Giornalisti in TV: mediatori comodi alla Politica

Oggi i giornalisti rappresentano purtroppo quello che io definisco l’inesistente. Perché?
Sono coloro i quali escono ogni giorno allo scoperto partecipando a tutte le trasmissioni presenti in tutte le TV del panorama nazionale. Sono sempre presenti, ovunque si chiacchieri. Sono loro e solo loro che si scontrano in dibattiti televisivi e Talk Show parlando e imponendo le loro teorie in ogni argomento che riguardi le attività governative e non.
Il giornalismo della televisione si sta avviando verso un percorso felliniano e circense dove fenomeni da baraccone si mescolano con le dure e reali esigenze della vita quotidiana, ritenendo di poterne rappresentare la dignità.

Mi rendo conto del fatto che il luogo naturale per esercitare la profesione, per un giornalista, sia la TV.  Infatti il punto non è questo. Il punto è quello di separare i grovigli di giornalisti che si creano negli attuali programmi incentrati non più sulla gente ma su cosa i giornalisti pensano della gente. Questo è un male perchè il giornalista si pone come mediatore sia del cittadino che del politico che delle problematiche sociali.

Vorrei vedere un giornalista (editori permettendo) capace di fare domande dirette e pretendere risposte dirette da chi ci governa perchè esso possa rispondere del proprio operato. In tal senso i cittadini italiani non si sentirebbero abbandonati a rappresentrare una massa di utenti utili solo per rappresentare l’indice di ascolto(che non è, però, l’indice di gradimento).

Il popolo italiano è oggi rappresentato da cittadini che si riconoscono in ogni sorta di partito e da altrettanti cittadini che definisco il popolo degli  osservatori, dei curiosi. Quest’ultimo è il popolo di quelli che vogliono vederci chiaro e finiscono per essere sempre insoddisfatti.

Da cittadino, non pensando certo di poter dare voce al mio pensiero su questa autorevole testata, mi sono ripetutamente chiesto di chi è la colpa di questo profondo stato di depressione che governa questa enorme massa di cittadini italiani costretti a subire una televisione di scarto. Sono certo: dei giornalisti.

Per tutti coloro i quali vorrebbero vederci chiaro è fondamentale che il giornalista, in televisione, non parli di se stesso e dei propri pensieri ma ponga delle domande serie al politico. E’ così e solo così che i politici oggi molto più abili dei migliori giornalisti a “fare salotto”, dovranno prendere impegni innanzi alla società civile e mantenerli.

Poi, se i parlamentari saranno più contenti di stare in TV che in parlamento, potrà anche andare bene. Ma in televisione devono essere messi innanzi alle proprie responsabilità in modo serio. Questo sarebbe per davvero spettacolare e forse anche una novità per la stessa televisione.

 Mi permetto di evidenziare che insicurezza e indifferenza dei cittadini sono causate da una moltitudine di informazioni che quotidianamente gli stessi giornalisti generano, evidentemente con precisi fini, che però hanno poco a che fare con i veri problemi della gente.

Vedere sei, sette, otto o più giornalisti che parlano, parlano, parlano, è penoso. Tutto questo non produce nulla. Il giornalisti devono porgere le domande ai cittadini, alle istituzioni, all’amministratore pubblico. E’ li devono inchiodare sui problemi seri della gente.  
Perché se è vero come è vero che i nostri giornalisti ormai diventati degli show man sostituiscono i nostri politici nei confronti e nei dibattiti televisivi, è altrettanto vero e plausibile i politici, probabilmente, non hanno più nulla di concreto ed importante da comunicare alla Nazione.
Sicuramente in Italia è arrivato il momento di cominciare a collocare le persone giuste ai posti giusti in modo che tutti gli italiani si sentano rappresentati con decoro, dignità e operatività.
Insomma è giunto il momento che i bravi medici diventino bravi amministratori della sanità e, perchè no,  magari bravi ministri e che ogni meritevole professionista italiano possa, se eletto, diventare rappresentante di una nuova e migliore classe dirigente. Dunque è il momento per chi è veramente preparato di attivarsi per condurre finalmente in porto la grande nave della Nazione.
Tanto gli Editori quanto i giornalisti debbono avvertire questa grande responsabilità che non può sostituire ai valori e al futuro di una nazione, il proprio protagonismo nei salotti televisivi. 

Oggi bisogna posare la prima pietra anche per l’edificazione di un nuovo modello di comunicazione, affinché domani la speranza di oggi possa essere sostituita dalla certezza di avere una Nazione migliore che guardi agli interessi di tutti e non di quei pochi che condizionano le scelte di un Paese.
Quello che da subito bisogna fare, dunque, e sempre per il principio di collocare le persone giuste al posto giusto, è evitare che i giornalisti, o meglio, una parte dei giornalisti, sostituiscano i nostri politici.
Vogliamo sapere dai nostri politici come intendono amministrare, in modo tale che loro e solo loro, eletti, debbano essere reponsabili in positivo o in negativo di ciò che dicono e promettono per essere elogiati o sollevati, al contrario dal loro mandato. Senza quinte ove nascondersi.
Non abbiamo più tempo da perdere. Che si torni al confronto politico anche in TV ma fatto da politici, senza sostituti.

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