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lunedì, Marzo 1, 2021

Riaccesa l’attenzione politica sul Mezzogiorno. La riflessione di Giuseppe Terranova

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Giuseppe Terranova

Contributo a cura di Giuseppe Terranova/Politica in Calabria

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Nell’ultimo periodo si è’ riaccesa l’attenzione politica sul mezzogiorno, non solo perché alcuni istituti di analisi hanno pubblicato dati negativi da ogni punto di vista. I riflettori sul mezzogiorno e sui “sud” si riaccendono perché’ in questa parte d’Italia si sta sviluppando una profonda vicenda sociale e Politica. Uno spaccato con due volti, chiari e riconoscibili. Da un lato lo stato di precarietà e sofferenza che tende ad una desertificazione sociale dei territori meridionali con connotati senza precedenti; Dall’altro la condizione istituzionale che presenta una congiuntura inedita: tutte le Regioni del SUD sono guidate dallo stesso partito che governa ed esprime il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica. In questi mesi sto toccando con mano una Calabria e un mezzogiorno che in parte non conoscevo. Incontro disagio, sfiducia diffusa, ma anche voglia di restare e operare a queste latitudini. Imprenditori capaci di stare sul mercato nazionale ed estero; Sacerdoti e vescovi attenti e operosi per una vera integrazione sociale e culturale; Amministratori e Sindaci innovativi e veri baluardi di legalità’ e fiducia istituzionale;

Stabilmente mi pongo una domanda che pervade il mio animo di militante democratico: La Politica intercetta questo stato di cose? E se lo intercetta come pensa di rapportarsi in termini di proposte concrete? Il 4 Agosto alla vigilia della direzione nazionale del PD ho scritto a Matteo Renzi una lettera accorata, nella quale ponevo indicazioni precise per avviare un percorso reale di ripresa del SUD. Partendo dall’utilizzo dei fondi comunitari ( che vanno considerate non come fattore decisivo e risolutivo di antichi e gravi ritardi) proponevo un’azione sinergica di almeno cinque Regioni, superando vecchi retaggi, limiti territoriali e visioni campanilistiche. Lo ribadisco, il Mezzogiorno ce la può fare se cammina e progetta il suo futuro in modo unitario. Se si presenta a Roma e a Bruxelles come una grande area territoriale, porta d’ingresso dell’Europa e snodo delle relazioni sociali ed economiche tra oriente e occidente. E non con il vassoio in mano per interventi localistici e assistenziali. Sulla base di tale convinzione urgono scelte vere e non ipotesi, o peggio ancora annunci che hanno costellato la storia degli ultimi trent’anni di storia repubblicana. Il mio Partito a tutti i livelli decide nella prossima legge di stabilità finanziaria nazionale di inserire interventi operativi di questa portata? Come: alta velocità almeno fino a Reggio Calabria;Chiedere con convinzione all’Europa l’istituzione della ZES a Gioia Tauro, sapendo che da questo sito portuale, unico per caratterische nel mediterraneo, passa lo sviluppo reale del SUD; Potenziare e non smantellare la presenza dello stato( Prefetture, questure, forze dell’ordine, Procure della Repubblica); Deliberare investimenti al sistema formativo e alle Università meridionali alla pari delle percentuali assegnate ad altre aree del Paese. Un piano concreto di contrasto alle povertà che ormai investe diverse fasce sociali; Scelte mirate che pongono le classi dirigenti , non solo quelle Politiche, da Roma in giù , di fronte alle proprie responsabilità. Per farlo ci vuole coscienza e responsabilità Politica. Proviamoci. Ce la faremo. Da un nuovo patto tra Politica e società civile può e deve nascere un mezzogiorno più intraprendente, vivace e progredito.

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