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mercoledì, Ottobre 28, 2020

Nico D’Ascola (Ap) all’Università dell’Antimafia di Limbadi sulla “certezza della pena”

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Nico D'Ascola, Giustizia, senato della repubblica, antimafia
Nico D’Ascola, Presidente della Commissiona Giustizia del Senato

Aperti giorno 14 Gennaio 2017 i Seminari formativi dell’UNIVERSITA’ dell’ANTIMAFIA di Limbadi che sorge all’interno dei beni sequestrati dallo Stato alla famiglia Mancuso e affidati dal Ministero dell’interno all’Associazione antimafia “Riferimenti” presieduta da Adriana Musella, che ha voluto dedicare questo spazio ai Giovani e alla loro formazione in un contesto di sviluppo e legalità. Direttore Scientifico del Centro Studi sul Fenomeno Mafioso “Gerbera Gialla” (promotrice dell’UNIVERSITA’ dell’ANTIMAFIA) è il Magistrato Marisa Manzini, Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Cosenza. Responsabile della Progettazione Adriana Musella e a coordinare le attività con il ruolo di Direttore del Centro Studi è il Dirigente Scolastico Mariarosaria Russo. Un grande contributo di civiltà non solo alla Calabria bensì all’intera Nazione, interamente al femminile. 

Da sx: Mariarosaria Russo, Nico D'Ascola, Adriana Musella, Concettina Siciliano, Fabio Gallo
Da sx: Mariarosaria Russo, Nico D’Ascola, Adriana Musella, Concettina Siciliano, Fabio Gallo

La prima giornata di studi ha visto ospiti relatori Il Presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola, l’esperto di Intelligenza Connettiva Fabio Gallo della Fondazione “Paolo di Tarso e Concettina Siciliano Direttore dell’Istituto Anticorruzione. I Giovani (davvero numerosi) sono stati i veri protagonisti mostrando molto interesse per gli interventi che, oggettivamente, hanno fatto comprendere il grande contributo che l’UNIVERSITA’ dell’ANTIMAFIA di Limbadi può dare all’Italia.

Da sx: Il Prof. Sen. Nico D'Ascola Presidente Commissione Giustizia del Senato con Adriana Musella
Da sx: Il Prof. Sen. Nico D’Ascola Presidente Commissione Giustizia del Senato con Adriana Musella

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA
“Individuo in questa iniziativa proprio uno degli esempi che concretizzano una delle riforme più importanti di cui ci stiamo occupando che è quella del codice antimafia, perché,  tra le altre cose, ci stiamo occupando della destinazione dei beni confiscati alla mafia”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’ Ascola intervenuto all’Università dell’Antimafia a Limbadi che sorge in un bene confiscato alla cosca Mancuso, nell’ambito  dei seminari formativi promossi dal Centro Studi sul Fenomeno Mafioso “Gerbera Gialla”.

Giovani seminaristi nell'Università dell'Antimafia di Limbadi
Giovani seminaristi nell’Università dell’Antimafia di Limbadi

“Non si tratta soltanto sul quel versante di un intervento relativo, punitivo per quanto riguarda la cosiddetta ricchezza formatasi illecitamente, ma si tratta  anche di dare una destinazione socialmente utile a questi beni. Lo Stato – prosegue il presidente –  compirebbe soltanto una parte del suo dovere se si limitasse ai provvedimenti di ablazione, di confisca e si disinteressasse di una destinazione socialmente utile di questi beni che ovviamente deve essere decisa dalle strutture di cui lo Stato dispone in questo senso, in particolare dell’Agenzia dei beni confiscati alla mafia che nella progettazione che sta all’interno del disegno di legge dovrebbe diventare un ente complesso e strutturato con personale formato da professionisti in grado di provvedere a compiti così delicati”.

Il presidente D’Ascola si è soffermato poi, sui temi del garantismo e della certezza della pena: ”Certezza della pena significa che alla commissione di un reato deve corrispondere una reazione sanzionatoria dello Stato. Questo principio sta già all’interno del concetto di norma giuridica. Per norma giuridica intendiamo una sorta di proposizione all’interno della quale si afferma che se si verifica un certo fatto e per fatto intendiamo un reato, a questo debba conseguire una reazione sanzionatoria da parte dello Stato, perché è implicato nel concetto di giuridicità il concetto di sanzione”. Sulla funzione rieducativa della pena, il presidente aggiunge: ”Il modello di una pena assoluta è un modello che potremmo definire ormai definitivamente rinunciato. La funzione tendenzialmente rieducativa della pena inevitabilmente porta ad una contrazione del trattamento sanzionatorio ed anche ad una adozione di modelli rieducativi, ossia di concreti trattamenti nel principio costituzionale che vuole che la pena sia un trattamento il quale  tendenzialmente  ponga il condannato nella condizione di poter essere nuovamente accolto in società dopo la espiazione della pena”. 

Fonte: Il Portavoce Daniela Gangemi

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