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Versace boccia la politica: solo il Made in Italy salverà l’Italia

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Santo Versace: solo il Made in Italy salverà l’Italia

Milano, 11 novembre 2013 –  il Giorno – Osserva e affronta la politica da fuori come imprenditore dell’alta moda, l’ha vissuta da dentro come deputato prima col Pdl poi col gruppo misto.

Santo Versace, le larghe intese salveranno l’Italia?
«Oggi mi pare l’unica alternativa possibile con le leggi che abbiamo. Le larghe intese sono positive se si mettono al centro dell’attenzione il bene del Paese e il bene comune, come in Germania».

Siamo sulla buona strada?
«In Italia bisogna impegnarsi per avere meno tasse sul lavoro e sulle imprese, per spostare la tassazione dalle aziende alle rendite, ai patrimoni e ai mattoni. Togliere l’Imu è un errore, anche se serve molta attenzione ai redditi bassi sulla prima casa. La politica fiscale deve salvaguardare la competitività delle imprese».

Cosa non va in Italia?
«Siamo oppressi da cinque fattori: la malapolitica, la burocrazia, il fisco, la criminalità organizzata, la giustizia che non funziona».

Da fuggire all’estero…
«Io sono orgoglioso di essere italiano. Abbiamo creatività e innovazione, il mondo ci invidia».

Letta promosso?
«Sta facendo manutenzione al Paese. Madeve abbattere la spesa pubblica. Ci sono almeno 100 miliardi spesi male. E si impegni su una legge anticorruzione severa, perché la corruzione è patologica non fisiologica».

L’Italia è un malato grave?
«In molte strutture di Stato e Parastato c’è una situazione di malversazione, sperpero di denaro pubblico e ruberie».

Le recenti inchieste sulle Regioni sono un esempio di ciò?
«L’anno disgraziato dell’Italia è il 1970: allora nacquero le Regioni appunto. Sono associazioni criminali di stampo politico, lo dissi in aula da deputato e lo confermo».

Le abolirebbe?
«Ovvio. Rilevo che per molte di esse il 90% del bilancio riguarda la sanità. Non c’è bisogno delle regioni per amministrare gli ospedali. Con la tecnologia moderna si mette tutto in Rete, si possono fare centrali uniche per gli acquisti, elaborare costi standard anche per i consumi. Abbiamo attrezzature mediche che dovrebbero lavorare 24 ore al giorno per evitare attese di sei mesi per una tac».

I sindacati ne farebbero un caso.
«Certo perché sono conservatori e reazionari. Bisogna capire che i diritti sono figli dei doveri».

Berlusconi è politicamente vivo?
«Va condannato dal punto di vista politico. In Parlamento ha fallito. Ha ereditato una spesa pubblica a 550 miliardi e l’ha portata a 800, ha ereditato un debito pubblico forte e l’ha aumentato a dismisura. Non ha futuro politico».

Assolve il centrosinistra?
«Non ha meno responsabilità di Berlusconi. Il debito pubblico nasce da Province, Regioni, Stato e dato che la sinistra conserva il governo dell’80% degli enti locali ha fatto altrettanti danni».

Come vede Renzi?
«Lo stimo e approvo certe sue posizioni. Tipo quando sostiene che il Senato va abolito. Io aggiungo via anche Regioni e Province».

Il Pd è un partito nel caos?
«In questo momento è il partito delle tessere, anche se è fatto di gente che ha voglia di partecipare. È vittima di un conflitto fra conservatori e innovatori».

Cosa pensano di noi all’estero?
«A parte il periodo del bunga bunga, in realtà a Ginza, il quartiere alla moda di Tokio, sulla Quinta strada a New York, a Londra riconoscono le bandiere italiane: Versace, Ferragamo, Prada, Armani e altre. L’Italia è stimata per la cultura, le imprese, la cucina il design. Il made in Italy ha credito».

La sua azienda come va?
«All’estero come altri brand siamo stimati. Ed è in crescita. I nostri dipendenti erano 1.217 nel 2011, 1.524 nel 2012, sono 1.750 nel 2013».

Cosa rimane di suo fratello Gianni?
«È stato un Dio della moda, un rivoluzionario. Mia sorella Donatella porta avanti l’aspetto creativo e artistico nel solco indicato da lui, io seguo la gestione del gruppo. È come se Gianni fosse con noi».

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