Poletti isolato sul lavoro: comanda Palazzo Chigi. Vietato licenziare i giovani

Ministro Giuliano Poletti

Ministro Giuliano Poletti

Sembrava un vezzo del governo Renzi. Mettere da parte i ministeri e accentrare tutto alla presidenza del Consiglio. Invece il metodo rottama-dicasteri prosegue anche nel pacatissimo e collegiale governo di Paolo Gentiloni. Caso di scuola, quello di Giuliano Poletti. Ieri era al Meeting di Rimini per parlare di un piano Marshall a favore dei giovani. Ma il ministero che guida ormai da tre anni non ha un ruolo centrale sui dossier più importanti.

Tra una settimana lo stesso ministro incontrerà i sindacati per parlare di pensioni. Piatto forte della trattativa, l’aumento automatico dell’età pensionabile e quindi il decreto che dovrebbe essere approvato a ottobre e dovrebbe portarla a 67 anni dal 2019. Poletti continua a sostenere che tutto dipende dall’Istat e quindi dall’aggiornamento dell’indice sulle aspettative di vita. Il ministero dell’Economia unico vero contraltare di Palazzo Chigi su questi temi invece assicura che lo scatto ci sarà, Istat o no.

Via Flavia ha poca voce in capitolo anche sulle misure di spesa. C’è ad esempio un piano per allargare l’Ape social alle lavoratrici. In questo caso il pallino della proposta (ancora sospesa) è Marco Leonardi, consigliere di Palazzo Chigi. Nei suoi cassetti, anche il dossier chiave della prossima legge di Stabilità, cioè la decontribuzione per i nuovi assunti. Provvedimento bandiera del premier Gentiloni e del ministro, ma che vede Poletti defilato.

Martedì sono uscite delle stime sui giovani che potrebbero trovare lavoro con la decontribuzione. Trecentomila. Il ministro ieri ha detto che si tratta di una cifra «ragionevole». Come dire, la stima non viene dal mio dicastero, ma mi allineo. La fonte è Palazzo Chigi.

Difficile che al ministro sia sfuggito quanto questa stima sia spericolata. «Impossibile avere occupazione aggiuntiva se la crescita non è stabilmente sopra il 2%», spiega Renato Brunetta, economista e capogruppo di Forza Italia alla Camera. Quella calcolata dal governo «al massimo è sostitutiva». Possibile che gli sconti si trasformino in incentivi a licenziare 50enni per sostituirli con lavoratori più giovani con i contratti meno tutelati del Jobs act.

Nei giorni scorsi sono emersi altri dettagli della legge. Ad esempio il limite di età a 29 anni dei giovani che potranno essere assunti con lo sconto sui contributi e la clausola anti licenziamenti. Per evitare che i datori incassino lo sconto e poi si liberino del neo assunto. Ieri Poletti ha confermato entrambe. «Certamente. Dobbiamo assolutamente evitare comportamenti furbeschi». Poi, sul limite di età. «Dobbiamo ancora decidere. Dobbiamo vedere perché abbiamo una regolamentazione europea da rispettare per evitare discriminazioni». Le decisioni, insomma, sembrano passare sopra la testa del ministro e prese direttamente nella sede del Presidente del Consiglio. Da consulenti fidati del premier. Oppure ironizzavano ieri esponenti del sindacato «da presenze renziane che ancora stazionano a Palazzo Chigi».

Fonte Il Giornale.it

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