Italia entra in guerra? Opzione inevitabile secondo le minacce dell’ISIS.

L'Italia potrebbe entrare in guerra a giorni. Potrebbero essere chiamati alle armi migliaia di italiani? conteremo anche noi i nostri morti? e la politica cosa sta facendo?

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Breve distanza tra Isis e Italia

A cura de ILPARLAMENTARE.IT/e contributi di ANSA

Roma – L’opzione che l’Italia possa nei prossimi giorni (settimane?) entrare ufficialmente in guerra contro l’ISIS sembra non essere ormai così improbabile. Ciò, a fronte delle minacce divenute in queste ore una realtà poiché il governo italiano è entrato ufficialmente nella lista dei nemici dello Stato islamico (Isis), che oggi ha definito il ministro degli esteri Paolo Gentiloni “ministro dell’Italia crociata”.

E SE SICILIA E CALABRIA VENISSERO ATTACCATE?
Forse l’Italia sino ad oggi ha sottovalutato la crisi procurata dall’ISIS e, senza una politica di difesa chiara (o di attacco), potrebbe trovarsi presto a contare i suoi morti. Certe cose disastrose, diciamolo, non accadono con preavviso. Noi non siamo preparati a subire nessun tipo di attacco e le popolazioni sarebbero vittime inermi. La distanza tra le coste della Sicilia e della Calabria, sono oggi alla portata di missili che potrebbero essere lanciati dall’ISIS che, una volta raggiunte le nostre coste, sarebbero difficilmente arrestabili senza un vero e proprio piano di difesa militare ai massimi livelli, con le conseguenze che non è difficile immaginare.

I GOVERNATORI DI SICILIA, CALABRIA E PUGLIA SONO INFORMATI? ESISTE UN PIANO DI DIFESA?
C’è anche da chiedersi se i rispettivi Governatori delle due regioni, e non escluderemmo la Puglia, siano al corrente di cosa potrebbe accadere da un momento all’altro e se abbiano già pensato a come fronteggiare un prbabile evento di guerra, qualora essa dovesse essere combattuta anche sulle coste, appunto, di Sicilia, Calabria e Puglia.

I PARLAMENTARI ITALIANI SEMBRANO ESSERE FUORI DAL MONDO
L’allarme nella società civile è alto non solo per le dichiarazioni dell’ISIS ormai determinata a conquistare e destabilizzare l’Europa, bensì per il fatto che il Parlamento Italiano sembra stia letteralmente trascurando la questione. Ma il Ministro Gentiloni non ha, evidentemente, potuto mentire anche perché ISIS parla chiaro e lo fa dalle stazioni radio e televisive. Per cui poco c’è da poter nascondere. Molti ritengono, inoltre, che l’Italia non sia in grado di fronteggiare un attacco massivo. E’ strano ma bisogna dirlo, sino ad oggi pare che gli unici a fronteggiare efficacemente gli assassini dell’ISIS siano stati gli attacchi sferrati dai militari giordani, in seguito al barbaro eccidio del pilota arso vivo. Anche gli USA hanno fallito e oggi ci si pente di avere fatto fuori gli unici due dittatori che potevano reggere una situazione storicamente impossibile, come i fatti hanno dimostrato in questi ultimi anni.

DISTACCO DELL’EUROPA E’ MORTALE PER REGIONI DEL SUD
E oggi ritornano molto utili le parole di Magdi Allam che ha sempre messo in guardia l’Europa dal terrorismo islamico. Tra l’altro, atteso il totale disinteresse dell’Europa ai fatti accaduti nel mare di Sicilia e calabria, c’è da credere che in caso di attacco all’Italia, l’Europa possa continuare a mostrare il suo lato mostruosamente disumano e indifferente.

MINACCIA ALL’ITALIA E’ UFFICIALE
ANSA – La notizia è ufficiale e proviene dall’edizione odierna del radiogiornale ufficiale dell’ISIS, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq. L’edizione mattutina del giornale-radio di al Bayan, l’emittente che trasmette dalla capitale dell’Isis in Iraq, afferma che Gentiloni, “ministro degli esteri dell’Italia crociata”, “dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per combattere lo Stato islamico”. L’espressione “Nazioni atee” in arabo è un riferimento implicito alle Nazioni Unite: le due espressioni in arabo sono molto simili.

ISIS HA PRESO POSSESSO DELLE RADIO E DELL’OSPEDALE A SIRTE
Dopo alcune radio e tv, a Sirte l’Isis ha preso possesso anche dell’ospedale “Ibn Sina”. Lo riferiscono media libici. Un “convoglio militare” con bandiere dello Stato islamico ha circondato l’ospedale difeso dalle milizie islamiche del “Central Libya Shield” e hanno ottenuto lo sgombero del nosocomio. I pazienti sono stati portati a Misurata, dove è basata la milizia, e sull’edificio sventolerebbe ora la bandiera nera dello Stato islamico ma l’informazione non è confermata.

VIOLENTI SCONTRI NEI PRESSI DEGLI IMPIANTI PETROLIFERI
“Violenti scontri” fra guardie di impianti petroliferi e “gruppi armati appartenenti all’Isis”sono stati segnalati attorno al giacimento di Al Bahy, a sud-ovest del terminal costiero di Sidra (nel centro del Golfo della Sirte). Lo ha riferito un anonimo ufficiale delle Guardie petrolifere, precisando che l’attacco dell’Isis è iniziato ieri sera e proseguiva ancora stamattina. I jihadisti attaccano l’impianto da tre lati, anche a colpidi mortaio. Sono andate a fuoco “cisterne di greggio”.

L’ITALIA E’ MINACCIATA. LO HA DICHIARATO IL MINISTRO PAOLO GENTILONI
“L’Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza”.
Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a SkyTg24 ha commentato le “notizie allarmanti” sulla presenza dell’Isis a Sirte. “Se non si trova una mediazione” in Libia, ha aggiunto, bisogna pensare “con le Nazioni unite a fare qualcosa in più”. E l’Italia, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”.

Appello a lasciare il Paese – L’Isis avanza in Libia e l’ambasciata d’Italia a Tripoli invita i connazionali a lasciare “temporaneamente” il Paese. Alla Farnesina si sottolinea come la situazione della sicurezza si stia progressivamente aggravando a causa dell’avanzata dei miliziani jihadisti. Già presenti in Cirenaica, gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio. Durante il quale sono morti almeno 5 stranieri.

La conquista di Sirte – Ieri alcuni account Twitter riconducibili all’Isis avevano annunciato l’uccisione di 21 copti egiziani rapiti all’inizio di gennaio a Sirte, mostrando alcune foto. Ma la notizia non era stata confermata da fonti ufficiali. Trova invece diverse conferme la conquista, da parte dell’Isis, di alcune tv e radio locali sempre a Sirte. Da dove i miliziani dello stato islamico, secondo fonti libiche, hanno trasmesso un discorso del loro capo, il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Prosegue l’esodo dei migranti – Intanto prosegue l’esodo dalle coste libiche. Sono circa 700 i migranti soccorsi nelle acque davanti alla Libia dai mezzi della Guardia Costiera italiana e da alcuni mercantili, dirottati in zona dalla centrale operativa di Roma. I migranti viaggiavano a bordo di 7 gommoni: tre sono stati soccorsi da Nave Fiorillo delle Capitanerie di Porto, altri tre dal mercantile Belle battente bandiera maltese, che sta ultimando le operazioni di trasferimento a bordo dei migranti, e uno dal mercantile Gaz Energy.

L’Eni rassicura: presenza lavoratori limitata – L’Eni ha voluto rassicurare sulla sicurezza dei propri dipendenti: “La presenza di espatriati Eni in Libia è ridotta e limitata ad alcuni siti operativi offshore, garantendo in collaborazione con le risorse locali lo svolgimento regolare delle attività produttive nell’ambito dei massimi standard di sicurezza”, ha riferito un portavoce del ‘Cane a sei zampe’. “Eni continua a monitorare con estrema attenzione l’evolversi della situazione”, hanno sottolineato dalla società petrolifera.

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