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domenica, Ottobre 25, 2020

Calabria: richiesta immediata istituzione del Comune unico Corigliano-Rossano

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I Comuni di Rossano e Corigliano che si avviano alla fusione

Nella Giornata del 16/01/2018, si è riunita a Reggio di Calabria la 1° Commissione affari Istituzionali, presieduta dal presidente della commissione On. Franco Sergio. All’ordine del giorno vi era un argomento per noi molto importante, ossia, la fusione dei due comuni di Corigliano Calabro e di Rossano.

Facciamo un passo indietro, su una proposta di legge dell’On. Graziano, la n 182^10, il 22. ott. 2017, si è votato nelle due città il referendum consultivo, il quesito del referendum era: se i cittadini sia di Corigliano che di Rossano volevano fondersi in una unica città, facendo nascere la citta di Corigliano Rossano.

Ebbene, il referendum consultivo è stato superato e direi anche in maniera chiara e netta, con una netta maggioranza dei si, con oltre il 94% dei si nella città di Rossano ed il 63% dei si nella città di Corigliano Calabro.

Ora, dopo quasi tre mesi di distanza, i Comitati Cittadini “Un CO-RO di SI'”Piragineti, Tramonti, Matassa, S. Irene, Fabrizio Grande e Collinetta, unitamente alle Associazioni “Fidelitas”, “Amilform”, “Basta Vittime sulla S.S. 106”, “Centro Arte Club”“Centro di Aiuto alla Vita” ed altre associazioni, sono stati auditi in 1° commissione per portare la voce è la volontà popolare all’interno di questa autorevole commissione.

Nella stessa giornata, sono stati ascoltati i due sindaci delle due città, il Sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci, il Sindaco di Rossano Stefano Mascaro il presidente del consiglio comunale di Corigliano avv. Magno, il presidente del consiglio comunale di Rossano avv. Madeo.

La prima commissione ha voluto ascoltare separatamente le delegazioni, sentendo per prima le delegazioni istituzionali, ascoltando quindi, prima le volontà dei due Sindaci con i rispettivi Presidenti del Consiglio Comunale, per poi, ascoltare le associazioni.

La nostra audizione è stata chiara senza nessuna esitazione: Abbiamo chiesto alla 1° Commissione, come mai, le Istituzioni locali oggi sono così impegnate a far di conto con numeri e cavilli coi quali giustificare timori prima inesistenti tanto da portarle a tentennare su questo progetto di fusione il quale, all’uopo occorre sempre sottolinearlo, poggia su una base forte come il referendum del 22 ottobre 2017 dall’esito plebiscitario. Sarebbe una disattenzione nei confronti della volontà popolare e quindi dei cittadini i quali hanno espressamente dichiarato e sancito di voler vivere, operare e di conseguenza essere amministrati in un comune unico.

Lo stesso processo di fusione in corso non sta avvenendo sulla base di accordi campati in aria: c’è un percorso anche normativo chiaro, si sono già chiamati i cittadini alle urne, è necessario proseguire nel compimento degli atti per portare a compimento il percorso. In democrazia a cosa serve rispettare le leggi, rispettare la volontà popolare, se poi puntualmente il tutto viene disatteso per meri interessi egoistici dettati da esigenze che sono del tutto disgiunte dall’obbiettivo finale: la nascita del comune unico.

Non esiste scelta, alternativa, opzione, la strada è tracciata, bisogna percorrerla senza esitazioni ed in tempi brevi, altrimenti oltre a quanto fin qui detto si andrebbe a mortificare il lavoro svolto da tutti coloro hanno profuso tutte le energie e si sono spesi per questo risultato. Pensiamo ai comitati promotori, i quali operando senza risorse hanno dovuto sobbarcarsi i costi per l’indizione e la successiva tenuta del referendum; porre ostacoli, esitare significa mortificare e non rispettare tutte queste persone, il loro lavoro e le loro iniziative, generando sperpero di denaro di tempo e di risorse.

Su questo aspetto gli amministratori locali devono essere consapevoli di essere i soli responsabili in caso di esitazione o peggio di rifiuto verso questa fusione.

Nessun cittadino di Corigliano né di Rossano può accettare il rinvio della legge di istituzione del nuovo comune e ci si augura invece che nessuno giochi sulla pelle di una comunità che non merita più di essere presa in giro. Il popolo della nascente nuova città sente già di essere culturalmente e politicamente una unica anima politica e socio-culturale; si augura che la volontà popolare espressa con il referendum non venga ulteriormente mortificata da rinvii o da decisioni prese da quella politica i cui personaggi vogliono stare forzatamente sulla scena.

Che i due sindaci i quali rappresentanti massimi delle istituzioni locali interessate, lo tengano presente, che lo tenga presente anche questa commissione tenuta a giudicare.

Si tratta di un percorso virtuoso e assolutamente necessario. Grazie alla fusione, per la quale sono previsti incentivi dalle leggi regionali e nazionali, è possibile riattivare investimenti, ottimizzare i servizi, ampliarli e ridurre le tasse, sviluppare positive economie di scala e di scopo. La normativa, aggiornata nel corso degli anni, ha introdotto misure consistenti al fine di favorire i processi aggregativi.

E’ l’ora di mettere da parte le divisioni e lavorare insieme per un migliore assetto istituzionale. A prescindere dagli obblighi di legge e dal numero di abitanti, intendiamo lavorare per completare il processo di fusione, in modo da ampliarne gli effetti positivi su cittadini e imprese.

Per salvare l’economia dei comuni sempre con meno trasferimenti statali e con costi sempre più alti, è giunto il momento di una vera e propria rivoluzione per invertire la rotta che tradotto vuol dire: più investimenti e aziende pronte a trasferirsi da noi sfruttando macchine comunali più organizzate e che possono abbassare le tasse invece che alzarle per mantenere gli alti costi di gestione del pubblico.

La duratura crisi che, al Sud si sovrappone all’irrisolta questione meridionale, imporrebbe discontinuità: superare la naturale resistenza al cambiamento, abbandonare anacronistici localismi.

Ma un’interessata resistenza dei notabili locali, diffidenti verso tutto ciò che minaccia il consenso di cui godono, non basta a giustificare l’immobilismo. È diffuso un malinteso ed arcaico senso dell’identità, un atteggiamento di chiusura teso alla difesa del proprio cortile.

Le forze nuove, i giovani che potrebbero contrastare questa mentalità emigrano. La mancanza di opportunità lavorative provoca un’emorragia di risorse umane che aggrava la situazione socio-economica in una spirale perversa.

Pertanto, richiediamo che il Legislatore provveda ad istituire immediatamente il nuovo Comune senza tentennamenti e tecnicismi, in modo tale da consentire, così come previsto dalla Legge Del Rio n. 56/2014, le elezioni comunali nella nascente città unica già nella prossima tornata elettorale amministrativa del 2018, cosicché la nuova Città possa dotarsi di un Governo Cittadino e i cittadini veder subito tradotta la loro volontà popolare.

Tempi più lunghi potrebbero provocare, oltre che un potenziale rischio nella definitiva conclusione dell’iter referendario, una disaffezione dei cittadini nei confronti del Legislatore che così tradirebbe la volontà popolare che si è espressa in maniera netta ed inequivocabile.

Non solo, ma un ritardo ingiustificato dell’istituzione della nuova Città porterebbe ad una paralisi politico – istituzionale nei due Comuni, attesa la diversa scadenza del mandato elettorale, oltre ad un continuo e progressivo depauperamento economico e sociale del territorio, già mortificato e tradito da tante promesse rimaste inevase e che, al contrario, richiede scelte coraggiose e determinanti.

Per questo motivo abbiamo chiesto di essere ascoltati, affinché la volontà popolare venga realizzata nei modi e nei tempi prevista dalla Legge.

I Comitati Cittadini Un Co Ro di Si

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