Quegli sputi sulla Croce da quelle quattro puttanelle velate

Sputano sul Crocifisso, vomitano l'Eucaristia sull'altare. Questi immigrati violenti devono essere sbattuti fuori dall'Italia subito. Lo dice anche il Vicepresidente dell'Associazione Nazionale Magistrati.

Il Crocifisso

Il Crocifisso

Introduzione di Fabio Gallo/

Sono profondamente colpito dalle parole di Vittorio Feltri la cui esperienza è scrigno di almeno 40 anni della cultura che ha reso l’Italia la Bella e unica nel Mondo. Ma da alcuni anni l’Italia è governata da gentaglia da quattro soldi che sta svendendosi per un rolex, per una dose di cocaina o per una scopata. La misura è colma e stiamo scoprendo che l’offesa agli italiani e alla loro cultura, al loro intimo patrimonio di sentimenti vitali è tale, da non riuscire più ad essere indifferenti.
Siamo nelle mani di quattro idioti. Sono perfettamente d’accordo con il Direttore Feltri. E aggiungo: idioti che culturalmente sono meno che zero. Motivo per cui non comprendono quanto sta accadendo nel nostro Paese. E non è solo il Direttore Vittorio Veltri ad alzare la voce! Proprio in queste ore, infatti, ha tuonato nel mondo della comunicazione la voce del Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Angelo Angermano che ha dichiarato senza usare mezzi termini che

l’immigrazione metterà a rischio la tenuta democratica del paese”

E ha continuato affermando che

dobbiamo prendere atto che non possiamo accogliere tutti. Diritti e doveri devono essere fissati in uno statuto dell’immigrato che ancori l’accoglienza nel nostro paese al rispetto delle leggi”.

E come se non bastasse il noto Magistrato ha dichiarato che

chi intende diventare italiano dev’essere sottoposto a verifiche severe e progressive che dimostrino come l’aspirante cittadino accetti e condivida i valori democratici”.

Ormai è chiaro! Siamo governati da politici decerebrati e lobotomizzati che pensano solo ad accumulare danaro mentre i poveri cittadini italiani insieme al nostro Patrimonio Culturale che è anche quello dei campanili cristiani, del suono delle campane, dei crocifissi nelle scuole e del presepe, delle campagne e della gente in pace, viene deriso da gentaglia che indossa indegnamente anche gli abiti dell’Islam.
No, non muovo un’accusa all’Islam ma a questi escrementi umani che indossano indegnamente la veste islamica per sputare sul crocifisso, che fanno finta di essere cristiani per prendere la comunione e sputarla sull’altare mostrando il volto di quell’Islam violento e incompatibile con qualsiasi civiltà, che ci sta portando all’esasperazione. Anche io come il Direttore Vittorio Feltri e come il Procuratore della Repubblica Angelo Sangermano attendo che i loro referenti li denuncino pubblicamente. Ma so bene che ciò non accadrà mai.
Vorrei che questa gentaglia sappia che i loro sputi sulla Croce e il loro vomitare sui nostri altari cristiani, sono una grande offesa e costituiscono da oggi la motivazione di una nuova classe politica che sorgerà per allontanarli dall’Italia, per la quale i nostri antenati hanno combattuto e sacrificato affetti, ogni bene e la vita stessa.

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

La chiesa di San Zulian a Venezia è stata in questi giorni il luogo di un attacco terroristico subdolo, senza sangue, ma che fa sanguinare il cuore di uno come me che è ateo, ma è pur sempre figlio di questa terra dove suonano le campane e il panorama è pieno di croci e crocifissi. Due volte. Prima alcuni giovanotti arabi si sono presentati a messa. Hanno ricevuto la comunione fingendosi devoti cattolici e subito hanno vomitato l’ostia sull’altare come fosse cibo del diavolo, bestemmiando Gesù Cristo. Poi, passato un giorno, quattro ragazze con il velo islamico si sono dirette verso il crocifisso e gli hanno sputato sul volto: quello sarà stato di legno, ma io ho sentito la bava di questa gentaglia sulla mia faccia, anzi sul volto dei miei che mi hanno insegnato il segno della croce, e dei loro padri e indietro ancora, a quelli che hanno fatto l’Italia, un paese che farà anche pena, ma è il mio paese. Il nostro paese.

C’è voluto che il fatto si ripetesse, che arrivasse il gruppo di puttanelle islamiche per convincere il parroco alla denuncia pubblica. Il sacrestano quasi si vergognava a farlo sapere, mica che gli dessero del visionario o del razzista fondamentalista. Il prete infine ha rivelato pubblicamente il sopruso. Ed è già un miracolo di coraggio. Perché ora dovrà subire lui il processo: gli diranno di non avere misericordia, di prestarsi alla reazione violenta, ad esempio, di Libero.

 Violenta? Sacrosanta. Se non ci difendiamo, se non tuteliamo quello che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto calpestando coi suoi piedi questa valle di lacrime, tanto vale arrendersi, consegnarci direttamente al Califfo e ai suoi mullah. Ribelliamoci. Chiediamo che la comunità islamica consegni alle forze dell’ ordine questi loro soci. Figuriamoci. I musulmani in Italia, visto che non hanno il santo timor di Dio, come recitava il catechismo del mio curato, e neppure della legge, ne abbiano almeno di una salutare reazione dell’ opinione pubblica. Temo sia tardi.Nei giorni scorsi ho letto un reportage sul Foglio di Cristina Giudici da un quartiere di Milano, vicino a San Siro, trasformato ormai in una succursale della Mecca. Scriveva: «A metà pomeriggio, nel quartiere popoloso e popolare a cento metri dallo stadio, sembra di stare quasi al Cairo. Ciò che colpisce di più è l’immagine delle numerose donne che nel pomeriggio affollano il marciapiede con molti bambini.

Tutte velate, molte con il velo integrale. Il quadrilatero della vecchia San Siro è diventato una mini Molenbeek. Ne sa qualcosa Giovanna De Matteis, madre di un alunno di quarta elementare, con un solo compagno di classe italiano, che ha ingaggiato una battaglia per difendere, ci dice, il crocifisso e impedire che venisse accolta la richiesta di alcuni genitori di mandare alla scuola elementare le bambine con il velo. Una richiesta che indica il grado di radicalizzazione esploso in quartiere negli ultimi due anni».

La giornalista racconta che i musulmani non fanno entrare chi non è dei loro in certi negozi. Almeno impediamo che ci insozzino le chiese, che non sono proprietà solo di chi vi accende devotamente le candele, ma sono luoghi della nostra anima o animaccia che sia.

Ci sono le impronte della memoria senza cui non esiste nazione, civiltà e non si resiste all’invasore. Noi non siamo come loro, come gli islamici intendo. In Pakistan hanno buttato in una fornace due sposi cattolici accusati (falsamente) di aver bruciato una pagina del Corano: si sono mossi in mille per linciarli.Hanno fatto scoppiare rivolte, e assassinato vignettisti a sangue freddo, per un paio di disegnini. Noi non siamo così. Ma quelli che hanno sputato le ostie li sputerei su un canotto, con acqua e viveri beninteso e persino una copia del Corano, e li spingerei al largo verso i loro minareti libici, egizi o marocchini. Non andremo a insozzargli le moschee. Ma state a casa vostra.Il Padreterno si arrangerà a suo tempo a sbatterli all’inferno, sempre che non sia Allah a comandare anche nell’aldilà, visto che nell’aldiquà già imperversa. Oppure li perdonerà. È il suo lavoro. I bravi cristiani seguiranno l’esempio del Papa (chi sono io per giudicare?) e diranno che è colpa delle multinazionali, dei fabbricanti di armi e ultimamente di quelli dei Tir. Io non ci sto.

Posso permettermelo, non essendo un bravo cattolico. Ma penso che uno Stato laico, che non è obbligato a perdonare 70 volte 7, debba reagire con forza, riprendere il controllo di tutto il territorio, appoggiato da teste di destra, di sinistra e di centro. Mi illudo. Sono sicuro che i giornaloni minimizzeranno, riducendo il tutto a un caso di folklore tra opposti baciapile. Balle.

Fonte: Libero

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