E se tutto ricominciasse dalla Calabria di Gratteri e Talarico

Ci sono uomini e donne che ad un certo punto del loro percorso esistenziale smettono di essere persone per diventare simboli. Per uno strano gioco della vita e del destino ad essi è concessa l’opportunità di accelerare il metabolismo delle cose. E’ un dato antropologico: ad un certo punto accade qualcosa. E le cose cambiano.
Noi ci siamo interrogati per comprendere cosa accadrà e che volto avrà la nostra società civile dopo questo inevitabile momento di trasformazione della politica italiana.
Allo stesso tempo, però, ci chiediamo se e quali uomini e donne potranno essere i simboli di una rivoluzione che trova già il suo spazio in ognuno di noi.
Per comprenderlo abbiamo scelto quale punto di osservazione la Calabria.
Mentre tutta l’Italia sta dando i segni di un cedimento visibile, che non risparmia partiti e istituzioni di ogni ordine e grado, in Calabria, invece, la luce si sta facendo spazio nel buio di un fare politica che girava su se stesso finendo per offendere la società civile, onesta e lavoratrice alla quale molto si è tolto.
Ciò significa che “tutto” sta cambiando? No. Significa che qualcosa sta cambiando, di certo. Ma è un elemento di forte novità, non casuale, che ciò accada con forza, in dicotomia con il resto delle cose. E che accada in Calabria.
Mentre sino ad oggi sembrava che l’attività dell’Amministrazione politica calabrese si fondasse solo su nomi, nomi e ancora nomi, oggi, invece, per la prima volta, in Calabria si parla del lavoro, delle opere concrete che alcuni uomini stanno portando avanti e che, insieme al loro fine istituzionale, sono testimonianza di un possibile cambiamento, anzi, di una silenziosa rivoluzione positiva in atto.
Ma cos’è una rivoluzione oggi in Italia?  
Come potrebbe essere la rivoluzione degli italiani stanchi di essere rappresentati da una classe politica che vive solo in televisione e che ogni giorno, ormai, dice tutto e il contrario di tutto?
Quale la rivoluzione dei cittadini onesti rispetto ad un “parco politici” testimone imbarazzato in TV ormai solo della propria inefficienza e incapacità?
Come potrebbe manifestarsi la rivoluzione rispetto alle gravi crisi sociali e politiche già in atto per le strade di numerosi Paesi del mondo?
Con la forza dei fatti, del lavoro.
Questa sarebbe una vera rivoluzione. L’unica.
Dare a chi merita, a chi ha studiato, a chi ricerca per il bene comune, a chi cura con dignità gli ammalati, a chi assiste gli ultimi, a chi amministra con coraggio il bene pubblico, a chi può dare un contributo di cultura, intelligenza, intraprendenza e spirito positivo, perché un Paese, una nuova Democrazia, la si crea.
La Calabria onesta oggi si chiama “Nicola Gratteri”, nella vita pubblica magistrato Antimafia di Reggio Calabria e nella vita simbolica colui che facendo dà voce ai fatti, simbolo di quella parte di Magistratura italiana onesta e coraggiosa cui tutti i giovani Magistrati dovrebbero guardare.
Nicola Gratteri è il calabrese moderno che interpreta se stesso ma appartiene già alla classe dei “simboli”. E’ il simbolo della Giustizia italiana; di quella Giustizia che non esiste se in essa non vivono uomini come lui. Per i cittadini italiani Nicola Gratteri è così tanto simbolo della Giustizia che quando si parla di Giuistizia e si deve dire tutto in una parola, si dice “Nicola Gratteri.
Parallelamente,  quando si parla di politica e gli italiani provano sconforto significa che mancano simboli dell’autentica politica. Platone diceva che il maggiore onore che potesse toccare ad un uomo fosse quello di amministrare la cosa pubblica.    
Oggi in Calabria accade qualcosa di davvero inaspettato e accade proprio nel mondo della politica.
Ci si trova accanto ad un uomo, un simbolo, il Presidente del Consiglio Regionale che sta tenendo ferma la mano sulla sua coscienza.
Si tratta di Francesco Talarico che, pur avendo le carte per innescare questa rivoluzione, corre il rischio di non trovare le tante energie necessarie per un autentico rilancio moderno e competitivo della politica di cui può essere bandiera.
Questo cambiamento promosso da Francesco Talarico ha potenzialmente il sostegno della sana società civile calabrese.
Si vive, quindi, in un momento topico in cui la Calabria non si può permettere di trascurare ogni sinergia atta a risvegliare, dopo averle minuziosamente individuate, tutte le intelligenze che ha a disposizione e che investirebbero sul territorio. Il successo politico sarebbe inarrestabile. Senza precedenti.
Come si costruisce un cambiamento che possa contaminare l’intero Paese e trovare consenso in un ambito politico ancora più vasto?
Un esempio lo fu Solidarność cui guardiamo solo per questioni strategiche. Più fattori furono alla base del suo successo che, motivato da un genuino e popolare sentimento cattolico, riscosse una schiacciante vittoria.
Ma il vero segreto fu l’avere saputo risvegliare i sentimenti e le capacità dell’intero mondo culturale e dell’intellighenzia che non lasciò da solo il politico che si fece interprete e simbolo del cambiamento.
Tutto ciò ci fa pensare che se un uomo della valenza di Francesco Talarico riuscirà a trovare prima e motivare poi le giuste risorse umane da troppo tempo ormai senza voce, queste si aggrapperanno a lui identificandolo come il “simbolo” di un concreto e valido cambiamento.  Il nostro Redattore, pochi giorni fa ha incontrato Francesco Talarico e di seguito riportiamo l’esperienza condivisa.
E’ presuntuoso e inutilmente demagogico riferire a quanti ci leggono che la Calabria si avvicina ad un destino diverso da quello che la logica e le statistiche giustamente le assegnano. Per questo motivo noi oggi intendiamo agire con etica prudenza, ma non astenendoci dal raccontare la realtà, quella percepita dagli occhi e dalle orecchie. Tentiamo, inoltre, di giudicare lasciando il nero passato alle nostre spalle e prendendo le distanze da ogni pre-giudizio, esercizio, questo, assai diffuso in Italia. In tal senso e per la prima volta in assoluto su questa prestigiosa testata sentiamo il dovere di comunicare agli stanchi cittadini ciò che noi tiepidamente oggi avvertiamo, sulla base di fatti, lo ribadiamo, non di parole parole parole.
Il Presidente del Consiglio Regionale, l’On. Francesco Talarico, anche a nome e per conto, di certo, di Peppe Scopelliti, pochi giorni fa ci ha riferito di politica “altra”, proferendo accorate parole e lanciando inequivocabili quanto autentici messaggi in assoluta antitesi con i rappresentanti locali della politica degli ultimi lustri. Era assolutamente genuina, poi, la sofferenza che emanavano il suo corpo e la sua mente mentre andava dicendo:

 

Sino ad ora non è stato fatto granché per osteggiare l’abbandono della nostra Terra delle risorse migliori, dei nostri giovani mortificati nelle loro aspirazioni, delle famiglie divenute indigenti, dei malati e di tanti che, capaci ed onesti, non hanno mai trovato qui facile collocazione.
Che orribile peccato signori!
E ancora:
La politica deve ritornare ad essere al servizio della gente, deve sapere ascoltare, anche se” – ha aggiunto Talarico – “l’operazione è assai ardua perché osteggiata da un popolo che, vivendo ai margini o dentro la disperazione, pur comprendendolo, agisce di fatto un’opposizione culturale ad ogni cosa, che sia bella o brutta, riempito com’è d’amarezza e accidia. Siamo fiduciosi, comunque, perché il mancato progresso di questa regione ha paradossalmente salvaguardato gran parte della sua originaria bellezza, quella stessa bellezza che intendiamo con forza comunicare a tutto il mondo, invertendo l’assioma che calabrese vuol dire brutto e cattivo”.

De Gasperi, raffinato politico e servitore dello Stato, soleva spesso far destare l’attenzione sulla differenza, da noi completamente condivisa, che esiste fra il politico e lo statista: il primo ha la sola preoccupazione di finalizzare la sua azione all’ottenimento del consenso, il secondo pensa alle future generazioni.
Calabria, inoltre, deriva dal greco Kalon-brion, cioè “faccio sorgere il sole”.

Illustre Presidente c’è una Calabria forte, motivata e intelligente che, diversamente da quella bigotta e inciuciona, è disponibile a conquistare insieme a Lei la storica pagina del cambiamento. La sua abilità politica sarà certamente in grado di far sue queste energie.

Note Biografiche

Francesco Talarico è il Presidente del Consiglio regionale e membro del Comitato di coordinamento della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni italiane. E’ alla III legislatura, eletto nella circoscrizione di Catanzaro per l’Udc con 8.473 preferenze. Nella VII legislatura ha rivestito la carica di Presidente della II Commissione consiliare “Bilancio, programmazione economica ed attività produttive”, mentre nella scorsa è stato vicepresidente della stessa commissione. Nato a Nicastro, ora Lamezia Terme, l’11 gennaio 1967, è laureato in Economia e Commercio ed esercita la professione di dottore commercialista. Sposato, ha due figli. Consigliere comunale dal 1997 al 2000 a Lamezia Terme, dal 2008 al 2010 è stato consigliere provinciale di Catanzaro. Dal 1997 è stato alla guida del suo partito a livello provinciale catanzarese, prima da segretario del Ccd e in seguito dell’Udc, di cui è stato tra i fondatori. E’ segretario regionale dell’Udc, eletto al congresso del 2005 e riconfermato nel 2008. Giovanissimo, ha cominciato il suo impegno politico nel Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Appassionato di calcio, di letteratura e cinema.

7 Responses to "E se tutto ricominciasse dalla Calabria di Gratteri e Talarico"

  1. Michelangelo  13 febbraio 2011 at 09:30

    Trovo in generale l’accostamento tra “il Politico” e “il Magistrato” assolutamente sbilanciato. Ciò perchè Nicola Gratteri è un uomo giusto e simbolo, come cita l’articolo, di una società che desidera il bene e, non per ultimo, di una Magistratura terza e superiore. Il Politico in Calabria, invece, di default, sembra essere il Simbolo di un antico mestiere destinato ad essere l’immagine dell’ involuzione, dell’imperfezione, della mafiosità, della collusione, della corruzione. Ma conosco personalmente il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Talarico e posso dire che chi ha scritto questo articolo ha colto il suo interesse ad utilizzare questa opportunità di governo per operare il cambiamento dal profondo di una vera e propria forma di costume, quella sulla quale si struttura l’indole della maggior parte dei calabresi, che sono capaci di negare ogni cosa bella e positiva si generi in Calabria. A costo di negarla a se stessi. Talarico è una figura elegante che si muove in un mondo di gnomi. E’ più facile per un Alto Magistrato lavorare sulla mafia che per un Politico onesto che vuole lavorare in calabria, rappresentare le persone oneste e per bene. Michelangelo

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  2. giuseppe lateano  9 febbraio 2011 at 23:53

    Tempo fa ho avuto l’onore di ricoprire la carica di Sindaco del mio bellissimo paese; rimettere a posto conti disastrati,eliminare dal lessico la frase “vai a parlare con il Sindaco,se vuole il Sindaco”,ripristinare concretamente principi di legalità e buona amministrazione. Fu un lavoro duro,faticoso condotto in un isolamento progressivamente crescente, soffocante che unito alle fatiche della professione mi ha portato,alla fine del mandato,a non riproporre la mia candidatura. Non ho mai, tuttavia, avvertito avversione da parte della popolazione che lentamente andava accettando quel nuovo modo di gestire la cosa pubblica,attento ai bisogni ma lontano da clientele,sprechi,concessioni ad amici e sostenitori.In quella stagione tale tipo di esperienza non fu solo mia,molti altri nuovi Sindaci vissero le stesse situazioni; fu un momento in cui sembrava stessero emergendo nuove forze capaci di far risaltare la parte positiva che vi è in ogni cittadino e che anni di mala politica avevano soffocato educando all’egoismo,al perseguimento di fini personali incuranti del bene collettivo,del vivere sociale.Poi come me in tanti si ritirarono non sostenuti,stanchi,disillusi ed il ritorno trionfale della vecchia politica ci convinse ancor di più che non c’era nulla da fare; la gente pur avendo conosciuto il nuovo,tornava al vecchio e rapidamente si ricollocava sul carro dei vecchi e nuovi-vecchi.
    Oggi penso che l’errore fu nel non perseverare,occorre molto tempo per cambiare le cose ,ed è necessario non essere soli, Non basta che la gente non ti avversi per andare avanti in un lavoro così duro ed estenuante,bisogna appunto sapere di non essere soli,avvertire l’affetto di quantii come te vogliono che le cose cambino ed allora è necessario che attorno a chi opera nella giusta direzione si crei una rete di amicizia e di supporto che non chieda nulla ma li incoraggi ad andare avanti, a perseverare anche quando tutto sembra inutile perchè quello è il momento in cui si cede e si abbandona o,peggio,ci si trasforma in altro.
    Giuseppe Lateano

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  3. Daniela D. R.  8 febbraio 2011 at 15:02

    Evviva!!! :-) :-) :-) :-) non mi hanno tagliata!!! Allora fate sul serioo!! Viva il Parlamentare!! Cordiali saluti. penso che ne parlerò in radio.

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  4. Daniela D. R.  8 febbraio 2011 at 13:40

    Ciao a tutti, spero che il mio commento non venga tagliato :-) nel senso che le testate tagliano le cose che non vanno…vedremo questa!!! Io vorrei dire che è vero il discorso dei “simboli” Gratteri è il simbolo della lotta onesta, silenziosa e fuori dalle luci della ribalta. Certo, le televisioni ne parlano ma perchè con il suo lavoro porta alla Calabria e ai calabresi risultati positivi. Noi calabresi non potremmo essere che felici nel sapere che anche la Politica possa dare alla nazione uno o più politici “simbolo” di un’autentica inversione culturale, vera e tangibile. Operando nel mondo dell’informazione mi chiedo come sia possibile, da Calabresi, dovere prendere atto che ad esempio l’ANSA, ad esempio, non riesca a trovare notizie positive sulla Calabria con le quali inondare i canali informativi. Per chi lavora in una televisione, in una radio (come me), in una redazione giornalistica, vedere arrivare dalla Calabria notizie assurde, una dopo l’altra, è allucinante. Poi, ogni tanto, ma veramente ogni tanto, ne passa una di due righe che parla di un fatto culturale positivo. Ecco…motivo per cui temo di essere tagliata.., chiedo al presidente del Consiglio Regionale Talarico ma anche e soprattutto al Presidente Scopelliti: come mai accade ciò? come intendete costruire l’immagine di una Calabria migliore se poi non passa una notizia decente su questi colossi dell’informazione che ormai suonano una musica isolata e cacofonica? Voi vi rendete conto di tutto questo? Non dico che si deve limitare il passaggio di notizie (se c’è, c’è) ..ma, almeno, bilanciassero!! E se non passano notizie positive perchè non ce ne sono…allora si che sarebbe un male da prendere in considerazione e da guarire al più presto con una programmazione politica che non metta toppe ma che ricostruisca interamente un tessuto societario rivoluzionario a partire dalle competenze. In ogni caso penso che sia questo il motivo per cui siamo qui a scrivere di una realtà migliore. A presto

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  5. Enrico P.  8 febbraio 2011 at 10:10

    E voi credere che la Calabria possa cambiare? io credo che cambino solo le persone. Anche se tendenzialmente mi fido perchè l’accostamento si capisce che non è una marchetta. Su Nicola Gratteri non vi sono ombre di dubbio e, tra l’altro, colgo l’occasione per testimoniargli la mia personale gratitudine per tutto il lavoro che svolge insieme alla Magistratura di Reggio Calabria. E’ vero, il problema è che da fuori, (io scrivo da Roma) il nome della calabria è sempre puntualmente legato a cronaca nera. E’ anche vero che una volta che succede una cosa buona nessuno è capace di darle vove o credibilità. Però voglio essere ottimista sui contenuti dell’articolo. Anche sulle persone indicate. Non conosco direttamente i Presidente Talarico ma sembra una brava persona. vVedremo…, se sono rose fioriranno. Saluti a tutti.

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  6. Maria Luisa C.  8 febbraio 2011 at 08:04

    Condivido pienamente il punto di vista di Giovanni. Per quanto mi riguarda lavoro ormai da anni e con successo a Milano e sarei veramente felice di potere prendere atto che un politico, una volta almeno, possa somigliare come indole ad un uomo come Nicola Gratteri che meriterebbe di essere famoso ma non solo per il male della Calabria giunto fino a dentro la stessa Milano. Ma, soprattutto, sarei felice di potere assistere al mutamento della storia della Calabria nella speranza che il suo nome (che è anche il nostro) possa essere accostato a fenomeni ed eventi politico-economici positivi. Sono con voi. Forza. Grazie anche a questa testata. L’unica che sta facendo un vero augurio alla Calabria.

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  7. Giovanni Grandinetti  7 febbraio 2011 at 16:54

    Salve, condivido la speranza di vedere una Calabria cui potere partecipare da Calabresi e, soprattutto da professionisti. Sino ad ora per partecipare ai programmi bisognava essere un “forestale” o un disoccupato (purtroppo per loro). Ma è difficile nella Calabria di oggi e di sempre apportare un contributo da professionisti. Spero che l’attuale Presidente del Consiglio possa, dalla Giunta Scopelliti, offrire una pagina nuova di politica dell’inclusione e di vivificazione di una Calabria adeguata ai ritmi e alla competitività oggi indispensabili per non acquisire ulteriori svantaggi. Grazie

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