Don Ennio Stamile di Libera: Chiesa e Massoneria dialogo «scandaloso»

Don Ennio Samile di Libera Calabria “rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita”.

Don Ennio Stamile

Don Ennio Stamile – Libera Calabria

Fonte: l’Avvenire di Calabria/

Un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra Chiesa e massoneria. Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la Dichiarazione sulla Massoneria, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore “rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita”.

Veniva ribadita, quindi, a chiare lettere la scomunica latae sentiae nei confronti di essa. Nessuna novità se periodicamente vengono riaccesi i riflettori sulla vexata questio. Questa volta, però, il dibattito dal titolo “Chiesa e Massoneria, così vicini e così lontani” organizzato dal GOI a Siracusa ha suscitato molto scalpore, addirittura scandalo in alcuni, per ragioni che francamente non mi sento di condividere. Intanto per l’immagine utilizzata sul manifesto. E’ stato raffigurato un Cristo con il compasso in mano, a voler rappresentare che “anche” Cristo per i massoni può essere considerato il Grande architetto dell’universo.

E’ arcinota la strategia della fratellanza massonica tesa ad utilizzare particolari simboli, messaggi ed attività filantropiche per diffondere messaggi che non hanno nulla a che fare con un corretto approccio alla fede cristiana. Per noi Dio non è una sorta di vago noumeno kantiano o G.A.D.U. che possa essere veicolato da tutte le religioni del mondo, purché infinitamente ed indefinitivamente distante dall’uomo. Insomma, una sorta di neo-arianesimo sempre latente. Senza dover richiamare alcun “assioma rahneriano”, le nostre verità di fede si fondano su quel volto Unitrinitario di Dio che l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù ci ha rivelato. Come ci ricorda la stessa Congregazione per la dottrina della fede, con la Riflessione ad un anno di distanza dalla Dichiarazione sulla massoneria: “solo Gesù Cristo è il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli”.

Non abbiamo bisogno né di essere massoni, né di maestri, venerabili e non, con tanto di grembiulini colorati! L’altro motivo che ha suscitato scandalo è il fatto che a questo dibattito vi partecipino il vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò e mons. Maurizio. P Aliotti. Intanto vorrei ricordare che trattasi di due affermati ed apprezzati teologi. Il primo, mi sento di conoscerlo molto bene essendo stato mio docente di teologia sistematica. Per usare una metafora calcistica un autentico “autogol” per chi lo ha invitato.

I suoi numerosi testi e le sue lezioni mi hanno fatto gustare la bellezza e la profondità della fede cristiana. Al di là dei risibili tentativi di strumentalizzazione, a questi dibattiti debbono partecipare persone in grado di motivare anche teologicamente le ragioni di questa inconciliabile lontananza. Troppa la superficialità (a volte ahi noi anche l’ignoranza) che serpeggia indisturbata in molti ambienti anche ecclesiali sul rapporto Chiesa-massoneria. Infine, vorrei richiamare non solo l’importanza di quel fides quaerens intellectum (e viceversa), tanto dimenticato anch’esso soprattutto nella prassi omiletica, ma anche quell’invito al dialogo con tutti – nessuno escluso quindi – che Papa Francesco ha sin da subito intrapreso ed indicato.

Ho l’impressione che spesso si ha paura di dialogare quasi con il timore di perdere la propria identità. Il dialogo rimane l’unica strada da percorre, affinché, nonostante le differenze, si decidono percorsi autentici di servizio al bene comune, all’impegno responsabile per la giustizia sociale. Perché scompaiano finalmente quelle sorti di “lobby di potere” tutte incentrate non solo alla ricerca ed alla custodia di esso con i soliti intrecci politico-mafiosi, ma a creare logiche di appartenenza a scapito di meriti e competenze delle quali nessuno, neanche la Chiesa in alcune sue realtà, può dirsi estraneo.

http://www.avveniredicalabria.it

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