Legali di Adriana Musella: grave e illegittimo attacco mediatico

I Legali di Adriana Musella: nessun fatto specifico è stato contestato in sede di interrogatorio in Procura. Contro di lei "manifestazione esteriore di una cultura dell’odio"

Adriana Musella

Adriana Musella

A cura della redazione/

Adriana Musella è Presidente dell’Associazione “Riferimenti” che da oltre 25 anni promuove nel mondo della Scuola e non solo, la cultura dell’Antimafia Sociale. Nei mesi scorsi la Musella, promotrice di centinaia di eventi simboleggiati dalla “Gerbera Gialla”, il fiore divenuto simbolo dei giovani Antimafia, ha portato a termine una operazione unica nella storia. All’interno del bene confiscato alla famiglia Mancuso di Limbadi che le cronache giudiziarie dicono essere tra le più note famiglie di ‘ndrangheta a livello internazionale, Adriana Musella che ne ha ricevuto l’affidamento da parte del Ministro dell’Interno, vi ha istituito le fondamenta di una “Università dell’Antimafia” già sta operando con successo attraverso una serie di seminari patrocinati anche dal mondo accademico.
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Parte della Sede dell’Università dell’Antimafia di Limbadi (VV)

Contestualmente e per uno strano paradosso, con tempismo a dire poco svizzero, la Musella, come testimoniato dalle cronache, è stata fatta oggetto di attacco mediatico da parte di alcuni organi di stampa in Calabria. La virulenza degli stessi, in verità, ha destato molti sospetti in chi si occupa di comunicazione e di diritto. Oggi, dopo circa un anno, le Iene si occupano del caso ma qualcosa non va. Se ne accorge la rete dei social che incita alla prudenza. Prontamente intervengono gli Avvocati del Presidente di “Riferimenti” Giovanna Fronte e Carlo Morace che con una analisi dettagliata che fa immaginare un’acquisizione di prove in merito a tutto quanto dichiarato, indipendentemente dai fatti, annunciano querele.

LA NOTA DEI LEGALI GIOVANNA FRONTE E CARLO MORACE
Quali legali della Sig.ra Adriana Musella, a seguito al servizio andato in onda ieri sera durante la trasmissione “Le Iene” e riguardante una intervista risalente a più di un anno fa, e alle correlative successive notizie giornalistiche, si ritiene di dovere fare alcune considerazioni. E’ in atto un illegittimo attacco mediatico nei confronti della nostra assistita finalizzato a farla apparire colpevole in assenza non si dica di una sentenza, ma finanche di una qualsivoglia accusa contestata alla stessa dalla Procura della Repubblica.  E’ sintomatico di ciò l’abbinamento inquietante tra la diffusione, alcuni giorni orsono, di notizie giornalistiche in tempo reale su un interrogatorio reso presso la Procura della Repubblica, atto di indagine riservato, e la divulgazione solo oggi di un servizio realizzato dalle “Iene” datato di un anno e che va contestualizzato alle notizie allora apparse su un noto quotidiano “on line” calabrese a firma della giornalista Alessia Candito. E’ ovvio che il riferimento ai Calabresi effettuato dalla sig.ra Musella, nel mentre veniva incalzata e irrisa nel corso della intervista “sui generis”, non voleva essere generalizzante. Adriana Musella in quel momento ha voluto fare riferimento soltanto a chi ostinatamente e capziosamente  la aveva pubblicamente additata senza il rispetto della persona, di regole deontologiche, di un qualunque contraddittorio, che non può certamente svolgersi in modo regolare attraverso risposte a campagne stampa diffamatorie.  Peraltro, è emblematica di un certo modo di fare giornalismo la circostanza che solo alla fine della trasmissione “Le Iene”, in più parti tagliata proprio nelle risposte della  sig.ra Musella e che largo spazio ha dato alla giornalista Candito, si è dato atto che l’intervista era datata e ciò è avvenuto contestualmente alla enfatizzazione dell’esistenza oggi di indagini. Queste ultime, peraltro, generate dalla iniziativa di un anno fa della nostra assistita, proprio a dimostrazione della sua buona fede, iniziativa finalizzata a rispondere alla aggressione mediatica appena iniziata rivolgendosi all’unica Autorità riconosciuta da chi crede nella giustizia, ossia il Procuratore della Repubblica. Va da ultimo detto che il tentativo becero di fare apparire Adriana Musella colpevole prima ancora di qualunque accusa nei suoi confronti (nessun fatto specifico è stato contestato in sede di interrogatorio in Procura), di creare avversione da parte dei cittadini, di dipingerla quale persona riprovevole, ergendosi addirittura a censori e moralizzatori senza che tale compito sia stata da alcuno assegnato, è la manifestazione esteriore di una cultura dell’odio, alimentata attraverso il correlativo linguaggio dell’odio che viene diffuso in una società che alcuni hanno interesse a non rendere moderna ed inclusiva, ma al contrario piena di steccati e muri divisori. Sul rapporto e sul legame tra la Calabria e Adriana Musella si dimentica (ma è dimenticanza?) che la stessa ha sposato due reggini, ha due figli nati e residenti a Reggio Calabria, città che non ha abbandonato nonostante la barbara uccisione del padre ad opera della ‘ndrangheta. Si agirà a tutela della nostra assistita nelle sedi più opportune.
Avv. Giovanna Fronte
Avv. Carlo Morace
 

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