Sergio Mattarella: la Politica interna in filigrana

il Presidente della Repubblica ha fatto cadere le barriere del recinto dove si sono arroccati i rappresentanti del M5S. Un grande passo verso l'integrazione dei giovani nella politica italiana.

Il Parlamento

Il Parlamento

di Alessandro Corneli /

Questo è il mio commento a caldo del discorso di insediamento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Discorso per quattro quinti scontato nella elencazione dei problemi, pervaso da una retorica scontata ma non eccessiva, e quindi sopportabile in queste occasioni rituali. Nonostante l’attualità dei problemi indicati, lo spirito sembra quello dell’epoca della Costituente, confermato dalla parola-chiave del discorso: speranza. Che era quella che animava soprattutto i democristiani nell’immediato dopoguerra. Così Mattarella ha delineato un’Italia come se avesse appena approvato la Costituzione e dovesse realizzarla e ha saltato i decenni di mezzo, la gestione del potere, l’allontanamento progressivo e sistematico da quegli ideali. Certo, la crisi economica e finanziaria di questi ultimi anni ha aggravato la situazione, ma, appunto, l’ha solo aggravata in un corpo indebolito da decenni di malgoverno.

IL PARLAMENTO AL CENTRO DEL SISTEMA ISTITUZIONALE
Questo non vuol dire che il nuovo Capo dello Stato non sia consapevole di tutto ciò. L’avere eliminato i toni enfatici può anzi esprimere questa consapevolezza. Definendo se stesso come arbitro imparziale ma anche fedele esecutore del dettato costituzionale, ha rimesso il Parlamento al centro del sistema istituzionale, bloccando una deriva presidenzialistica surrettizia, ma senza impedire che il Parlamento stesso modifichi la seconda parte della Costituzione. Traduzione: nessuno ostacolo ad un rafforzamento dei poteri del Governo, purché questo rispetti il ruolo e il potere del Parlamento. Nessuna scorciatoia con le deleghe legislative, quindi.

IMPORTANTE SOSTEGNO A MATTEO RENZI. VIA VECCHI DEPUTATI SE SI VUOLE DARE SPAZIO “REALE” AI GIOVANI
Se questo può essere interpretato come un paletto a Matteo Renzi, il Presidente della Repubblica ha fatto cadere le barriere del recinto dove si sono arroccati i rappresentanti del M5S. L’apprezzamento per i “giovani” deputati (di età, oltre che di mandato) è un segnale chiaro. Il governo potrà allargare la base del suo consenso parlamentare se, nel frattempo, perderà alcuni “vecchi” deputati (per età e mandato): un segnale al Ndc e a Fi, due forze nelle quali Mattarella poco si riconosce. E questo è un chiaro appoggio al governo Renzi, rafforzato dall’accenno alla legge elettorale.

PERCEZIONE CHIARA DELLA MINACCIA DEL TERRORISMO GLOBALE
Risulta chiara la percezione della minaccia del terrorismo globale alla democrazia e alla libertà. Tale minaccia si può affrontare solo in modo globale. Il che significa che né un singolo Stato da solo né l’Europa da sola possono vincerla.  Occorre lo sforzo di tutti, nessuno escluso. Quindi, niente venti di guerra tra Stati che, sostanzialmente, stanno tutti dalla stessa parte.

Infine, anche se non esplicitato con toni forti, una distinzione precisa dei ruoli tra Quirinale, Parlamento,  Governo, Corte costituzionale e Csm. Chiarainversione di tendenza rispetto al recente passato. L’omaggio ai predecessori, Ciampi e in particolare a Napolitano, era inevitabile, ma tutto è finito lì. D’altra parte, Mattarella ha uno scenario politico nuovo e di questo intende tenere conto. Ha fatto capire che il ruolo del Quirinale non diminuisce se il Capo dello Stato si limita ad esercitare con rigore i suoi poteri.  Questo elemento di chiarezza, che dovrà superare la prova dei fatti, è il dato positivo che possiamo al momento registrare.

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