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lunedì, Novembre 23, 2020

Confindustria: ITALIA IN RECESSIONE. 800 mila occupati in meno a fine 2013

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Emma Mercegaglia

ROMA – Sull’eurozona cade “l’inverno della recessione” che “in Italia è iniziata prima e risulterà più marcata” rileva il centro studi di Confindustria. Che prevede un crollo del Pil di 2 punti percentuali tra la scorsa estate e la prossima primavera. Le stime per il 2012 sono state tagliate dal +0,2% al -1,6%, per il 2011 dal +0,7% al +0,5%.

Confindustria giudica “molto probabile che si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti, il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012”. Con altre 219 mila persone occupate in meno il biennio 2012-2013 si chiuderà conun calo di 800 mila lavoratori da avvio crisi a inizio 2008.

La pressione fiscale raggiungerà livelli record: 45,5% del Pil tra due anni, inclusi i tagli alle agevolazioni fiscali che dovranno scattare a partire dall’ultima parte del 2012″. Lo prevede il Centro studi di Confindustria che indica: “La pressione effettiva, che esclude il sommerso dal denominatore, supera abbondantemente il 54%”. Livelli “insostenibili” già quest’anno (51,3%), dice Confindustria, “specie se si considera che non corrispondono servizi pubblici adeguati”. In Europa peggio solo in Francia e Belgio.

La manovra – per il CsC – e’ ”un primo passo nella direzione della crescita”.Ne servono su ”mercato del lavoro,ammortizzatori sociali, infrastrutture, costi della politica,semplificazioni amministrative,giustizia civile, istruzione e formazione, ricerca e innovazione,lotta a evasione accompagnata da abbattimento delle aliquote”.

Le analisi del centro studi di Confindustria “evidenziano quanto la crisi abbia falcidiato i posti di lavoro tra i giovani (-24,4% per i 15-24enni, -13% per i 25-34enni da metà 2008 a metà 2011; + 6,6% per gli over 45enni)”. Penalizzati “i maschi (-3,4%; zero tra le donne) e chi ha una minore istruzione (-10,6% per quanti hanno solo la licenza media, +3,1% per i diplomati, +3,9% i laureati)”.

“Le violenti ricadute della disgregazione della moneta unica possono essere solo congetturate”, dice il centro studi di Confindustria. Che crede nel “lieto fine” ma analizza così “la posta in palio”: per “alcune simulazioni riguardanti le quattro maggiori economie dell’eurozona, nel primo anno il Pil crollerebbe tra il 25 ed il 50%, svanirebbero tra i 6 e i 9 milioni di posti di lavoro in ciascuna di esse, i deficit e i debiti pubblici raggiungerebbero valori da immediata insolvenza perfino in Germania”.

“L’esito più probabile” della crisi è una ripresa “dalla tarda primavera 2012”: il centro studi di Confindustria crede nel “lieto fine” ma avverte che saremo a un bivio “senza mezze misure” con dissolvimento dell’euro, fallimento di imprese e banche, milioni di posti lavoro persi, crisi del debito anche nei Paesi virtuosi.

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