Giorgio Napolitano: basta, chiamarli Palazzi del Potere. Sono della Sovranità Popolare

Il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

“Basta chiamare questi palazzi i palazzi del potere”, sono invece i “Palazzi della sovranità popolare”. Lo ha detto il capo dello Stato Giorgio Napolitano al Senato ricordando le vittime del terrorismo.

“Bisogna fermare la violenza prima che si trasformi in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda politica”. Ha sottolineato Napolitano.

“Dobbiamo trarre una lezione dal passato: l’Italia ha superato non solo momenti di tensione ma periodi tragici che l’hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti”.

“Ai fratelli Mattei spetta di diritto di entrare nell’album doloroso delle vittime del terrorismo, senza nessuna parzialità e ghettizzazione”. Lo ha detto il presidente della repubblica ricordando il terribile rogo di Primavalle del 1973.

“Il ricordo non basta: è necessario accompagnarlo alla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perché non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso nell’Aula di Palazzo Madama durante il ricordo delle vittime del terrorismo.

“Abbiamo il dovere di farlo – aggiunge Grasso – per alcuni irrinunciabili motivi: per dare giustizia alle famiglie che hanno subito la perdita dei propri cari; per affermare che lo Stato è stretto attorno a loro non solo nel più sentito cordoglio, ma anche nella ricerca della verità; per rendere consapevoli i nostri giovani che con lo spirito di unità, con il senso dello Stato, si vince sempre”. “La stagione terroristica in Italia – ricorda Grasso – inizia con la strage di piazza Fontana: era il 12 dicembre del 1969. Lo sgomento di quei giorni è intatto nella nostra memoria. Da quel momento una lunga teoria di attentati insanguinò le strade e le piazze del nostro Paese, lacerandone l’identità culturale. Un coacervo di forze che in quegli anni aveva come scopo la destabilizzazione e l’eversione”.

“Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata”, ha affermato Grasso.

“La scelta della data per “il Giorno della memoria” è caduta sull’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro perché quella decisione spietata, che portò dopo 54 giorni di prigionia all’uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana, ha rappresentato un momento di condivisa presa di coscienza da parte dello Stato. Quello Stato che, purtroppo, solo allora, capì che la reazione non poteva più tardare”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, parlando in aula alla presenza del presidente della Repubblica in occasione della ‘giornata della memoria” che ricorda le vittime del terrorismo. “Le Brigate rosse avevano colpito il perno del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia. Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese”, ha aggiunto Grasso.

LETTA, CON MORO HO CAPITO QUANTO E’ ALTA POLITICA – “Quando i miei genitori mi portarono in via Fani, avevo 12 anni e vedere 5 servitori dello Stato che persero la il presidente della Dc rapito e poi assassinato ha voluto dire capire quanto al politica è alta se è di servizio”. Lo ha detto il premier Enrico Letta all’assemblea di Rete Imprese. ANSA

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