La Repubblica Italiana in stato confusionale

Alessandro Corneli: "ho sempre sostenuto che la Costituzione, costruita sul principio della confusione dei poteri, non poteva che incanalare la vita politica, economica e sociale del Paese sulla strada della confusione".

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo renzi

La Repubblica Italiana versa in uno stato confusionale

di Alessandro Corneli /

Gli ultimi dati e le ultime notizie rappresentano le istituzioni della Repubblica in stato confusionale. La cosa non mi meraviglia: ho sempre sostenuto che la Costituzione, costruita sul principio della confusione dei poteri, non poteva che incanalare la vita politica, economica e sociale del Paese sulla strada della confusione.

Da due anni e mezzo il Paese è passato sotto la guida di tre governi (Monti, Letta e Renzi), tutti patrocinati dal Capo dello Stato: di sicuro i primi due. Ora sembra che ognuno di questi tre governi sia destinato a durare meno del precedente: Monti 529 giorni, Letta 300 giorni. Il governo Renzi è in carica dal 22 febbraio scorso: ha quindi all’attivo, a oggi, 16 maggio, 84 giorni, ma non si può escludere che finisca tra breve.  Se dovesse fallire, a breve, l’alta direzione di Napolitano non potrebbe sfuggire alle critiche.

Le notizie sul calo del Pil dello 0,1%, che ha fatto rimbalzare lo spread a 180 punti, sono state una doccia fredda, che hanno di molto abbassato la temperatura che si era alzata con gli “80 euro” a “dieci milioni” di lavoratori. Renzi non lacrima, ma il suo piagnisteo (“avremmo voluto dare qualcosa anche agli incapienti…”, ecc.) non è molto diverso dalle lacrime della Fornero, che commossero il Paese di Edmondo De Amicis.

Renzi non si aspettava questi dati. Anche lui forse vedeva una luce in fondo al tunnel. Il messaggio che riceve il Paese è chiaro: in due anni e mezzo, la sterzata politica non ha modificato la traiettoria di questo Paese che continua a dirigersi verso una situazione sempre peggiore.

Ormai prevale la convinzione che, anche in questo caso, la politica degli annunci abbia preso la mano al Governo. Che ha reagito con un altro annuncio: “Non ci sarà una manovra correttiva”, ma che altro poteva dire prima del voto del 25 maggio, che adesso appare come un incubo? Sul piano dei fatti, il Consiglio dei Ministri sembra avere deciso quello che tutti attendevano da tempo: metterà sul mercato quote di Poste e Enav. In realtà, ha deciso i criteri di privatizzazione e le modalità di alienazione delle partecipazioni detenute dal  Tesoro. Per le Poste, verrà messo sul mercato non più del 40% delle azioni; per Enav, lo Stato resterà almeno al 51%. Vista la situazione, l’operazione è volta a fare cassa.

Sulla vicenda delle dimissioni di Berlusconi, il 12 novembre 2011, il comunicato del Quirinale, che le ha definite libere e prive di coercizione, e il comunicato del Governo, che ha parlato di ricostruzioni letterarie, hanno ridato fato a Silvio Berlusconi, convinto più che mai di potere svolgere un ruolo politico anche se con il voto del 25 maggio il suo partito, FI, scenderà al di sotto del 20%. In una certa misura, si augura che il M5Sdi Grillo prenda molti voti e si avvicini al PD, così da costringere questo  a chiedere un più ampio sostegno a FI, non solo limitato alle riforme (che intanto slittano anche per la confusione dei contenuti).

La Procura d Milano è spaccata; Genovese è stato arrestato, Scajola è interrogato e le ramificazioni del suo potere personale appaiono lunghi bracci velenosi come quelli delle meduse, Dell’Utri dovrebbe essere estradato a breve, rispunta la Tangentopoli di Parma, va avanti la vicenda dell’Expo, gli sbarchi continuano, l’Autovelox non sa a chi dare i numeri e fa impazzire gli automobilisti, l’ex Ad di Finmeccanica è stato liquidato con 5,45 milioni di buonuscita, ripartono le rapine alle banche con morti.

Tutto questo fa gonfiare le vele al partito di Grillo che avanza con il vento in poppa, nonostante i richiami al voto pro-Europa di Napolitano e gli spot televisivi, che ora rischiano di essere controproducenti.

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