Matteo Renzi: un accordo serio e istituzionale su tre punti. Ma parte con il piede sbagliato?

Alla proposta di Matteo Renzi manca la promessa (irrinunciabile) della riduzione del numero dei parlamentari.

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Matteo Renzi

E’ interesse di tutti far si che il politico di turno operi, soprattutto, per il bene comune, per l’interesse primario di tutti i cittadini. Dubbi e perplessità sono una forma di linguaggio indispensabile per dare vita ad un dibattito costruttivo che deve mirare a dare un svolta importante al nostro Paese per un rilancio della sua economia a 360 gradi. Vogliano tutti i politici accettare le nostre critiche sempre costruttive perchè essi siano messi in condizione di fare il meglio e soprattutto ciò che è giusto per tutti. IL PARLAMENTARE.IT

di Alessandro Corneli/ grrg.eu/

Il neosegretario del Pd ha inviato una lettera ai colleghi segretari di partito per giungere a “un accordo serio, istituzionale, su tre punti”: legge elettorale, riforma del bicameralismo e riforma del titolo V.

Sul primo punto, dopo vari annunci di segno opposto, Renzi ha rinunziato “a formulare la nostra proposta ma offriamo diversi modelli alle forze politiche che siedono insieme a noi in Parlamento”. Quindi ha elencato tre modelli: legge elettorale spagnola; legge Mattarella rivisitata; doppio turno di coalizione (modello legge per i sindaci).

IL PD NON BASTA: LE RIFORME SI SCRIVONO INSIEME
Non ha perso tempo e ha usato il primo giorno lavorativo del 2014, aggiungendo e spiegando: “Per fare le riforme il Pd è decisivo, senza il Pd non si fanno. Ma il Pd da solo non basta. Le riforme non si realizzano da soli… meglio così perché le regole si scrivono insieme. Quando si fanno le riforme si chiamano tutti gli altri partiti. Poi se uno non ci vuol stare, lo dice. Ma senza troppi giri di parole”.

ECCO LE RIFORME IN SINTESI IN VISTA DEGLI INCONTRI BICAMERALI:

- Riforma sul modello della legge elettorale spagnola: prevede una divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati. Soglia di sbarramento al 5%.

- Riforma sul modello della legge Mattarella rivisitata: 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi.

- Riforma sul modello del doppio turno di coalizione dei sindaci: Chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi. Soglia di sbarramento al 5%.

ECCO L’IMBROGLIO O LA DIMENTICANZA (VOLUTA?) NELLA PROPOSTA DI MATTEO RENZI
In queste proposte c’è già un imbroglio, ovvero la dimenticanza (voluta?) di qualcosa che sembrava irrinunciabile: manca la promessa riduzione del numero dei parlamentari. Infatti, quantificare il premio di maggioranza (prima ipotesi) in 92 deputati considerandolo come il 15% del totale, significa mantenere il numero di 630 deputati. Dimenticanza, sbadataggine o volontà di assicurare comunque il posto a un maggior numero di eletti di tutti i partiti, riducendo i malumori dei candidabili e le difficoltà per le Segreterie di lasciare molti di più fuori dalle liste? Lo stesso ragionamento vale per il secondo modello. Per il terzo, è da precisare (ma è probabilmente quello che piace di più a Renzi).

Tra le altre proposte, quella di sforare il limite del 3% del deficit sul Pil ha sicuramente irritato il premier Letta perché va a toccare i suoi (buoni) rapporti con l’Europa. Comunque la formulazione è contorta: “Se all’Europa proponi riforme istituzionali e un Jobs Act che attiri investimenti stranieri, allora in Europa ti applaudono anche se sfori il 3%”. Questo sarebbe un modo per rinviare l’inizio dell’applicazione del Fiscal Compact (riduzione del 5% del debito pubblico ogni anno: costo circa 40-45 miliardi di euro all’anno: dove trovarli?). Posizione comunque compensata dal “no” all’uscita dall’euro.

Sul piano della conquista dei consensi popolari, l’obiettivo di Renzi sembra duplice: sfidare il M5S di Grillo, e mettere in concorrenza tra loro Forza Italia e Nuovo Centro Destra. Più difficile raggiungere il primo obiettivo che il secondo. Infatti Berlusconi si è dichiarato favorevole al modello spagnolo e Alfano a quello del sindaco. Ci vuole così poco… Inoltre Berlusconi pensa che, fatta la riforma elettorale, si va al voto; e Alfano pensa l’esatto contrario.

A Letta, che punta a favorire Telefonica sulla vicenda Telecom – per avere l’appoggio della Spagna sulle future cariche europee – Renzi ha fatto concessioni, affermando che nella vicenda Telecom “il governo ha un potere enorme di moral suasion, indipendentemente dagli appigli legislativi” e “dovrebbe usarlo per chiarire che lo scorporo della rete è una priorità, o che comunque bisogna avere l’assoluta garanzia di investimenti sull’infrastruttura”. Anche su Mps “dovrebbe usarlo per evitare che i soldi prestati dai contribuenti italiani vengano messi a rischio”.

Il M5S non abbocca e ritiene che l’ascesa di Renzi “è l’operazione mediatica che serviva al Pd, lo ‘scintillio di luci’ per illudere, ancora una volta, sull’inizio di una ‘nuova’ stagione. È quello che serviva per far dimenticare il governo con Berlusconi, per dimostrare di volere uno pseudo rinnovamento, per contrastare il M5S. Oggi riaccende le luci e fa l’ennesimo proclama per ritagliarsi titoli sui giornali: parla, twitta, medita patti, ma le sue proposte, reali e concrete, dove sono?” (parola di Roberto Fico, presidente della Vigilanza Rai e deputato del M5S). Altri parlamentari del movimento di Grillo scrivono sul loro sito: “Matteo Renzi, il leader telecomandato, continua ripetere a pappagallo le storielle che gli suggeriscono i suoi ignoranti mentalisti che nulla sanno né del PD né (tantomeno) del MoVimento 5 Stelle”.

Ma quanto è diverso il 2014 dal 2013?

Per palati molto, molto sottili

1. Sul Corriere della Sera, c’è un’intervista al filosofo cattolico Giovanni Reale, il massimo studioso italiano e non solo di Platone. Papa Bergoglio è un gesuita e i gesuiti sono grandi estimatori di Aristotele e del suo principale interprete, san Tommaso d’Aquino. E’ un modo sottile per attaccare il Papa?

2. Su Repubblica, a contorno della notizia dell’acquisto totale di Chrysler da parte della Fiat, c’è un’intervista a Paolo Fresco che dice: “Bravo Marchionne, un’alleanza negli Stati Uniti era il sogno dell’Avvocato”. E’ un modo sottile per suggerire all’Italia che gli Usa le convengono più dell’Europa?

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