Cosenza, Sanità nel panico. “NOI”: cittadini e medici abbandonati

Ospedale Civile di Cosenza

Ospedale Civile di Cosenza

a cura della Redazione/

La questione sanità della Calabria rappresenta una delle piaghe più profonde e maleodoranti di tutta Europa. Certamente, una delle peggiori di tutta Italia. Le prime vittime sono gli stessi cittadini calabresi che rappresentano la grande flotta del turismo della salute che sono costretti a raggiungere le Regioni del Nord Italia per avere certezza della cura e un ambiente sanitario degno di chi contribuisce economicamente e con le proprie tasse a sostenerlo. Eppure, di punte di eccellenza e di medici professionalmente molto preparati ce ne sono ma, incredibile a credersi, testimoniano continue vessazioni. Recentemente, in Calabria, abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia ingaggiata da nuove forze politiche e sindacali per migliorare le condizioni degli ospedali, in maggior parte vetusti al punto tale da non assicurare né al Corpo Sanitario, né ai pazienti condizioni tali da potersi considerare umanamente sostenibili. Nella maggior parte dei casi infatti, non si parla più semplicemente di problemi che appaiono risolvibili ma di vere e proprie violazioni dei Diritti Umani. Un Sanità quella della Calabria commissariata da anni senza alcun effetto positivo. Le indagini della Magistratura Antimafia, hanno individuato una importante serie di infiltrazioni mafiose nelle ASL, all’interno delle quali sembra essere consolidato un potere al quale le cose stanno bene così come sono. A tal proposito, innanzi alla realtà, ci si chiede quale sia stata l’efficacia dell’azione sindacale, peraltro spesso indebolita dallo scarso coinvolgimento del personale sanitario, con il risultato di apparire non solo neutralizzati ma appiattiti ed incapaci di rispondere con fermezza e coraggio ad una crisi epocale che è soprattutto valoriale e che deve necessariamente approdare ad una soluzione che ponga al centro la tutela della salute del cittadino e il buon vivere del personale sanitario. A dimostrarlo sono i fatti.

Bandiera e Logo del Movimento sturziano NOI

Bandiera e Logo del Movimento sturziano NOI

Da alcune settimane, il Movimento sturziano NOI, nato dall’impulso di Papa Francesco rivolto ai laici, la cui azione politica estremamente efficace è equidistante sia dalla Destra che dalla Sinistra, sta accogliendo il giusto lamento di medici ed infermieri. Gli stessi che, dopo essere stati considerati gli “eroi” del Covid 19, come accaduto a Cosenza sono stati oggetto di aggressioni fisiche con gravi conseguenze psicologiche, senza che alcuno abbia preso provvedimenti. Ma vi è di più e di peggio. In questi giorni, si è registrato un ingiustificato e paradossale attacco da parte di noti Sindacati proprio ad alcuni di questi medici che in tempo di Covid 19 sono stati le vere sentinelle dell’accoglienza degli ammalati, sempre presenti nonostante gli altissimi livelli di stress imposti dai turni di lavoro. Medici che nel peggior momento, appunto quello della pandemia, tra l’altro, sono stati esposti ad altissimi rischi per la propria salute poiché privi delle necessarie protezioni che in Calabria, come noto, sono mancate. Molti medici ed infermieri, infatti, hanno dovuto provvedere a protezioni di fortuna pur di continuare senza sosta l’assistenza ai pazienti letteralmente terrorizzati dalla malattia. Le cronache, anche in questo caso, parlano chiaro. Riteniamo utile condividere, a tal proposito, due testimonianze che rendono bene l’idea: la prima a cura di Fabio Gallo portavoce del Movimento NOI molto attivo sul tema: la seconda, proveniente da un comunicato stampa del SUL il Sindacato Unitario Lavoratori che con il suo attivismo sta facendo molto discutere, segno che qualcosa si sta finalmente muovendo.

MOVIMENTO NOI, FABIO GALLO: “SITUAZIONE GRAVISSIMA, CHI NON PROVVEDE E’ COMPLICE E RESPONSABILE”
“La situazione non è più grave ma gravissima – afferma il Portavoce Nazionale del Movimento NOI Fabio Gallo. Seguiamo da tempo quanto accade all’interno del Pronto Soccorso di Cosenza, perennemente al centro di polemiche e attenzioni da parte degli Organi della Stampa. La situazione risulta essere esplosiva. Ormai sono frequenti anche le aggressioni fisiche al corpo sanitario da parte di cittadini esasperati a causa dei disservizi dovuti alla mancanza di personale sanitario, che sottopone ad alti livelli di stress medici e infermieri che eroicamente ancora trovano il coraggio di prestare servizio in questo luogo che sempre più somiglia ad un girone dell’inferno. Alcuni giorni addietro, come registrano le cronache, è stata aggredita con violenza inaudita anche una Guardia Giurata che ha tentato di difendere i medici del Pronto Soccorso. Quando si aggrediscono i medici e nessuno interviene con estrema fermezza per risolvere il problema – continua Fabio Gallo – significa che c’è qualcosa di marcio nel profondo della gestione della Sanità. Non tolleriamo che ciò accada ancora e per questo, abbiamo deciso di avviare una serie di protocolli con le preposte Istituzioni nazionali. Bisognerebbe chiedersi – rileva Fabio Gallo – quali benefici ha prodotto, sia in termini di riduzione dei costi e di contenimento del deficit che di qualità del servizio, la lunga stagione del commissariamento governativo e come mai a nessuno di quelli che si sono avvicendati alla guida della Sanità in Calabria è stato chiesto di rispondere del proprio operato. Il risultato, afferma senza mezzi termini Fabio Gallo – oggi è veramente paradossale: i cittadini calabresi (regione tra le più povere d’Europa) sono costretti a subire una tassazione altissima a fronte di una Sanità in condizioni drammatiche. L’ulteriore beffa è rappresentata, secondo quanto contestato dalla magistratura di recente, dall’autoattribuzione di somme aggiuntive, non spettanti, a favore degli stessi commissari.La gestione del Pronto Soccorso che manca di quasi il 50% del personale per essere adeguata alla normalità – afferma Fabio gallo – è la cartina al tornasole che mostra inequivocabilmente l’incapacità da parte di chi avrebbe dovuto farlo sino ad oggi, di affrontare e risolvere i problemi. Abbiamo fatto nostre le istanze non solo di parte del Corpo Sanitario, stressato a causa di turni di lavoro insostenibili, ma anche della comunità dei cittadini. Solo pochi mesi addietro, nell’inaugurare il ripristino dell’ingresso dell’Ospedale Civile di Cosenza – continua Fabio Gallo - l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano Mons. Francesco Nolè, facendosi carico anche lui del lamento della Comunità, chiese a chiare lettere l’avvio della costruzione di un nuovo Ospedale. Ma la politica sembra avere già dimenticato e il Covid 19 sembra non avere insegnato proprio nulla. Vogliamo essere chiari: contrastiamo con fermezza le politiche che ammettono l’idea dell’Uomo-scarto. Da una serie di interviste su NOI Radio.eu, sono venute alla luce, grazie a testimonianze dirette di medici ed infermieri di diversi complessi ospedalieri, circostanze che richiedono non più solo il lamento ma una determinata azione rivolta alla risoluzione dei problemi. Recentemente – conclude Fabio Gallo – il SUL, Sindacato Unitario Lavoratori, attivandosi in tal senso, ha ottenuto udienza dal Prefetto di Cosenza, ponendo sul suo tavolo la questione così come è. Un primo passo per davvero importante, che, paradossalmente sembra non essere stato gradito dagli storici Sindacati che sono presenti sul territorio da decenni. Una ingerenza rispetto al lavoro di chi in fondo tutela i Diritti Umani di tutti che legittima il sorgere di molti interrogativi che da oggi ci vedranno sempre più in prima linea e determinati a risolvere il problema”.

IL COMUNICATO STAMPA A CURA DEL SUL
Una numerosa schiera di sindacati ha sentito la necessità di intervenire sull’azione che il SUL sta conducendo da mesi per riportare le condizioni del Pronto Soccorso dell’Annunziata di Cosenza alla normalità ed alle prescrizioni di legge. Non hanno espresso nessun pensiero sulla questione determinante: il Pronto Soccorso dell’Ospedale Annunziata è pericolosamente sotto organico e mancano almeno 9 medici ed altro personale infermieristico e ausiliario, tenuto conto che il Pronto Soccorso di Vibo Valentia ha il doppio di medici in organico. Questo dato è stato, sostanzialmente, riconosciuto dall’Amministrazione aziendale che, nella riunione in Prefettura successiva alla proclamazione dello stato d’agitazione, si è impegnata a dotare quella struttura di 2 medici per il mese di agosto, riconsiderando tutto nel successivo incontro settembrino. A fronte di questa situazione indubitabile, e sulla quale la stessa Prefettura cosentina vuole approfondire la discussione, questi rappresentanti sindacali non dicono una parola. Anzi, annunciano barricate qualora si spostassero medici da un reparto al Pronto Soccorso, difendendo così uno stato di fatto che sta mandando in tilt la struttura di immediato intervento. Mettono in campo, invece, una critica senza costrutto a chi sta conducendo battaglie a cui loro hanno rinunciato. Vi è di più: si attaccano diritti conclamati delle lavoratrici violando la legge sulla privacy che non siamo firmatari del contratto. E allora? Significa che sosteniamo cose non vere? Secondo i sottoscrittori del comunicato stampa contro il SUL il problema sarebbe che non siamo firmatari del contratto nazionale. Domanda: se domani firmassimo il contratto cosa cambierebbe per le attuali condizioni del Pronto Soccorso? Esattamente nulla. Noi continueremo a fare il nostro mestiere di sindacalisti che consiste anche nell’intervento sui carichi di lavoro, gli organici e la sicurezza del personale. A settembre ci presenteremo in Prefettura con un dossier che consegneremo al Prefetto per aiutarlo a comprendere quanto denunciamo da tempo e chiedendo che la massima espressione del Governo sul territorio agevoli una soluzione nell’interesse dei dipendenti e degli utenti.

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