periodo di opposizione serve anche, anzi.., forse serve di più a comprendere, a studiare i meccanismi, a diventare dei politici bravi a dare risposte al Paese.

Da oggi, dagli scanni dell’opposizione, forse, vivranno i sentimenti dell’impotenza di chi non potrà fare direttamente ma, di certo, potranno meditare sul momento in cui saranno loro ad essere criticati e chiamati “buffoni” se, al momento in cui potranno fare, non faranno il bene dei cittadini. F. G.

“Una mattina di aprile triste, un silenzio strano. Quella poca gente che si vede in giro nelle città la domenica mattina non sorride e tira dritto. Ti senti come il giorno dopo la scomparsa di una persona cara. Quella indefinibile mancanza che provi dentro, che non riesci ad accettare e che sai ti accompagnerà troppo a lungo. La Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, ieri è morta. Pensi al sorriso raggiante di Berlusconi in Parlamento, risplendente come il sole di mezzogiorno, dopo la nomina di Napolitano, e ti domandi come è possibile tutto questo, pensi ai processi di Berlusconi, a MPS, alle telefonate di Mancino, ai saggi e alle loro indicazioni per proteggere la casta. Sai che alcuni di loro diventeranno ministri. Ti viene lo sconforto. Tutto era stato predisposto con cura. Un governissimo, le sue “agende” Monti e Napolitano, persino il nome del primo ministro, Enrico Letta o Giuliano Amato, e un presidente Lord protettore dei partiti. Uno tra Amato, D’Alema o Marini avrebbe dovuto essere l’eletto. Rodotà ha rovinato i giochi. Ed ecco il piano B con il rientro di Napolitano che fino al giorno prima aveva strenuamente affermato che non si sarebbe ricandidato. E di notte, in poche ore (minuti?) si è deciso (ratificato?) il presidente della Repubblica e la squadra di governo. Chiamala, se vuoi, democrazia. L’Italia ha perso e, non so perché, mi viene in mente il pianto disperato di Baresi dopo la finale persa ai rigori con il Brasile nel 1994. Il MoVimento 5 Stellle è diventato l’unica opposizione, l’unico possibile cambiamento. Il Partito Unico si è mostrato nella sua vera luce. Noi o loro, ora la scelta è semplice. Coloro che oggi sono designati al comando della Nazione sono i responsabili della sua distruzione. Governano da vent’anni. Per dignità dovrebbero andarsene, come avviene negli altri Stati. Chi sbaglia paga. E chi persevera paga doppiamente. Entro alcuni mesi l’economia presenterà il conto finale e sarà amarissimo. Dopo, però, ci aspetta una nuova Italia”.

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