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giovedì, Ottobre 29, 2020

Dichiarare guerra alla Russia? Ma, dico, l’Europa sa cosa sta facendo?

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A cura di Gianni Petrosillo per Informarexresistere.fr/

L’escalation del conflitto in Ucraina fa cadere i paraventi dietro ai quali Usa ed Eu si sono mosse per modificare i rapporti di forza in Europa, compromettendo la relazioni con la Russia e mettendo a rischio la stabilità continentale.

Gli americani hanno organizzato e sovvenzionato il colpo di Stato di Kiev, come ammesso anche dal presidente Obama in unarecente intervista. La Casa Bianca è all’origine di questo “trasferimento” di potere dai partiti legati a Mosca e più disponibili alle intese col potente fratello slavo a quelli irriducibilmente antirussi e filo-occidentali, avvenuto in maniera violenta ma paradossalmente in nome della democrazia, in conseguenza dei fatti di Majdan.

Successivamente, sono stati sempre gli americani a richiedere l’azione militare contro le popolazioni dell’Est dell’Ucraina che, appoggiate dal Cremlino, si sono ribellate al golpe pro-Usa ed al tentativo di pulizia etnica di Kiev contro i suoi cittadini russofoni della parte orientale del Paese. La presenza di Generali americani e di uomini della Cia sul suolo ucraino, in concomitanza con l’avvio della cosiddetta ATO, confermerebbe queste supposizioni. Non deve sorprendere l’utilizzo di questa strategia efferata attuata dagli yankee nel cuore dell’Europa perché è stata già utilizzata in diversi scenari geopolitici ed in differenti momenti storici, anche nel nostro territorio (ex Jugoslavia). Segretamente, americani e russi hanno garantito ai disputanti uomini, armi e supporto tecnico-logistico perché questa guerra è prima di tutto uno scontro tra titani nel quale gli ucraini si trovano a giocare il ruolo dei vasi di coccio. Ora però, gli Usa intendono uscire allo scoperto poiché le cose si sono messe male per i propri ascari in ritirata, incapaci di tenere testa ai separatisti più preparati e motivati.

Con un’ennesima dimostrazione di arroganza, che rovescia la verità storica, esperti d’oltreatlantico hanno dichiarato che i russi avrebbero deliberatamente violato l’Atto finale della Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e sulla Cooperazione del 1975, sottoscritto anche dall’URSS, che definisce l’inviolabilità dei confini europei, nonché il Memorandum di Budapest del 1994 sul rispetto della sovranità di Kiev sui suoi confini. Gli statunitensi dimenticano, come ha già detto l’analista George Friedman al giornale russo Kommersant, che i loro eserciti hanno contribuito a cambiare i confini in Europa ingerendosi nelle questioni jugoslave (1991-1995). Poi c’è stato il Kosovo (1996-1999, precedente che legittima il separatismo crimeano checché ne pensi la signora Mogherini, negatrice delle evidenze per esigenze di carriera) ed ora l’Ucraina (2014-15). Gli Stati Uniti, ammette Friedman, sono direttamente coinvolti in questi eventi e chi sostiene il contrario dice una sciocchezza o fa mera propaganda pro domo sua.

Eppure, Washington tenta inesorabilmente di addossare alla Russia le responsabilità per quello che sta avvenendo in Ucraina, con l’Europa che segue, come un cagnolino fedele, i passi di Obama. Se Bruxelles asseconderà il bellicismo americano sul dossier ucraino potrebbe ritrovarsi invischiata in una contesa con i russi che si sa dove incomincia ma non dove va a finire. L’unica certezza è che la disputa con Mosca avrebbe come teatro il territorio europeo. Lo scenario è ancora remoto ma l’epoca in corso si presta a cambiamenti repentini e spesso incontrollabili. Dunque, bisogna rintuzzare questa foia americana di giocare a carte scoperte perché sarebbe un punto di non ritorno. La Nato sta fornendo assistenza a Kiev dall’inizio delle ostilità (ed anche da prima, considerato l’addestramento garantito ai gruppi paramilitari che hanno agito su Majdan), così come la Russia coaudiva i ribelli ma è meglio che tutto avvenga fuori dall’ufficialità e dagli atti formali. Meglio una battaglia ibrida che non compromette direttamente gli attori e lascia margini a mediazioni e soluzioni creative che una guerra aperta e frontale dove sono i danni e le vittime inflitte all’avversario a stabilire l’ordine di parola e i limiti del dialogo. Tuttavia, gli Stati Uniti sembrano aver perso l’attitudine alla sottile diplomazia politica dopo un quindicennio di dominio incontrastato su tutto il pianeta. Credono ancora di poter invocare la loro eccezionalità per risolvere ogni diatriba internazionale. Non è più così, per quanto essi siano ancora un passo avanti ai competitori sotto il profilo militare ed economico. Se non arrivano a capirlo da soli bisogna che siano i partner europei ad illustrare la situazione, a meno che i citati partner non intendano immolarsi per sciocca fedeltà atlantica, più simile alla codardia che all’intelligenza strategica, sull’altare di un’alleanza ormai sconveniente e, persino, pericolosa per la tenuta sociale e politica dei loro sistemi. Vedremo fino a che punto i leader europei riusciranno a scavarsi la tomba, purtroppo portandosi dietro 500 milioni di abitanti.

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