Silvio Berlusconi e il dopo condanna in un articolo del Prof. Alessandro Corneli

Silvio Berlusconi e il dopo condanna in un articolo del Prof. Alessandro Corneli

Silvio Berlusconi e il dopo condanna in un articolo del Prof. Alessandro Corneli

Di solito i commenti dei lettori seguono l’articolo. Questa volta, invece, invertiamo le cose e ILPARLAMENTARE.IT propone prima il commento all’articolo a cura di Giampiero Cardillo e a seguire un’attenta analisi a cura del Prof. Alessandro Corneli sul “caso Berlusconi”. Vi suggeriamo vivamente di seguire il Sito del Prof. Alessandro Corneli poiché è tra i pochissimi che ci propongono analisi attente e approfondite che non siano di parte. Vi auguriamo buona lettura e ricordate: “Più sai e più sei..”

IL COMMENTO ALL’ARTICOLO A CURA DI GIAMPIERO CARDILLO
“Non è successo niente! Tutto questo era già scritto da tempo. Anche le reazioni e le contro reazioni di Berlusconi e dei suoi avversari erano già scritte. La statura politica di B. non è mai stata tale da corrispondere a modelli di proposta politica e amministrativa coerente con il proclama elettorale che lo ha visto pur vincere più volte. Il suo destino era segnato. La sua resistenza pure, giacché, più che a B., utile ai suoi avversari e ai suoi sodali men che capaci. Tutti recitano alla perfezione il copione di questa tragedia nazionale. Quello che non si vede è il cartellone del programma teatrale della prossima stagione autunnale. L’estate passerà con le repliche di questa rappresentazione ormai vecchia, che non offre alcuna prospettiva agli italiani-spettatori. Si vuole sperare che Napolitano abbia qualcosa in serbo, che gli consenta di giustificare il sacrificio di aver accettato un doppio mandato alla sua età che, come sostenni mesi orsono, è giustificabile solo se si voglia rimanere nella Storia come il grande statista che evidentemente Napolitano vuole incarnare. In un deserto di personalità politiche di un qualche spessore, però. Sarebbe un fallimento di questo suo progetto personale non avere altro da proporre sull’onda dell’emergenza che stringe il collo degli Italiani”.

di Alessandro Corneli –  www.grrg.eu -

Questo è il testo della nota diffusa dal Quirinale in occasione della sentenza della Cassazione sul processo Mediaset:

 ”La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge. In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi”.

Dalla nota il testo è quello del sito ufficiale del Quirinale), che sarebbe stata scritta prima della lettura della sentenza, si ricava questa logica: poiché Berlusconi ha atteso la sentenza in un clima “più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti”, è ora possibile affrontare i “problemi relativi all’amministrazione della giustizia”. Quindi, se finora – per quasi vent’anni – non è stato possibile affrontare questi temi, la colpa è di Berlusconi che ha affrontato i precedenti processi in modo meno rispetto e distensivo. È lui il colpevole della mancata riforma della giustizia e, a sentenza pronunciata, è anche colpevole del reato di frode fiscale.

Se qualcuno vuole scorgere in questo un po’ di ironia, o anche una beffa, penso che sia libero di farlo. Talvolta l’ironia è involontaria, è nelle cose e non nelle persone. Dovrebbero comunque rifletterci i berlusconiani di comodo che hanno sempre consigliato al loro leader di mantenere buoni rapporti con il Quirinale, fino al punto di battersi per farlo rieleggere e per ottenere il governo delle larghe intese. Dopo questi due risultati, i berlusconiani di comodo hanno affermato, in coro, che la rielezione di Napolitano e il governo Letta erano successi del loro capo. Berlusconi li ha creduti e adesso si trova sul punto di essere emarginato dalla politica. A favore della sua ineleggibilità si è pronunciato anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il quale ha detto che la legge deve essere applicata: ci mancherebbe che non fosse così!

Berlusconi, sempre per dare ascolto ai berlusconiani di comodo, aveva favorito anche la nascita del governo Monti e adesso deve subire le conseguenze di una legge varata proprio da quel governo. È la cosiddetta “legge anti-corruzione”, che  prevede che ”non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”. La stessa legge prevede che il pm deve inoltrare al Senato il dispositivo della sentenza: cosa che è stata già fatta senza perdere tempo. Inoltre, le norme sull’incandidabilità operano indipendentemente rispetto alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici che dovrà essere rideterminata nei prossimi mesi dalla Corte d’Appello di Milano. Sulla decadenza di Berlusconi da senatore e sull’incandidabilità dovrà esprimersi il Senato con un voto in Giunta e uno in aula. Se una parte del Pd si aggiungerà a Sel e M5S il gioco è fatto. Prospettiva realistica poiché Guglielmo Epifani, segretario del Pd, ha detto che “la sentenza va eseguita”: un modo, anche, per mettere Matteo Renzi con le spalle al muro.

Ma il tentativo più grosso è di mettere Berlusconi con le spalle al muro, trasformando il “merito” di avere favorito la formazione del governo Letta nel “responsabile” della sua eventuale caduta per motivi personali.

Berlusconi potrà anche mantenere un atteggiamento “responsabile” ma dalle dichiarazioni rilasciate in video emerge che la sua priorità, adesso, è la riforma della giustizia. Per cui tenta, a sua volta, di mettere gli altri con la spalle al muro: “Io sarò responsabile se voi farete la riforma della giustizia” anche senza aspettare i referendum radicali. Se passasse questa strategia, entrerebbe in grosse difficoltà tutto il processo di riforma costituzionale. Potrebbe non essere un male.

Napolitano ha fatto riferimento alle linee-guida dei dieci saggi che aveva nominato a marzo per elaborare proposte in tema di riforme istituzionali. L’opinione prevalente che era emersa era a favore del mantenimento del regime parlamentare anche se corretto con un accrescimento dei poteri del capo del Governo; solo la minoranza si era espressa per il semipresidenzialismo.

Non credo che a Berlusconi, soprattutto dopo la sentenza, interessino né il parlamentarismo né il semipresidenzialismo: a lui interessa la riforma della giustizia, non per sé stesso, ma per lasciare una traccia, per avere una rivincita. Non è sicuro che la ottenga, a parte correzioni di facciata, e soprattutto la velocizzazione della giustizia civile (che è un’esigenza oggettiva). Ma la Magistratura non verrà imbrigliata.  A parte  residui processi contro Berlusconi, potrebbe indagare sulle centinaia di miliardi di tasse evase, sui duecento miliardi di economia sommersa che valgono ben più dei 6 milioni di euro in cui consiste la frode fiscale commessa da Berlusconi secondo la verità giudiziaria, l’unica ormai a fare testo.

Intanto accadrà un’altra cosa, alla quale è funzionale sia la condanna di Berlusconi sia la futura rinnovata polemica sulla riforma della giustizia: il processo di riforma costituzionale, se non verrà bloccato, subirà un forte ridimensionamento. Ci si accontenterà, come nel 1993 e nel 2005, di modificare la legge elettorale e si inciderà solo sulle parti periferiche dei poteri senza andare a toccare le strutture portanti del Paese. Fino al cedimento strutturale perché anche le democrazie, contrariamente a ciò che si ripete nei manuali, non sanno correggersi in tempo.

Aggiornamento

Il commento qui sopra è stato inserito mentre era in corso la riunione dei parlamentari del Pdl. Al termine dell’incontro, intorno alle re 20:30, si è saputo che il tema della giustizia verrà messo al primo posto (come correttamente da me previsto), ma erroneamente, a mio avviso, si tratta di uno “scivolo”  predisposto da Napolitano poiché basta leggere la premessa della sua nota (vedi inizio commento) per rendersi conto che mai e poi mai il Capo dello Stato andrà contro la Magistratura. Ma certi berlusconiani interpretano a modo loro la linea del Quirinale e poi ne hanno fatta una così grossa che dovrebbe fare aprire gli occhi a Berlusconi: hanno ipotizzato la concessione della grazia presidenziale. Così Berlusconi andrebbe in giro con un cartello “Per grazia ricevuta”. Inimmaginabile. Tanto più che lo stesso Quirinale ha fatto sapere che non ci sono i presupposti. è mai possibile che nel Pdl non ci sia qualcuno che, prima di aprire bocca, faccia funzionare il cervello e si informi?

Altra notizia uscita dal vertice del Pdl è che i ministri hanno rimesso il mandato nelle mani di Alfano, i deputati in quelle di Brunetta e i senatori in quelle di Schifani: sono tutti pronti a dimettersi dal Parlamento se verrà loro richiesto, allo scopo di “salvare la democrazia”. Ma Berlusconi ha mantenuto la calma: non c’è fretta. E’ chiara la sua intenzione di rinviare la palla nel campo del Pd. Sarà questo partito, eventualmente, a dichiarare di non poter più collaborare con il Pdl a causa della condanna di Berlusconi. E’ la solita tattica di chi resta con il cerino in mano perché la possibilità che tutto continui come prima è remota, mentre sono possibili nuove elezioni in tempi brevi.

Qui rientra in gioco Napolitano che non vuole nuove elezioni con la legge elettorale vigente (il Porcellum). Ma adesso ci sarà ancora la possibilità di un accordo tra Pd e Pdl su una nuova legge elettorale? Finora padrone del gioco, Napolitano potrebbe scoprire quanto i suoi poteri reali siano imitati e la loro influenza dipenda dalle volontà dei partiti.

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