De Magistris e Pisapia prendono Bondi e lo portano via. L’Italia tende a Sinistra

 
 
 

Luigi De Magistris - Sindaco di Napoli - IL PARLAMENTARE.IT

 

Milano ha cambiato colore e ne ha scelto uno più caldo come quello che ha ritratto Piasapia tra la gente che, evidentemente, interpreta una Milano meno farneticante, più vicina alla persona e che esprime il suo nuovo Sindaco forte del 55,10% dei votanti.
Anche se con al carniere oggettivi risultati come quello all’orizzonte di Milano 2015 i milanesi sembrano avere rinunciato ad un cinismo politico identificabile nella Milano di Arcore battuta, insindacabilemnete da quella dei Navigli.
Napoli, invece, tocca il cielo con De Magistris. Napoli ha deciso di cambiare aria e di sposare il modello Bari che, con un 59,81% di preferenze, scelse un Magistrato in aspettativa alla guida della Città puglese che oggi, bisogna ammettere, respira aria nuova. Dunque i napoletani hanno detto di si ad un combattente che rappresenta un ideale, un modello di Giustizia che si batte contro le ingiustizie, anche quando esse dovessero essere parte dei Palazzi della Giustizia stessa. A vincere, dunque, sono i napoletani che offrono a De Magistris una spinta pari al 60,32%.
A Crotone “non passa lo straniero” sembra dire Peppino Vallone che supera Dorina Bianchi nonostante dalla parte sua abbia visto schierata a tutta la corazzata del centrodestra con a capo Silvio Berlusconi in persona e proprio per questo la sconfitta di Dorina Bianchi in Calabria è molto significativa e presagio del domani in Calabria. Se lo schieramente di tutta la corazzata del Pdl inclusi i nuovi Sottosegretari come Antonio Gentile fresco di nomina e tanto di promessa fatta dal Premier dal palco a Galati, non sono servite a nulla, sembra evidente che Scopelliti, si troverà a dovere sopportare molto presto un gravame politico ingestibile dal basso.
Tutto ciò mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con Augusto Minzolini e Mario De Scalzi sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio, in riferimento alla messa in onda il 20 maggio scorso da parte dei due tg di interviste mentre era conclusa la campagna elettorale. Anche la Chiesa, ad esempio a Crotone ha tentato di rianimare il Pdl con quella che, invece, si è palesata essere una “estrema unzione” somministrata niente poco di meno che da S. E. Mons. Rino Fisichella animatore di una conferenza sul tema del “bene comune” che, però, pare abbia colto impreparata la sua stessa pupilla Dorina Bianchi. Dunque si registra, rispetto a Roma, una perdita di efficacia della stessa Chiesa che nonostante lo sforzo e l’altissima levatura di Fisichella, non è riuscita a scuotere gli animi dei crotonesi evidentemehte avvelenati dalle scorie sepolte nel sottosuolo di mezza Crotone e senza che, in questa campagna elettorale del Centrodestra, si sia parlato di un preciso impegno di bonifica.

Mentre Bondi, giustamente, getta la spugna, prendiamo spunto dall’articolo di Sara d’Ascenzo recentemente pubblicato dal Corriere della Sera per fare una breve riflessione sulla politica italiana che sembra, indipendendemente dai risultati delle recenti amministrative, deludere tutti. Sia al Nord che al Sud dell’Italia le cose vanno decisamente male. Parole, parole, parole stanno demolendo l’economia italiana come sta accadendo davanti agli occhi di tutti sul fronte Turismo, Tessile, Agroalimentare.
Gli industriali del Nord si ribellano al Governo che riceve una bastonata inattesa e dolorosa. Nel Sud, invece, nessuno si ribella per davvero. Lo spirito è diverso. Nel Sud si subisce anche quando le cose vanno malissimo. Recentemente il Ministro Tremonti ha dichiarato che nel Sud c’è un grave problema maturato dall’incapacità della politica di spendere i fondi comunitari. E il Ministro sottolinea: ” il problema è politico”. Miliardi di Euro che non vengono spesi, anzi, amministrati. Il problema, infatti, non dovrebbe essere quello di spendere i fondi, bensì quello di amministrali. E nel Sud, come ad esempio in Calabria, manca un progetto della politica mentre i Bronzi di Riace, ancora, sempre e solo quelli, diventano l’unica cosa che ha da dire il Presidente Giueppe Scopelliti per sostenere gli Operatori Turistici: presto vedremo uno spot dove i due bronzi si animeranno per andare in vacanza in una Calabria flagellata e non certo degna dei loro tempi in cui la parola “Civiltà” era una cosa seria. I Bronzi di Riace ultimo baluardo di Giuseppe Scopelliti Presidente della Regione Calabria con delega al Turismo. I Bronzi di Riace che, se potessero votare, di certo voterebbero per la Sinistra per tentare la sorte e avere in cambio una vera politica del Turismo che sia degna della società civile e che veda loro stessi calati nel loro ruolo e non, dopo duemila anni di immesione, a dover tappare buchi. ma torniamo agli industriali del Nord che, come dismostra la recente manifestazione Unindustria Treviso, sono arrivati alla frutta. Paradossalmente la loro gravissima denuncia parte dal territorio che esprime la quasi totalità delle forze oggi al Governo: Ministri, Sottosegretari e sistemi di potere correlati. Gli stessi che oggi sono stati solennemente bastonati. Dunque a non funzionare è il cuore stesso della politica del Nornd. Allora cosa bisogna fare? Cambiare. E così è stato fatto. Così come a Napoli e via via così sarà anche per le altre regioni del meridione dell’Italia. In Calabria  è comclamato un malessere culturale nelle politica che non riesce ad andare oltre il proprio naso. Si spendacchiano fondi non per guardare verso un orizzonte nel quale possa riconoscersi domani la società civile, ma, solo una ristrettissima una parte di essa. Torna in mente il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano che nel corso della sua visita in Calabria ha sollecitato la necessità di una nuova classe politica. Diciamolo: se il cancro è dunque nella politica bisogna prendere coraggio e riflettere su un nuovo modello del “fare” la politica perchè essa non debba essere solo dominio incontrastato di generezioni e generazioni che portano avanti l’impero della politica che non cambia mai. 
Dunque il silenzioso e civile grido d’allarme degli industriali del Nord è stato profetico di una rivoluzione politica. Se solo Berlusconi avesse saputo ascoltare. Viene da chiedersi il perchè il Premier abbia rinunaciato ad un vero genio della politica come Domenico Lo Jucco capace come pochi di comprendere l’elettorato.
Così fu scritto dal Corriere della Sera e rileggerlo oggi ci aiuta a capire che le cose stanno nell’aria e che un buon politico deve saper leggere i messaggi che provengono dal mondo del lavoro:
Niente striscioni, niente slogan ma il segnale è forte. E i politici fanno un’altra strada. Nel serpentone silenzioso gli animi sono caldi: la nostra sopportazione è al limite.

TREVISO

- Il «rompete le righe» e mettetevi in marcia arriva da Emma Marcegaglia quando la sua relazione è ormai alla fine e la presidente di Confindustria inforca le zeppe dei sandali per una storica camminata: «In questa marcia silenziosa non chiediamo niente, se non il rispetto per quello che facciamo ». È il segnale che gli oltre 2.000 dell’assemblea annuale di Unindustria Treviso aspettavano: la «maggioranza silenziosa », la versione rivista e corretta dei colletti bianchi torinesi si mette in marcia dallo stadio del rugby per tutto viale Europa bloccando il traffico del venerdì sera e arrivando dritta dritta alla nuova sede dell’associazione, in una piazza dal nome simbolico: «Piazza delle Istituzioni ». Dietro di lei, il popolo di Vardanega: una folla di grisaglie e camicie bianche, tacchi e tailleur, maxi-bag e cordino verde fosforescente dell’assemblea annuale di Unindustria Treviso che nessuno si toglie fino alla fine della camminata, quasi fosse una divisa, il simbolo di un corteo silenzioso, che però è stufo marcio: «Questo è un segnale, indubbiamente – dice Alessandro, imprenditore del settore edile, alla sua prima marcia dai tempi della scuola – al di là dei toni neutri e soft che sono stati usati dal palco, credo sia un messaggio che mandiamo a chi ha gestito 8 degli ultimi 10 anni di governo! Ci erano state promesse moltissime cose e si è vista più attenzione alle vicende personali. La riforma della giustizia ci serviva, ma era davvero più necessaria di altre cose?». Il corteo cammina spedito. Niente striscioni, niente slogan, il serpentone elegante e composto di un matrimonio dai grandi numeri. Ma gli animi sono roventi.

«Il nostro disagio è arrivato al limite – dice Elena De Lazzari, imprenditrice di un’azienda che fa macchine utensili, la Cielle – sono totalmente concorde con quanto hanno detto la nostra presidente Marcegaglia e Vardanega: il nostro spirito di collaborazione resiste, ma vogliamo far vedere quanto siamo in difficoltà ora». I politici hanno fatto un’altra strada e in auto: il ministro Sacconi ha approfittato del tempo della marcia per incontrarsi con i sindacati di Datalogic, Leonardo Muraro e Giancarlo Gentilini si sono materializzati direttamente in sede per tagliare il nastro. Vardanega era stato chiaro: «Ai politici chiedo di raggiungerci lì, agli amici di unirsi a me in questa marcia». Nelle rare case del viale la gente affacciata guarda incuriosita, dalle auto si leva qualche clacson quando la marcia arriva all’incrocio con viale della Repubblica: è pur sempre venerdì sera e gli imprenditori bloccano il traffico, proprio come i cortei dei lavoratori dipendenti. In mezzo è quasi gita: c’è chi si fa le foto, chi si compiace: «abbiamo bloccato il traffico », chi approfitta per fare telefonate di lavoro, chi inizia una partita di chiacchiere che dura tutto il tragitto. Nel mezzo anche qualche volto noto dell’imprenditoria, quasi stupito di ritrovarsi in un corteo: «È la mia prima marcia – ammette Tiziana Prevedello Stefanel – questo è il simbolo del nostro orgoglio di imprenditori! È la marcia della volontà, del fare. Non è una protesta, ma un incitamento a fare». Qualcuno rinuncia in partenza: impegni già presi, sovraesposizione. Gilberto Benetton non marcia, ma apprezza: «Il mondo degli imprenditori deve cercare di dare una scossa. L’aria è cambiata. La fiducia non c’è più: non c’è più nei confronti del governo, ma neanche nell’opposizione.

Manca quindi la speranza, e noi imprenditori abbiamo bisogno di qualcuno che ce la dia. Penso che l’insoddisfazione riguardi soprattutto il governo centrale. Tutto deve partire da lì: mi riferisco non solo alle riforme, di cui parliamo da anni, ma anche al mondo delle infrastrutture, che offrirebbe un sacco di opportunità per mettere in moto nuovo lavoro, nuovo sviluppo. Lo vediamo noi che ci siamo in mezzo: le infrastrutture nel mondo le stanno facendo i privati…». Di fretta anche Gianfranco Zoppas col figlio, che però sposa in pieno il dissenso: «Potevano succedere tante cose – dice Zoppas – non è successo niente. Quello che ha deluso di più è l’immobilismo. Allora dobbiamo arrangiarci, come sempre. Potrà servire questa marcia? Speriamo…». Si avvia invece Mario Moretti Polegato: «Perché i politici non applicano il programma che anche loro condividono? Tutti vogliono le stesse cose e se la marcia ha questo significato non posso non esserci anch’io». Si smarca come se non fosse un politico Gentilini: «La politica deve cambiare», dice il vicesindaco di Treviso. Sarà lui a fare da guida alla Marcegaglia nel giro esplorativo della nuova sede: «Vedete che vista?», «Qua moschee non se ne vedono », arriva puntuale la battuta. E alla presidente sempre più ostaggio: «Sono sindaco dal ’94». «Ah – dice lei sfinita – il vero ventennio è il suo…».

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