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giovedì, Ottobre 29, 2020

Europa su Mediterraneo: andiamo “avanti divisi”. Ma l’Italia ha ragione ad essere soddisfatta.

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La riunione ove l’Italia ha ottenuto il sostegno al piano Triton

ASCA News – IL PARLAMENTARE.It/

Città del Vaticano – Timidi passi, occasione persa, impegno soltanto finanziario: sono queste, in sostanza, le critiche che dal Vaticano vengono mosse alle decisioni scaturite dall’ultimo vertice dell’Unione Europea, contro il traffico di migranti. Insomma, nella Santa Sede c’è delusione, espressa soprattutto dalle parole del cardinale Antonio Maria Vegliò e da quelle dell’Osservatore Romano.

IL CARDINALE ANTONIO MARIA VEGLIO’
“Non siamo soddisfatti di questo accordo. Qualcosa è stato fatto, come il finanziamento dell’operazione Triton, ma così non si risolve il problema. Servirebbe un programma a lungo termine, una politica delle migrazioni seria” ha affermato, senza mezzi termini il Cardinale. Non usa mezzi termini Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. “L’Europa – ha detto il porporato al Sir, Servizio di informazione religiosa – non ha una politica di integrazione per i migranti. Su 28 Paesi solo 4 o 5 ne accolgono in gran numero. E gli altri che fanno? Non è che se si riceve il Nobel si è santi. Certo, sarebbe un prestigio per l’Europa far vedere che è in grado di risolvere il problema delle migrazioni. Ogni anno si danno miliardi di dollari per armi e opere internazionali, basterebbe molto meno per risolvere la questione migrazioni. Cosa vuole che interessi alla Finlandia e alla Svezia, che pure è generosa perché è il Paese con più migranti in proporzione alla popolazione, se arrivano migranti in Italia? Dobbiamo fare qualcosa, però l’atteggiamento europeo è: vi dò i soldi ma non ci disturbate”.

L’EUROPA NON HA UNA POLITICA ESTERA
L’Ue “è un’unità economica, finanziaria ma non ha una politica estera comune. Quanto conta l’Europa in Medio Oriente o in Africa o in America Latina? Niente. Contano i singoli Paesi: i legami della Spagna con l’America Latina, della Francia con l’Africa o con il Medio Oriente. Come fa un francese, ad esempio, a trovarsi d’accordo con un lituano o un bulgaro? Non è facile fare uno Stato federale quando ogni Stato ha una sua storia. È un progetto bellissimo ed entusiasmante ma mi sembra che oggi sia un’Europa molto egoista, stanca, che ha perso i suoi valori cristiani”.

Bombardare i barconi, ha fatto notare ancora Vegliò, “è un’idea stranissima: ma cosa bombardano? C’è il diritto internazionale! Bombardare in un Paese è un atto di guerra! Poi a cosa mirano? Solo ai piccoli battelli dei migranti? Chi garantisce che quell’arma non uccida anche le persone vicine, oltre a distruggere i barconi? E poi, anche se fossero distrutti tutti i battelli, il problema dei migranti in fuga da conflitti, persecuzioni e miseria continuerà ad esistere. Allora che facciamo? Li lasciamo morire dove sono? È inutile bombardare le imbarcazioni, le persone disperate troveranno sempre sistemi per fuggire: faranno altri barconi, passeranno via terra. Ricordiamoci che la maggior parte dei migranti non arriva dal Mediterraneo ma dalle frontiere terrestri. Finché ci saranno guerra, dittature, terrorismo e miseria ci saranno i profughi, che andranno dove possono andare”.

AVANTI DIVISI
Poi, secondo l’Osservatore Romano (che dedica al vertice europeo straordinario sui migranti l’apertura dell’edizione pomeridiana, intitolata “Avanti divisi”, e un corsivo su “solidarietà e multilateralismo europei”), l’Europa “ha perso l’occasione per comprendere fino in fondo che la tragedia legata alle migrazioni mette in gioco la sua autorità morale e politica e i principi di solidarietà su cui è fondata”.
Forse – ha scritto Mario Benotti – si poteva fare di più. L’Europa avrebbe potuto dare una risposta più alta e completa (e anche più concreta) alla situazione che, non da oggi, si è venuta a creare nel Mediterraneo. Pur con tutte le sue divisioni interne – il cancelliere tedesco Merkel, dopo il Consiglio europeo straordinario di ieri a Bruxelles, ha fatto notare che su questo tema i ventotto Paesi membri sono e restano molto lontani da un accordo e da una posizione comune – l’Unione europea ha finalmente preso ufficialmente coscienza degli orrori. Ma ha perso l’occasione per comprendere fino in fondo che la tragedia legata alle migrazioni mette in gioco la sua autorità morale e politica e i principi di solidarietà su cui è fondata. Eppure il Governo italiano ha salutato con favore anche questo primo e timido passo: l’Ue si impegna a triplicare i fondi per la missione Triton – arrivando però a spendere in tutto quello che la sola Italia ha speso per l’operazione Mare Nostrumsalvo poi portare i profughi nel Paese più vicino, quindi di nuovo l’Italia. E pensare che lo stesso Governo italiano alla fine del suo semestre di presidenza, solo quattro mesi fa, aveva posto all’attenzione di tutta l’Europa la necessità di intervenire sulla gestione dei flussi migratori con una serie di raccomandazioni e richieste alle quali, di fatto, non è stato dato alcun seguito”.

“Occorre però prendere nota anche di un piccolo ulteriore passo in avanti: il mandato conferito dal Consiglio europeo all’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, di avviare un dialogo approfondito con le Nazioni Unite e con i Paesi dell’Africa”, si legge ancora sul giornale vaticano.

IL GOVERNO ITALIA HA FATTO LA SUA PARTE E PORTA A CASA UN PICCOLO MA IMPORTANTE SUCCESSO
“Il Governo italiano ha ragione a essere comunque soddisfatto anche solo di questi timidi passi, ma occorre ragionare in termini più approfonditi su una questione che va affrontata in maniera globale”. Dopo aver elencato una serie di questioni che l’Europa deve affrontare (quella “africana”, “quella mediterranea”), l’Osservatore romano si è soffermato, in particolare, su una sottolineatura: “Un forte contributo a questa operazione potrebbe venire fin da subito dal regno del Marocco, nazione stabile dell’area, che potrebbe divenire un valido interlocutore dell’Europa e che già in tempi lontani aveva sottolineato la necessità di un’azione politica basata sulla multilateralità e su un forte dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani quale via politica alla pace”.

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