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Salone Nautico Internazionale di Genova

La crisi che già nel 2010 aveva subito una flessione dei ricavi del 20,9 per cento non si arresta e perde in soli dodici mesi un quinto del fatturato italiano. Si parla dunque di una discesa della Nautica Italiana dovuta all’attuale situazione finanziaria nazionale e internazionale e non certamente al gusto e alla qualità che l’Impresa del settore Nautico italiano è capace di esprimere.

Osservando il diagramma della “caduta” del mercato italiano è osservabile, rispetto al 2008 che la caduta è stata del 45,7%. Dunque esattamente metà dei suoi ricavi. Ciò in un contesto che finanziariamente non si annuncia dei migliori, almeno per le piccole e medie imprese.

Preoccupano non poco i numeri dell´indagine dell´Ucina, la Confindustria della nautica, realizzata insieme al dipartimento di Economia e Metodi Quantitativi della facoltà di Economia dell´università di Genova e al Monte dei Paschi di Siena.

CONFINDUSTRIA AVVERTE: POSSIBILI DELOCALIZZAZIONI

In tal senso lo studio presentato presso i Saloni dell’Expo di Genova che pone da una parte la nautica da diporto, così come fotografata dalla ricerca dell´Ucina, dall´altra il segmento delle navi e delle imbarcazioni realizzato dal Monte dei Paschi, che ha inquadrato in maniera specifica cinque distretti, analizzandone il contributo sull´export e sulla produzione globale. Unico, invece, il risultato: la forza trainante della nautica è sempre più rappresentata dall´export, mentre in parallelo si contrae ancor di più il peso del mercato domestico. Nessuna sorpresa, da questo punto di vista. Appare fondamentale evidenziare che nella giornata inaugurale, il presidente di Confindustria Anton Francesco Albertoni aveva parlato chiaramente della crisi del mercato interno, spingendo addirittura il leader degli imprenditori della nautica a parlare di possibili “delocalizzazioni” della produzione. «Se ci fanno fare solo barche per gli stranieri qualcuno comincerà a farle direttamente là» aveva detto.

LA CRISI HA INSEGNATO MOLTE COSE A IMPRESE ITALIANE

Ma sono i numeri, più di tante parole, a fotografare nitidamente una situazione difficile, che non spinge però certo gli operatori ad abbassare la guardia. Anzi, se possibile, proprio l´orientamento del mercato guida gli addetti nelle loro strategie.
Sempre dati alla mano il tutto sembra essere molto chiaro: il 2010 della nautica italiana è rappresentato per il 67 per cento dall´export e per il rimanente 33 dal mercato italiano (tradotto in cifre, 1.61 miliardi contro 1,16). Ragionamento analogo anche nello studio sui cinque distretti (Fano, Viareggio, Venezia, La Spezia e il polo Trieste-Gorizia) con cifre simili proprio grazie a una sempre più spiccata vocazione internazionale.
«Dal 2003 al 2008 abbiamo avuto una forte crescita che ha finito per creare disequilibri sia finanziari che di bilancio – spiega Albertoni – La crisi, tuttavia, ha insegnato molto alle imprese del settore – e queste hanno saputo reagire continuando a destinare risorse alla crescita, tanto che le prime analisi relative al 2011 indicano che la discesa si è fermata e che il percorso avviato è quello giusto».

ALLA FINE DEL 2011 SI RISALE DEL 10%

Già alla fine del 2011, infatti, il “segno meno” scomparirà. Si stima già una crescita del dieci per cento, frutto principalmente delle performance dei grandi gruppi (Azimut-Benetti e Ferretti valgono da sole, con i loro marchi, più del cinquanta per cento del totale). La piccola nautica, e tutti quelli che non hanno saputo o potuto internazionalizzarsi, non possono dire di stare altrettanto bene.
Tornando al dettaglio delle cifre del 2010, la produzione destinata alle vendite in Italia ha subito una significativa contrazione, passando dai 2,65 miliardi del 2008 – anno in cui superava quella verso mercati esteri che registravano un peso di 2,33 miliardi – agli 1,16 miliardi del 2010. La clessidra si è quindi rovesciata e il fatto di aver saputo reggere allo sconvolgimento conferma come le aziende italiane abbiano saputo intraprendere la strada dell´internazionalizzazione. Una tendenza ancor più accentuata se si guarda alla sola cantieristica, dove la produzione nazionale rivolta all´estero nel 2010 è stata di 1,26 miliardi rispetto a 0,62 miliardi dell´Italia.

SEGMENTO SUPERYACHT REGGE IN CONTROTENDENZA
In controtendenza c´è solo il segmento dei superyacht, che evidenzia una tenuta del mercato interno, cresciuto di 1,3 punti percentuali rispetto al 2009, e che vede un bilancio in crescita a testimonianza dell´eccellenza del Made In Italy in un settore in cui il nostro Paese resta leader mondiale.
In termini assoluti, nel 2010 la nautica da diporto ha registrato un fatturato complessivo di 3,36 miliardi di euro, ripartito nei segmenti della cantieristica (circa 2 miliardi), del refitting (0,17 miliardi), degli accessori(0,88 miliardi) e dei motori (0,30 miliardi). La riduzione del numero di addetti diretti rispetto al 2009 è stata infine dell´11 per cento.

SUPER COMUNICAZIONE VINCE

“In un momento in cui tutti parlano della crisi finanziaria internazionale, la notizia in generale sta sviluppando tendenza negativa come un gatto che si morde la coda e rischia di trascinare sul fondo del mare anche chi rema ogni giorno per affermare il proprio lavoro – ha affermato Fabio Gallo – Direttore Editoriale di ComunicareITALIA. E’ fondamentale che il mondo della Comunicazione sostenga ora l’industria italiana e sia sentinella della politica, a spada tratta. Ciò significa che le Testate debbono potere immaginare un tariffario accessibile a tutti, dalla piccola Impresa alla grande. Ciò procurerà una nuova forma di “magnetismo” informativo dominante a vantaggio del Brand Italia e del Made in Italy con forti e immediate ricadute sul mercato. Allo stesso tempo le Aziende italiane debbono manifestare maggiore attenzione alla comunicazione di rete professionale perchè è in Rete che oggi si muove la bilancia delle nuove economie”

 

A cura di ComunicareITALIA.it  – Repubblica.it

 

 

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