Carlo Guccione, rischio idrogeologico: pessima figura della Regione Calabria

Leggendo i dati, si scopre che in Calabria - afferma Carlo Guccione - una popolazione di 87543 abitanti vive in Aree P3 (pericolosità elevata) e P4 (molto elevata)

On.le Carlo Guccione

On.le Carlo Guccione Consigliere regionale della Calabria e Coordinatore della coalizione “la Grande Cosenza”

Continuano le denunce del Consigliere regionale della Calabria Carlo Guccione (PD) contro il malgoverno e l’inefficienza della politica calabrese. In realtà si tratta di un martellare, quello dell’On. Carlo Guccione,  teso a stimolare quella politica regionale che in Calabria appare priva di fatti e segni che possano premiare la fiducia degli elettori che hanno portato al Governo il PD di Gerardo Mario Oliverio. Questa volta Carlo Guccione punta il dito sulla gestione del rischio idrogeologico e sembra non avere tutti i torti.

COSENZA domenica 5 febbraio 2017 «C’è da rimanere sorpresi nel leggere il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2016 che ha approvato l’indicatore di riparto su base regionale delle risorse finalizzate agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Come è noto, il governo nazionale ha predisposto un piano nazionale di mitigazione e contrasto al rischio idrogeologico 2015-2023. E a tal fine ha definito un criterio di riparto delle risorse disponibili in considerazione della superficie territoriale della popolazione residente di ciascuna regione interessata rispettivamente e a rischio frane, alluvioni, erosioni costiere e valanghe”.

È quanto sostiene Carlo Guccione, consigliere regionale del Partito Democratico.

«Leggendo i dati, si scopre che in Calabria – afferma Carlo Guccione –  una popolazione di 87543 abitanti vive in Aree P3 (pericolosità elevata) e P4 (molto elevata) per quanto concerne il rischio frane. E 77251 persone vivono in Area P2 (pericolosità media) rispetto al problema delle alluvioni. Questi dati sono stati forniti dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e per la ricerca ambientale) nei rapporti tecnici 2015 e 2016. Anche un non addetto ai lavori si accorgerebbe che tali dati non corrispondono alla realtà di un territorio fortemente segnato da fenomeni di dissesto idrogeologico e di erosione costiera. Come è potuto accadere che i dati in possesso della Regione Calabria siano così macroscopicamente in contrasto con la situazione di un territorio privo di una aggiornata e completa mappatura dei fenomeni franosi?».

«Troppe chiacchiere – precisa Carlo Guccione –  e tanta ipocrisia in questi mesi sono state veicolate da parte delle istituzioni in relazione a questo argomento, un tema strategico per lo sviluppo e la sicurezza di una regione che non può pensare di potere ambire ad avere infrastrutture economiche se il suo territorio rischia di cadere a pezzi.

Chi è il responsabile del mancato aggiornamento dei dati che, dalle notizie in nostro possesso, non sono stati aggiornati dal 2001 (PAI, Piano di assesto idrogeologico)?

Come ha fatto la Regione Calabria a esprimere parere favorevole, nella seduta del 29 settembre 2016, nella conferenza Stato-Regioni rispetto al criterio che colloca la stessa Regione “solo” all’undicesimo posto di questa speciale graduatoria formulata in base ai dati incompleti che lo stesso Ente ha fornito all’Ispra? Un modo di agire pressapochista da parte della Regione Calabria, che rischia di far pagare un prezzo elevato ai calabresi e a quei tantissimi territori che aspettano da anni risposte. É mai possibile che la Regione Calabria ancora ad oggi non possieda l’inventario completo di tutte le frane presenti su tutto il territorio regionale? Qualcuno farebbe bene ad evitare annunci e proclami. Dovrebbe, invece, impegnarsi affinché ci sia una programmazione seria. E dovrebbe avere la volontà politica necessaria per affrontare con serietà e determinazione i problemi della Calabria. Sarebbe bastato poco per presentarsi a Roma con dati quantomeno più aggiornati, utilizzando modelli e tecniche moderni che sono nella disponibilità della nostra Regione.

Nulla si sta facendo per la prevenzione del rischio idrogeologico. E a distanza di ormai 15 anni non sono stati attivati i presidi idraulici».

 

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