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Il ratto d’Europa

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Il Ratto d’Europa

A cura di Alessandro Corneli/

Quando piove, si apre l’ombrello. Ma può non bastare se, ad esempio, l’ombrello è pieno di buchi, è rotto, non si apre, o tira un vento troppo forte. E non serve se la pioggia viene dal basso: le gocce cadono con tale violenza che rimbalzano a terra e arrivano in alto.

Di sicuro, buona parte della pioggia che bagna l’Europa viene dal basso, cioè da se stessa, dal modo in cui si è costruita e da come gestisce la propria crisi.La Grecia è il dito dietro il quale si nasconde la cattiva gestioneperché se Atene ha debiti per circa 220 miliardi di euro, l’Eurozona ha un debito pubblico pari a 5600 miliardi di euro. Chi è veramente al riparo?

L’economia finanziaria è diventata una virus della mente: tutti ragionano in termini di economia finanziaria e non se ne accorgono. Pensiamo ai risparmiatori che hanno i loro risparmi in euro: tremano all’idea di un ritorno alle valute nazionali che li ridurrebbero fortemente. Dimenticano l’economia reale. Chi ha un casa, ha un bene immobile, reale: che cosa conta se il suo valore nominale è espresso in una moneta o in un’altra? Conta se si ragiona in termini di economia finanziaria: vendo per 300 mila euro e poi li gioco sul mercato finanziario. Ma se non vendo, il valore della casa resta intatto. Fare la spesa: tutto costerebbe di più, si dice. Ma il paniere delle importazioni italiane (e di qualsiasi altro Paese) non è grandemente cambiato negli ultimi quindici anni e quindici anni fa – con le lire, i franchi, le pesetas, ecc. – si faceva la spesa, ecc.

L’ultima trincea degli europeisti è: “Europa sì, anzi più Europa, ma questa Europa no”. E quale altra? Non lo dicono perché non lo sanno e sono paralizzati dalla contemplazione del loro gruzzolo finanziario che temono di vedere scemare.

Due dottrine si confrontano. La prima afferma che “i debiti devono essere pagati”. Si possono dilazionare, aggiustare in qualche modo, ma devono essere pagati. Il debitore deve morire, ma il debito non deve essere cancellato: muoia con infamia. La seconda afferma che c’è un limite a tutto, che i patti devono essere rispettati ma senza arrivare all’annichilimento del debitore. Thomas Piketty lo ripete da tempo: più o meno tutti i maggiori Paesi europei hanno grossi debiti in valore assoluto e in termini di Pil: devono riconsiderarlo tutti insieme, guardando al futuro. Corollario: è illusorio che, fatta fuori la Grecia con ignominia, il male si fermi: la speculazione attaccherà chi prenderà il posto della Grecia come ultimo vagone del treno. Ovvero: è il meccanismo speculativo che deve essere fermato. Vedi Papa Francesco. Che non a caso è attaccato da tutte le parti.

La ricetta dell’austerità è buona se consente di ripagare un debito modesto in un tempo ragionevole: è la logica del buon padre di famiglia. Non è buona se il debito è enorme perché porta alla recessione e allora le banche non potranno fare più ciò che fanno: prestare soldi. Ecco la contraddizione: frenando l’economia, le banche comprano titoli di Stato e in tal modo si creano due circoli viziosi interdipendenti: quello dello Stato e quello delle banche che creano denaro e se lo scambiano. Mario Draghi li alimenta e, naturalmente, riceve plauso dagli Stati e dalle banche.

A questo punto, scende in campo il 7° Cavalleggeri. Arrivano i nostri, arrivano gli Americani con l’ombrello aperto. Firmiamo il Ttip – il trattato transatlantico di libero scambio. L’Europa ha un debito pubblico medio del 95% rispetto al Pil e gli Usa ce l’hanno al 105%. Perfetto! Facciamo l’alleanza dei grandi debitori, ma super-armata: droni a pioggia per chi non ci sta. Chi la guida? Naturalmente Washington. Come in Afghanistan, in Iraq, in Siria e lungo tutta la fascia africana del Mediterraneo (leggi: primavere arabe)? Il Califfato ha celebrato il primo anno di vita nel modo che sappiamo, con attentati in Europa, Africa e Asia. Ci vorrebbe un rapido e gigantesco movimento tettonico che staccasse l’Europa dal continente euro-asiatico e l’attaccasse a quello americano, infilandosi nel Golfo del Messico. Ma forse siamo a Giove che rapisce Europa.

Il punto è che l’Europa non c’è e quindi non riesce a pensare se stessa. La Ue è impegnata in ben altre battaglie: vuole che in Italia si possa produrre formaggio anche con latte disidratato: Vedi il Corriere della sera di domenica 28 giugno che dedica alla questione la pagina 27. Ma la salvezza sarà in un hamburger con carne di manzo ormonata e speziata. E poi ci si meraviglia della disaffezione dell’opinione pubblica verso l’Europa?

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