Calabria: Colonnello antimafia accusa e Presidente Scopelliti si difende ma…

Il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti

A cura di V. Ermiterra – Lo scontro politico – istituzionale che si registra in questi giorni, in riva allo Stretto, è senza precedenti e rischia di portare la Calabria al punto di non ritorno.
Ieri, dopo aver per un pelo evitato di farlo in una riunione del Consiglio regionale, che avrebbe pericolosamente trascinato l’intera assemblea elettiva nelle vicende personali del governatore,  l’On Scopelliti, ha convocato una conferenza stampa per ribattere alle accuse che il Colonnello dei carabinieri Valerio Giardina, ha reso nelle aule di Giustizia,  in successive testimonianze relative allo storico processo  ai sanguinari boss della ‘ndrangheta reggina: il processo “Meta”. In quella più recente, nei giorni scorsi, l’alto ufficiale aveva dichiarato, tra l’altro, che Scopelliti avrebbe fatto parte di una “lobby politico- mafiosa-affaristica”.

Ribattere a quelle accuse – gravissime e senza precedenti  - è certamente un diritto del Presidente della regione, liberamente e generosamente eletto dai calabresi. Ma non depone bene che abbia deciso di farlo con i toni e l’aggressività del duello all’ O.K. Corral, usati nell’incontro di ieri con i giornalisti. Né, come abbiamo sottolineato in una precedente riflessione su questa stessa testata, gli è di buon auspicio il coro di solidarietà che continua a montare da ogni settore del centrodestra calabrese e nazionale. Con i più agguerriti che, addirittura, minacciano improbabili marce su Roma.

Forse è utile ricordare a questi imprudenti amici del governatore reggino,  che l’alto ufficiale contro cui adesso lanciano strali è stato a lungo comandante dei Ros della sua città e,  per i servizi resi allo Stato, destinatario di tanti ipocriti elogi e messaggi di congratulazioni da parte di quegli stessi personaggi che adesso lo descrivono come un politicante megalomane. Succedeva, per esempio, quando catturava, insieme al Colonnello Antonio Fiano,  Pasquale Condello, il “Supremo”, oppure, ancor prima, il potente capo della mafia di Africo, Peppe Morabito “ u tiradritto”. E tanti, tanti  altri latitanti eccellenti della ‘ndrangheta dello Stretto, al punto da meritarsi il nome di Condor dell’Aspromonte.
Quanti plausi ricevette dalla politica, il colonnello!  E adesso? Adesso che il  processo Meta si è instradato nel secondo dei due suoi tronconi, quello cioè relativo alla zona grigia, dovendosi approfondire le complicità tra la politica, i poteri occulti, le massonerie, l’economia e la criminalità mafiosa che si fa? Ovvio: si grida al complotto. E quello stesso ufficiale viene additato come il nemico numero uno della buona e giovane politica, della corretta e trasparente amministrazione.

Beninteso, nessuno può escludere che lo stress per il suo lavoro delicatissimo e assai rischioso di integerrimo servitore dello Stato abbiano reso fragile il sistema nervoso di quell’ufficiale, facendolo impazzire. Se è così, lo accerteranno i periti del Tribunale, atteso che la Magistratura reggina, nel passato anche recente assai chiacchierata, dopo quelle accuse e le conseguenti reazioni del Governatore,  ha il dovere di fare rapidamente chiarezza.

Perciò, “stia tranquillo, l’On Scopelliti - affermano alcuni attenti analisti della politica - non si innervosisca più di tanto: la verità che giustamente reclama verrà presto a galla”.

In attesa di quella verità, tuttavia, il Presidente Scopelliti non deve scandalizzarsi, né offendersi se tanti cittadini, in Calabria e in Italia, desiderano capirne di più del cosiddetto “modello Reggio”, che lo ha portato a diventare il sindaco più amato d’Italia.
Ci sono troppi interrogativi che riguardano anche lui, le sue abitudini mondane tra matrimoni inquietanti e incontri imbarazzanti in discoteca e, ci sarebbero le intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano le frequentazioni e le attività di suo fratello: non esattamente quisquilie, insomma.

Ovviamente, in questi casi l’augurio è che tutto quello che ha dichiarato dal Colonnello Antimafia Valerio Giardina sia frutto di un sopraggiunto delirio (in calabria anche questo paradosso potrebbe risultare possibile), ma non si stupisca il Presidente se fin dal suicidio della dottoressa Orsola Fallara,  quella delle parcelle milionarie,  dirigente del settore bilancio del Comune di Reggio Calabria da lui amministrato ed additato a modello, abbiamo visto calare ombre pesanti su Palazzo S. Giorgio.

Dal 24 gennaio di quest’anno, vi è calata anche la Commissione di Accesso antimafia, per “accertare la sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità”.

Come dire? Pare che ad essere impazzito non sia solo l’ex Capo dei Ros ad essere impazzito.

NEWS – DAL SOLE 24 ORE
La questione è gravissima e sta iniziando ad animare tutti coloro i quali, con la penna e con il cuore, si sono sempre sentiti “esattori” di quella giustizia vera che, in fondo, appartiene a tutti coloro i quali vogliono conoscere la verità. Sul Sole 24 Ore gli oppositori di Giuseppe Scopelliti e del centrodestra vengono definiti “i magnifici 7″. Sono loro che in una interrogazione parlamentare chiedono l’Intervento di Mario Monti perché verifichi (accendendo i riflettori) se ad avere ragione è il Colonnello Antimafia Valerio Giardini o, se come ha affermato Gasparri, contro Giuseppe Scopelliti vi sia in atto un meccanismo fortemente diffamatorio e delegittimante.

Evitiamo commenti e vi proponiamo direttamente il collegamento:http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2012/02/i-magnifici-7-del-pd-chiedono-a-monti-di-accendere-i-riflettori-sullo-scontro-scopelliti-giardina.html

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