Mario Draghi “tagliente”: negli Stati Uniti hanno sbagliato la loro previsione su euro – area

Mario Draghi

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di Alessandro Corneli /

Mentre il presidente Barack Obama si apprestava a rendere nota la scelta del successore di Ben Bernanke, il presidente della Bce, Mario Draghi, teneva una conferenza all’Harvard Kennedy School di Cambridge in cui illustrava, con rara efficacia e sintesi, le ragioni e le radici profonde del processo di integrazione europea attraverso il mercato unico, la moneta unica e un sistema bancario unico.

MARIO DRAGHI SU EURO AREA: DA STATI UNITI  PREVISIONE ERRATA
Proprio alla fine dell’intervento, Draghi è stato tagliente: “Nei giorni bui della crisi – ha detto – alcuni commentatori da questa parte dell’Atlantico (cioè negli Stati Uniti – ndr), guardando l’euro-area, erano convinti che sarebbe fallita. Hanno sbagliato nella loro previsione”.

EURO ZONA: STATI MEMBRI DETERMINATI AD ANDARE AVANTI
Distinguendo tra un’area di libero scambio e un mercato unico, e sottolineando che la prima prevede la possibilità, per un partner, di ritirarsi, mentre la seconda è irreversibile, Draghi ha messo in chiaro la determinazione dei Paesi membri dell’eurozona di andare fino in fondo con tutte le implicazioni politiche che ne derivano e che non tolgono ai singoli Stati-membri  la capacità di fare meglio e di ricavare dall’unione i massimi vantaggi.

MARIO DRAGHI AVVERTE JANET YELLEN
I punti fermi di Draghi sono giunti a proposito poiché il presidente designato della Fed, la sua attuale vice presidente, Janet Yellen, più favorevole dello stesso Bernanke alla concessione dei maxi stimoli, dovrà decidere la tempistica  del progressivo ridimensionamento delle misure anti-crisi, ovvero la riduzione dell’immissione di nuova liquidità, attualmente intorno agli 85 miliardi di dollari al mese.

YELLEN DOVRA’ GESTIRE ALLUVIONE DI DOLLARI CHE PREOCCUPA ANCHE CINA E GIAPPONE
La Yellen assumerà l’incarico a gennaio, quando, probabilmente, l’attuale impasse dello shutdown sarà stata superata, poiché un default provocherebbe una recessione come quella del 2008 o peggio. Ma è chiaro che dovrà gestire l’alluvione di dollari che nel corso di questi ultimi anni ha invaso il mondo e che ha allarmato non poco la Cina e il Giappone.

Il traguardo di una disoccupazione al 6-5% è duro da conseguire e, con i dollari già in circolazione, ci si attende una spinta inflazionistica, che l’Europa non vuole importare, anche se potrebbe far crescere la domanda dei beni importati dagli americani. Se è vero che la Bce è sulla strada di assumere un ruolo analogo a quello della Bce, diverge la valutazione sul ruolo della liquidità (inflazione) sullo sviluppo economico. La Bce non cederà su questo punto. Draghi lo ha fatto capire con chiarezza, togliendo speranza, in alcuni Paesi europei, circa un futuro prossimo allentamento della politica di rigore.

Una buona moneta, sembra sostenere Draghi, obbliga a una sana competizione e a cercare di migliorare la competitività. Le sub-aree dell’eurozona che non ne sono convinte, devono ricredersi e gli Stati Uniti devono frenare l’afflusso di dollari prima di provocare un incendio mondiale da cui essi stessi non potrebbero salvarsi. Negli ambienti della Fed si afferma che gli incentivi (creazione di liquidità) saranno sospesi a partire dalla metà del prossimo anno. Una buona notizia per la politica fin qui tenuta dalla Bce.

In prospettiva, spetterà proprio alla Yellen e a Draghi verificare i tempi e i modi per la costruzione della grande area economica euro-americana, ovvero come conciliare economia finanziaria ed economia reale.

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