Il Denaro e la Vita dell’Uomo

denaroa cura di Giovanni Borrelli/

Aristotele sosteneva, ripreso poi anche da S.Tommaso d’Aquino, che il danaro non potesse generare ricchezza, non potendo essere considerato un bene. Assistiamo, invece, specialmente ai nostri giorni, ad un totale capovolgimento di valori, ad un processo di eterogenesi per cui il mercato, la ricchezza assume la funzione di regolatore totale della vita umana. Esso è di fatto il solo supremo valore che assoggetta al proprio egoistico volere di potenza tutte le società, facendole divenire complici di tale subdola sottile tirannia, accettata solo per mera sopravvivenza, essendo indifese dinanzi a tale scelta imposta avendo un Pil inferiore a tali potenze. La tirannia di una ricchezza  cosi sproporzionata, dal caratteriale feroce ed impietosa nelle scelte, è stata più volte censurata da Papa Francesco, che ha evidenziato come il danaro non debba oscurare la esistenza dell’uomo privandolo del bene della libertà,  coartandolo alla dittatura dei pochi fruitori di ingenti ricchezze. Tale denunciata imposizione, alla luce dei fatti delittuosi verificatesi in Francia, in Siria, in Libia ed in altri luoghi, ed alle minacce specialmente nei confronti dei  Cristiani, che si oppongono alla scelta del danaro come fine principale dell’uomo,  che  ne avvertono i pericoli, opponendosi a tale scelleratezza impone riflessioni, fa nascere dubbi e legittimi quesiti sulle minacce  rivolte alla culla della civiltà cristiana, per cui occorrerebbe la massima trasparenza su tutte le ricchezze detenute, sulle forniture di armi  e sulla nascita e potenzialità dei  gruppi eversivi, in modo da sgomberare qualsiasi malevolo pensiero fugando cosi  ipotesi di piani tirannicidi ai danni del mondo intero, per un disumano nuovo equilibrio.

 

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