“Pistola, Giacca e Cravatta” – di Alessandro Corneli

Il professore Alessandro Corneli

Il professore Alessandro Corneli

A cura di Alessandro Corneli – www.grrg.eu

Cari amici, di tanto in tanto su IL PARLAMENTARE.IT e sulle altre Testate Giornalistiche del Gruppo ComunicareITALIA fa capolino il Prof. Alessandro Corneli. In altri paesi del mondo per ascoltare un uomo come il “Prof.” pagherebbero oro colato. Noi, qui in Italia, abbiamo la fortuna di avere gratuitamente le sue riflessioni e penso proprio che dovremmo profittrane per regalarci uno strumento culturale grazie al quale poter vedere le cose come sono per davvero. le analisi del Prof. Alessandro Corneli ci portano avanti ma lui non è un mago. E’ un uomo geniale, dalla cultura così vasta da potersi permettere analisi utili a tutti noi per migliorare il nostro rapporto con la realtà economica, sociale e politica del nostro amatissimo Paese. Ecco la sia riflessione a proposito della sparatoria di Piazza Montecitorio. Poi…ditemi se non è vero. Vi suggerisco, inoltre, di mettere tra i suggeriti l’indirizzo della sua testata www.grrg.eu . F. G.

Di Alessandro Corneli - Le prime radiocronache della Rai – gestite in modo professionale mediocre – erano ferme su due punti: gesto di uno squilibrato – in giacca e cravatta. Quindi: gesto isolato, non si tratta di un proletario (che in genere non usa giacca e cravatta secondo il cliché abituale e nemmeno un anarchico, senza cravatta ma con una sciarpa nera, secondo un altro cliché). Poi si è saputo che non è uno squilibrato ed è un proletario, ex muratore. Perso il lavoro in Piemonte, persa la moglie e il figlio, tornato al paese del Sud due anni e mezzo fa, ma prima – quattro anni fa – aveva comprato una pistola: un presentimento per i guai che gli sarebbero caduti addosso? Venti giorni fa, la decisione: sparare a qualche politico perché i politici non fanno nulla per aiutare chi perde il lavoro, e così via. Risentimento, rabbia, rimuginamenti, chiacchiere con altri disoccupati, videogiochi per evadere-sperare-sognare, forse debiti. Sullo sfondo, un clima politico incandescente di per sé e per come è rappresentato dai media.

Al procuratore aggiunto Gianfilippo Laviani, il “giustiziere”, Luigi Prieti, ha detto: “Ho deciso di fare tutto questo 20 giorni fa. Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante. Non odio nessuno in particolare ma sono disperato”. Da notare “eclatante”. Il neoministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha detto: “La  situazione generale dell’ordine pubblico nel Paese non desta preoccupazioni”.

Ma la politica si è subito appropriata della vicenda. Gianni Alemanno, sindaco di Roma in corsa per una conferma, ha detto: “E’ il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere”.

I capigruppo del M5S, Roberta Lombardi e Vito Crimi, hanno diffuso immediatamente una nota congiunta: “A nome di tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra ferma condanna per il folle gesto di violenza perpetrato poco fa davanti a Palazzo Chigi ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e civile ai due Carabinieri in servizio ed al passante feriti. La democrazia non accetta violenza”. Sul suo blog, Beppe Grillo: “Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perché il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale”. Parole giuste, ma dopo “arrendetevi”, “siete circondati”, “ve ne dovete andare”, “resurrezione d Barabba” ed altro, il M5S dovrà dare segni tangibili di contribuire alla soluzione dei problemi. E non dimentichiamo che Grillo ha sempre sostenuto che il suo movimento impedisce l’esplosione della violenza.

Tralascio le altre, ovvie, prese di posizione politiche. Ma la coincidenza tra la cerimonia di giuramento del Governo e l’attentato è destinata ad assumere un valore simbolico.

Fin qui la cronaca, ma è probabile che verranno messe sotto accusa tutte le parole – dette o scritte più spesso urlate – che, insieme ai dati sull’economia e la situazione sociale, possono avere creato un clima di disperazione nel quale, come sempre accade, qualcuno passa ai fatti. Non sembrano esserci dubbi sul fatto che il Prieti abbia agito da solo, ma il rischio è che il suo gesto possa diventare il detonatore per gruppi estremisti.

Più in generale, a parte la crisi economica e sociale che sicuramente morde chi non riesce a difendersi (si pensi alle decine di imprenditori che si sono uccisi),è illusorio credere che venti anni di guerra politica (politica, non civile), di contrapposizione feroce tra i due schieramenti, spettacolarizzata e personalizzata finché si vuole, non lascino traccia e che basti una “grande alleanza”, voluta da un Capo dello Stato largamente apprezzato e giustificata con l’esito del voto, per calmare tutti gli animi, per tacitare le situazioni di sofferenza.

Dalla vicenda risulterà condizionato il discorso che Enrico Letta farà in Parlamento domani lunedì 29 aprile alla Camera e dopodomani al Senato. Da essa troverà una spinta per passare subito alle parole ai fatti. Ma ci sarà anche la controspinta di chi, non avendo il premier la bacchetta magica, chiederà tutto e subito, e di chi si confermerà nella convinzione che la “grande coalizione” non è la risposta adeguata.

Parallelamente si svolgerà una forte campagna politico-mediatica contro la violenza, a favore del dialogo e della democrazia. Si chiederà a tutti di abbassare i toni. Forse le notizie più drammatiche saranno presentate in modo più moderatamente drammatico. Come sappiamo, l’ombra della censura è l’autocensura.

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