PD senza volto (e anima) in Calabria ora mostra quello di Carlo Guccione “il lavoratore”

Carlo Guccione: è' necessario che il centrosinistra a Cosenza prenda in seria considerazione il documento a firma di Enzo Paolini e del Nuovo centrodestra

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Il Consigliere regionale della Calabria Carlo Guccione

A cura di Fabio Gallo/ Direttore Editoriale/

E’ arrivato a Reggio Calabria il Presidente del Consiglio Matteo Renzi per sottoscrivere il Patto con la Calabria ma la realtà di questa regione considerata da Roma “la fossa comune” della politica, lo attende fuori con le uova in mano e i cartelloni che citano i dati della disoccupazione giunta, ormai, a livelli di non ritorno.

Gente seria quella per strada, gente del suo partito, gente del PD, volti di gente che lavora, che non chiede le vacanze a Lugano ma solo lavoro onesto, pronti a ricevere dalla Polizia una manganellata in faccia, pur di affermare la verità. Parola d’ordine è “non pronunciare il termine posti di lavoro ma ‘opportunità’!” E così la Calabria è diventata la terra delle mille e mille opportunità.

La Calabria di Matteo Renzi è decisamente perdente e dopo il ritiro del suo candidato a Sindaco alle amministrative di Cosenza Lucio Presta, anche l’intero PD che gli sorride a 32 denti ma vorrebbe vederlo finito, è nei guai seri e alla ricerca di un candidato che faccia fare bella figura.

Ma il PD non vuole mostrare apertamente i lividi procurati dalle risse interne e con la scusa dei Bronzi di Riace, nel giorno del Patto con la Calabria, prova a mettere su di essi in una saletta dello stesso Museo, una bella spalmata di cipria e di buona marca: Carlo Guccione detto “il lavoratore”, il Consigliere regionale della Calabria divenuto famoso per uno strano paradosso, una volta abbandonato il suo posto in Giunta a causa dell’indagine “rimborsopoli” che lo ha appena sfiorato e reso ancor più operativo di quanto già non lo fosse da Assessore.

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Consigliere regionale della Calabria Carlo Guccione

Carlo Guccione, infatti, una volta rientrato nei ranghi del Consiglio regionale, ha attivato una campagna di contestazioni infinite contro il governo regionale, a testa bassa, diventata l’unica vera attività politica di rilievo in Calabria, a partire dalla Sanità, alle denunce sui numeri della disoccupazione.

E a proposito di Sanità per molti è stato scandaloso che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi non abbia inteso dare un segnale sull’indagine della Magistratura che, proprio a Reggio Calabria, ha portato alla luce i gravissimi fatti accaduti nell’Ospedale locale ove si sono scoperte procedure a carico di medici illustri che si possono equiparare, se le accuse sono vere, solo ad un lagher.

Ma in Calabria, intanto, in questo giorno speciale, il Presidente Matteo Renzi vede solo il Popolo del “no” e non Cittadini calabresi  senza lavoro o in gravissime difficoltà che nessuno, tra l’altro, ha più né la forza, né l’intelligenza di difendere perché, diciamo la verità, la Calabria non ha più orgoglio, Roma fa la padrona e questa gente, diciamolo, fa comodo che sia così.

Assistere a questa giornata di pietà politico-istituzionale è stato imbarazzante. Una giornata, questa di Reggio Calabria, che ha evocato gli auspici del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano quando nel corso della sua visita a Reggio affermò, “..in Calabria c’è bisogno di un salto generazionale!”.

E se tutti (o quasi) i partiti hanno raggiunto il fondo storico, il PD pare essere senza fondo. La cartina al tornasole, oltre al pessimo governo del Presidente Gerardo Mario Oliverio in chiara difficoltà gestionale, perché forse ha sopravvalutato molti dei suoi collaboratori e alleati, sono le Amministrative di Cosenza che stanno sottoscrivendo la peggiore pagina di storia politica e sociale della Sinistra. Lo certifica anche l’Avvocato Enzo Paolini, candidato a Sindaco di Cosenza che ha affermato: “la nomenclatura Pd ha dapprima calpestato ogni regola e poi ha cercato di comprarmi (…) Questo Pd glielo lascio volentieri; non è la lebbra, è solo un gruppo di persone che sono maggiordomi a Roma e pensano di essere padroni in Calabria“, come riportato da Il Corriere della Calabria.

In questo clima, dopo la rinuncia a candidato Sindaco di Cosenza del manager televisivo, il renziano Lucio Presta, oggi il PD cerca il suo Sindaco sul quale, possibilmente, far convergere anche i voti dei fratelli Pino e Tonino Gentile. Diversamente, non solo perderanno le elezioni ma anche la faccia. I Bronzi avranno fatto il primo miracolo? Non sappiamo, ma una cosa è certa va detta: questa danza convulsa fa male ai calabresi onesti. Che i trucchi non servono lo ha detto anche lo stesso Carlo Guccione quando ha affermato: ”è’ necessario che il centrosinistra a Cosenza prenda in seria considerazione il documento a firma di Enzo Paolini e del Nuovo centrodestra, in cui si chiede di aprire un confronto serrato per la scelta del candidato a sindaco di Cosenza“.

Carlo Guccione non è stupido e sa bene che la seduzione e il diavolo vestono sempre Prada (Roma, ndr.). Chi lo stima gli ricorda che lui ha lavorato bene da Assessore (forse troppo, ndr), e qualcuno non ha gradito. Da Consigliere ha lavorato ancora meglio, al punto tale da essere visto oggi da molti, nel PD, come l’unico vero faticatore della politica regionale. Insomma, si chiedono i suoi amici: la candidatura a Sindaco è un premio per il lavoro svolto sino ad oggi oppure …??

Mentre in questa danza convulsa i protagonisti cercano di sgambettare senza pestare i piedi soprattutto a se stessi, la Calabria oltre che la terra dei Bronzi, è anche la mecca dei fondi europei. Ce ne sono a dire basta e nonostante recentemente tutti si mostrino in grado di spenderli (ma non di amministrarli), puntualmente l’Europa ringrazia per la restituzione di ingenti somme di danaro che se da una parte impoveriscono la Calabria e il lavoro dei Calabresi, dall’altra vanno ad arricchire in Europa i Paesi che hanno già speso e bene i loro fondi. Dunque il dislivello tra Calabria e regioni dell’Europa si moltiplica continuamente.

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