Condannati assessori Spataro e Vigna di Cosenza. Grande Cosenza e Pd dal Prefetto Tomao

Applicabilità della Legge Severino ai due assessori. Il sindaco revochi subito l’incarico

Luciano Vigna - Michelangelo Spataro

Da Sx: Luciano Vigna – Michelangelo Spataro

Ulteriori nuovo problemi al Comune di Cosenza. Questa volta, facendo seguito allo scandalo sollevato dalla stampa nazionale relativamente ai debiti del Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, giunge la condanna in appello di due assessori di punta della sua Giunta, Luciano Vigna e Michelangelo Spataro, in seguito della quale i consiglieri comunali di Cosenza Carlo Guccione, Bianca Rende, Damiano Covelli ed Enrico Morcavallo, in rappresentanza della Coalizione “La Grande Cosenza” e del Partito Democratico, hanno incontrato il Prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao per avere delucidazioni in merito all’applicabilità della Legge Severino. L’incontro, all’indomani della condanna in Appello degli assessori di Palazzo dei Bruzi, Luciano Vigna e Michelangelo Spataro.

«La Legge Severino non lascia spazio a interpretazioni. Una volta ricevuta formalmente – spiegano i consiglieri – la sentenza che condanna anche in secondo grado Vigna e Spataro, il prefetto avvierà le dovute verifiche. Il provvedimento verrà esaminato e, ravvisati gli estremi per l’applicabilità della Legge Severino, sarà trasmessa una comunicazione al Ministero degli Interni che in tempi brevi risponde indicando anche il periodo di sospensione. Sarà poi il prefetto ad emettere un provvedimento che, una volta notificato, farà scattare la sospensione».

I consiglieri comunali de “La Grande Cosenza” e del Pd auspicano «che il sindaco Mario Occhiuto revochi l’incarico ai due assessori. Sarebbe opportuno che il primo cittadino facesse questo passo, proprio perché Vigna e Spataro ricoprono una carica conferitagli dal sindaco. Non sono consiglieri eletti dai cittadini, ma si tratta di nomine fiduciarie; quindi, per essere rimossi dall’incarico non è necessario aspettare la decisione del prefetto e l’eventuale provvedimento. Se avessero un minimo di responsabilità istituzionale dovrebbero dimettersi prima che arrivi la scure della Legge Severino a rimuoverli».

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