In Calabria, Fondazione Caponnetto: chi mira a deligittimare Adriana Musella?

Le dichiarazione del Presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri

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I Magistrati Caponnetto e Falcone

L’articolo apparso sulla testata telematica calabrese Corriere della Calabria, che esponeva in modo dubbioso i conti dell’Associazione Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti” presieduto da Adriana Musella, non è sfuggito al mondo della Rete e dei social che le esprime solidarietà e vicinanza.

LA LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CAPONNETTO SALVATORE CALLERI
Tra gli addetti ai lavori che hanno espresso vicinanza e solidarietà al Presidente del Coordinamento “Riferimenti”, spicca Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Caponnetto che ha pubblico in rete un messaggio tanto breve quanto significativo: ”Adriana Musella poco tempo fa ha presentato un esposto sui beni confiscati in Calabria. Esposto a mio avviso scomodo e diretto a scardinare l’attuale sistema. L’altro ieri ha ricevuto le chiavi di un bene confiscato al clan Mancuso di Limbadi in un contesto sociale difficile. Il giorno dopo parte un articolo contro Adriana Musella. Sorge una domanda spontanea… Chi mira a delegittimare Adriana Musella e il suo impegno antimafia? Oggi siamo di fronte alla mafia che sta riuscendo nella sua opera di parificare la mafia alla antimafia delegittimando chi la combatte”.

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Il Magistrato Antonino Caponnetto con Adriana Musella

IN CALABRIA IL MINISTRO ALFANO VIENE SMENTITO DA PROCURATORE NICOLA GRATTERI
Solo alcuni giorni prima il Ministro dell’Interno Angelino Alfano da Reggio Calabria aveva dichiarato che la ‘ntrangheta sta perdendo forza. Dichiarazioni subito smentite dal Procuratore Antimafia Nicola Gratteri che rimbalza la notizia asserendo il contrario. I mezzi e le risorse scarsissime rese disponibili dallo Stato agli Organi inquirenti e il numero esiguo di Magistrati impegnati nel contrasto alle mafie, lascia credere che il PM Nicola Gratteri abbia ragioni fondate di ritenere il contrario.

Il bene sequestrato a Limbadi alla famiglia Mancuso, dal canto suo, al di là del suo relativo valore intrinseco in quanto bene sequestrato alla nota famiglia indicata dalla Giustizia come nome di assoluto spicco nel mondo della ‘ntrangheta, la più potente organizzazione criminale del mondo, ne ha uno simbolico che risiede nel valore che questo bene ha per lo Stato quale testimonianza del suo impegno contro le mafie.

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L’Associazione antimafia “Riferimenti” in Campidoglio con centinaia di Giovani

Avere sequestrato un bene non significa avere scalfito la ‘ntrangheta e i suoi mille interessi internazionali. Sarebbe da ingenuo pensarlo. Per cui tale bene ha solo valore simbolico. Dunque l’Associazione presieduta da Adriana Musella che svolge attività culturali di diffusione dei principi della legalità, non può sostituirsi allo Stato. Soprattutto, è bene dirlo, la questione “Limbadi” riguarda soprattutto lo Stato, il Governo, la Politica locale, regionale e nazionale, che in questo fazzoletto di terra vincono o perdono. Spostare la questione su una Donna e utilizzare il suo impegno facendo leva sul suo dolore di figlia di una Vittima di Mafia per dare l’immagine di un “Governo virtuale”, sarebbe ingiusto. E’ lo Stato che deve sapere cosa vuole per davvero poiché in Calabria, pare ovvio, che a vincere da sempre siano tutte le mafie.

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