Papa Francesco: non dimenticare i cristiani in Iraq

Le verità di questa guerra iniziata ne 2002 sono due: la strage dei cristiani passata inosservata come se questo sangue non macchiasse, e l'ISIS.

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Papa Francesco

di Fabio Gallo – Direttore Editoriale/

Poco è cambiato da quando nel 2002 l’Iraq diventava scenario di guerra. Bombardamenti, morte e devastazione diventavano l’appuntamento preferito per la stampa internazionale, ma nessuno si è mai chiesto “perchè” la guerra stava accadendo nonostante tutti la scongiurassero. Un strana alleanza prendeva vita: Stati Uniti di cui siamo colonia da 60 anni attaccava e Francia, Inghilterra si associano e bombardano ancora. Poi, la sconfitta delle superpotenze innanzi a tribù alimentate dall’odio secolare contro il nemico che viene dall’occidente. Chi pagavano erano gli iracheni e in particolar modo i cristiani, i Caldei. E così prendeva vita dopo la prima ondata di fuoco il massacro dei cristiani in Iraq. Muore ucciso il Vescovo di Mosul Mons. Rahho insieme ai due giovani assistenti che avevano studiato a Roma per celebrare la loro prima e ultima messa, proprio insieme al loro Vescovo. Le cose non quadravano ma la morte faceva spettacolo e da quel giorno, legittimata dal silenzio delle Nazioni, inclusa la nostra, inizia la mattanza dei cristiani. La Stampa internazionale da qual giorno diventa quotidiana cronaca di sangue cristiano. Ma nessuno per evitarlo ha mai mosso un solo dito mentre la diplomazia falliva quotidianamente ogni sua missione. Scopo della diplomazia, si sa, è solo quello di salvaguardare interessi economici ed energetici. Se muore massacrata la gente, poco importa. A parlarne siamo stati in pochi. Io, certo, forse perché avevo vissuto un decennio insieme al Procuratore del Patriarcato di Babilonia dei Caldei, nella Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma. Abbastanza per diventare un cristiano d’altri tempi e mettere a rischio la mia stessa vita. Si, perché i Servizi Segreti di chissà chi si facevano sentire e vedere fino a incontrarci nella scale delle nostre stanze con il patto di non ostacolarci fisicamente ma di scrutarci negli occhi, si. Quando si gioca una partita in un campo troppo grande, ho imparato da quel periodo, si rischia di rimanere senza fiato e di perdere. Soprattutto quando ad invadere il campo sono antichi spettatori oggi disposti a farsi saltare in aria. E si, perché oltre ogni dietrologia e fantapolitica c’è il fatto che sono sempre più coloro i quali rinunciano a tutto quanto ogni essere umano dispone, alla vita, per imporre la propria testimonianza di dissenso. Anche la teoria del dominio del mondo da parte di pochi illuminati sfugge di mano perché la vita di nessuno di noi è eterna e non potremo raccogliere i risultati di tali teorie. La verità è che tutto è sfuggito di mano a tutti e l’Europa dei burocrati ha fallito. Una volta messa dalle vere potenze mondiali innanzi alla realtà, ha dimostrato di potere essere solo teatro di distruzione. Oggi, dopo Giovanni Paolo II, Benedetto XVI è Papa Francesco che invita a “non dimenticare i cristiani in Iraq”. Appunto, nulla è cambiato ma siamo stati decimati. Questa è una delle due verità. l’altra si chiama ISIS. Onori ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, vittime innocenti e martiri in Iraq.

 

L’Appello del papa da Radio Vaticana – Dal 1° al 4 aprile Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) sarà ad Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Nell’occasione Papa Francesco ha voluto affidare alcuni paramenti sacri e un suo personale contributo finanziario per i cristiani iracheni al vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, che farà parte della delegazione, guidata dal direttore di Acs-Italia Alessandro Monteduro, assieme al vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta e a don Massimo Fabbri in rappresentanza dell’arcidiocesi di Bologna. “Non appena il Santo Padre ha saputo di questo mio viaggio assieme ad Aiuto alla Chiesa che Soffre – racconta mons. Cavina – mi ha telefonato esprimendo il desiderio di inviare un dono ai nostri fratelli nella fede iracheni”.

Il Papa invita a non dimenticare il dramma dei cristiani perseguitati

Il Pontefice ha inoltre consegnato a mons. Cavina una lettera in cui loda il viaggio organizzato da Acs, “iniziativa che esprime amicizia, comunione ecclesiale e vicinanza a tanti fratelli e sorelle, la cui situazione di afflizione e di tribolazione mi addolora profondamente e ci invita a difendere il diritto inalienabile di ogni persona a professare liberamente la propria fede”. Il Papa invita a “non dimenticare il dramma della persecuzione”, notando come “la testimonianza di fede coraggiosa e paziente di tanti discepoli di Cristo rappresenti per tutta la Chiesa un richiamo a riscoprire la fonte feconda del Mistero Pasquale da cui attingere energia, forza e luce per un umanesimo nuovo”.

Non è solo un atto di carità ma un soccorso al “Corpo di Cristo”

“La misericordia – prosegue il Papa – ci invita a chinarci su questi nostri fratelli per asciugare le loro lacrime, per curare le loro ferite fisiche e morali, per consolare i loro cuori affranti e forse smarriti. Non si tratta solo di un atto doveroso di carità, ma di un soccorso al proprio stesso corpo, perché tutti i cristiani, in virtù del medesimo battesimo, sono “uno” in Cristo”.

La visita ai cristiani di Ankawa

In Kurdistan la delegazione incontrerà mons. Bashar Matti Warda, arcivescovo caldeo di Erbil, con il quale visiterà i Centri profughi, nel sobborgo a maggioranza cristiana di Ankawa. Tra questi anche il Villaggio Padre Werenfried, che prende il nome dal fondatore di Acs padre Werenfried van Straaten, un insediamento di 150 case prefabbricate donate da Aiuto alla Chiesa che Soffre in cui vivono 175 famiglie cristiane. La visita proseguirà nelle scuole prefabbricate donate da Acs, che permettono a circa 7mila bambini iracheni di continuare a studiare. Nei giorni seguenti la delegazione incontrerà anche mons. Petros Mouche, vescovo siro-cattolico di Mosul, costretto a vivere ad Erbil assieme ai suoi fedeli dopo che la città è stata conquistata dal sedicente Stato Islamico.

I cristiani di Erbil non hanno mai rinunciato alla propria fede

“Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto fin dal primo momento i cristiani rifugiati nel Kurdistan iracheno – ricorda Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia – abbiamo donato loro cibo, case e scuole, affinché potessero vivere dignitosamente. Senza mai dimenticare il sostegno alla pastorale, così che i cristiani potessero continuare a vivere pienamente la loro fede. Una fede a cui coraggiosamente non hanno mai voluto rinunciare anche a costo della vita”.

Acs ha promosso in Quaresima sei diversi progetti per i cristiani iracheni

Dal giugno 2014 ad oggi Acs ha donato ai cristiani iracheni oltre 15milioni e 100mila euro. Il sostegno ai cristiani iracheni è stato portato avanti anche in questa Quaresima, durante la quale la sezione italiana della fondazione pontificia ha promosso sei diversi progetti per aiutare i 250mila cristiani rimasti in Iraq. Alla campagna hanno aderito, con generose donazioni, anche le diocesi di Carpi e di Ventimiglia-San Remo. (R.P.)

 

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