Magdi Cristiano Allam: evitiamo che le moshee diventino fabbriche di Terrore

da www.intelligonews.it – di Francesco Siciliano

“Dalle moschee spesso parte il terrore” – Magdi Cristiano Allam è perentorio, e intervistato da IntelligoNews sul feroce attentato terroristico di Londra (così è stato definito dallo stesso Cameron), condanna fermamente l’integralismo islamico.

Come commenta l’episodio di Londra?
«È un atto di estrema gravità, accentuata dal fatto che gli autori hanno rivendicato, pubblicamente orgogliosamente, la paternità di questo gesto, facendosi pure fotografare».

Terrorismo allo stato puro?
«Sì, ci troviamo di fronte a un terrorismo britannico autoctono, sono immigrati di terza e quarta generazione, tutti con la cittadinanza britannica. Il che evidenzia il livello di radicamento dell’estremismo islamico in Gran Bretagna, il Paese europeo più infiltrato dall’estremismo».

Il terrorismo islamico sta tornando prepotentemente in Europa?
«Non credo stia tornando: questi gesti solo solo la punta dell’iceberg».

Cosa c’è sotto l’ “acqua”?
«C’è una realtà consolidata: non credo che la mattina ci si sveglia di soprassalto e si va in strada con un coltello per decapitare un soldato. Quando avvengono questi episodi vuol dire che a monte è stato fatto un lavaggio del cervello che trasforma le persone in robot della morte, in persone che immagino che la loro morte e la morte dei nemici dell’iIslam spalancherà loro le porte del paradiso islamico».

Dove avviene questo lavaggio del cervello?
«Nelle moschee: all’interno di qualcuna di queste qualche Imam predica l’odio, la violenza, la morte. Quelli sono luoghi in cui vengono citati i versi del Corano esortando i musulmani a combattere cristiani, infedeli e apostati, fin quando non si saranno tutti sottomessi all’Islam».

Come impedire tutto questo?
«Evitando che le moschee nei nostri Paesi diventino fabbriche del terrore».

Povertà, può essere considerato l’incipit per il compimento di questi atti?
«No. I 19 terroristi suicidi dell’11 settembre appartenevano al ceto medio egiziano e arabo: non erano certo dei disgraziati, né poveracci. Il coinvolgimento dell’ideologia radicale è trasversale: attrae giovani altamente istruiti, ma in crisi di identità, che condividono la dimensione materiale della modernità occidentale, ma non quella spirituale. E si rifugiano nell’integralismo islamico come alternativa valoriale e identitaria».

La povertà e l’immigrazione clandestina?
«Non credo neppure che la questione dell’immigrazione clandestina possa essere da abbinare automaticamente a questo discorso».

A questo proposito: come ha accolto le proposte del ministro Kyenge in merito allo ius soli?
«Sono esterrefatto dal fatto che qualche politico fino ai supremi vertici delle istituzioni sembrino dimenticare che la nostra Costituzione stabilisce la cittadinanza italiana sulla base dello ius sanguinis».

Un suo pensiero sulla Kyenge?
«La Kyenge dapprima ha giurato sulla nostra Costituzione – che prevede il servire l’interesse esclusivo (e sottolineo esclusivo) della nazione. Qualche giorno dopo, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato pubblicamente: “Non potrei essere interamente italiana”. Non le sembra che qui ci sia un conflitto di interessi?».

Come reagirebbe l’Europa se adottassimo lo ius soli?
«Lo ius soli esiste solo in Francia, quindi non è un qualcosa che porrebbe in nostro Paese al di fuori della realtà Europea. E comunque torno a ripetere: noi dobbiamo considerare in primis il nostro interesse nazionale, senza preoccuparci degli altri. Lo stesso presidente del Senato, Piero Grasso, ha preso una posizione decisamente contraria allo ius soli, sostenendo che l’Italia in questo modo diverrebbe la meta privilegiata delle puerpere che verrebbero inItalia per far nascere i loro figli e avere per tutti la cittadinanza e di conseguenza tanti diritti. In un momento in cui oltre il 40% delle famiglie italiane subisce la crisi economica, un provvedimento di questo tipo sarebbe una vera beffa, un crimine».

E sulla possibilità di abolire il reato di clandestinità?
«È totalmente illegale. In termini giuridici la clandestinità è reato. Un ministro dovrebbe dovrebbe saperlo – e uso appositamente il condizionale – visto che dovrebbe rappresentare le istituzioni. La Kyenge, che dice che il reato di clandestinità andrebbe abolito e non andrebbe considerato un reato assume una posizione eversiva e contro la legge. Che considera l’ingresso illegale di una persona nel territorio nazionale come un reato. E questo succede in ogni Paese del mondo… perché l’Italia dovrebbe fare eccezione?».

Fonte: www.intelligonews.it

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