Erdogan corre, ma dove? Gli Haker si ribellano e pubblicano e-mail del suo partito

Facile correre ma difficile è sfuggire da se stessi e dalle proprie azioni soprattutto quanto la coscienza delle nazioni e dei popoli ti guardano. La pena di morte non è una soluzione e le purghe sono il risultato di politiche fallimentari.

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La vignetta di Giampiero Scola, Avvocato e Disegnatore italiano

Roma – di Fabio Gallo/

Il Sultano-Presidente Erdogan corre, corre, ma non si sa dove, cosa vuole fare e dove vuole arrivare. Nel senso che lo hanno capito tutti e questo golpe sta diventando il tormentone degli Organi della Stampa internazionale. Non c’è un solo Magazine che si rispetti che non da sfogo a mille interrogativi, davvero troppi per essere taciuti…, e raffigurati.

Nell’immaginario collettivo il Presidente Erdogan risolve il golpe tramite video messaggio dal cellulare, mentre è in corsa. Il fatto sta animando giornalisti, critici e analisti e disegnatori di tutto il mondo e ILPARLAMENTARE.IT ha scelto la vignetta di Giampiero Scola, Avvocato di professione ma noto anche per la straordinaria capacità della sua matita di cogliere l’attimo, senza mai offendere. La vignetta raffigura il Presidente turco Erdogan che corre con il cellulare in mano ma non si comprende da cosa.

Una cosa è certa: la rete torna a pullulare di immagini terrificanti e decapitazioni di bambini operate dai militanti islamici che lottano per la Nour al-Din al-Zenki (Movimento turco-backed). Qui il link della decapitazione del bambino che sconsigliamo nel modo più assoluto a chi non tollera immagini molto dure, ma che riteniamo di dovere pubblicare perché i lettori possano avere la possibilità di comprendere cosa siano diventate queste devianze umana senza onore. Clicca qui 

Il Sultano-Presidente Erdogan nel disegno di Scola

Il Sultano-Presidente Erdogan nel disegno di Scola

Ma è proprio vero che chi di innovazione ferisce, di innovazione perisce. Infatti, a poche ore dai fatti, gli Hacker non gradendo il delinearsi di una purga di Stato che ricorda le impennate ottomane del passato, hanno sottratto e pubblicato su Wikileaks quasi 300mila e-mail dell’Akp, il partito al potere del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Nel dettaglio si tratta di 294.548 messaggi di posta elettronica. “Il materiale è stato ottenuto una settimana prima del tentato colpo di Stato. Abbiamo anticipato la pubblicazione in risposta alle epurazioni del governo”, ha spiegato Wikileaks.

Si tratta di un primo scaglione, contenente mail e migliaia di file allegati, provenienti da 762 caselle di posta elettronica con iniziali dalla lettera A alla lettera I. “Abbiamo verificato il materiale e la fonte – aggiunge Wikileaks – che non è collegata in alcun modo agli elementi dietro al tentato golpe o a un partito politico o Stato rivali”.

Le e-mail provengono da akparti.org.tr, dominio primario del partito di Erdogan. La mail più recente è stata inviata il 6 luglio 2016, la più datata risale al 2010. Wikileaks fa notare come “le mail associate a tale dominio dovrebbero essere quelle utilizzate per trattare con il mondo”.

Wikileaks: “attaccati da hacker, probabile Ankara” – Wikileaks ha denunciato anche di aver subìto due giorni fa un “pesante” attacco hacker e di essere tutt’ora sotto tali attacchi, presumibilmente da parte di “fazioni del potere statale turco o suoi alleati”. “Non siamo sicuri della reale origine dell’attacco – afferma l’organizzazione di whistleblowing fondata da Julian Assange -, ma “la tempistica suggerisce” questo. I denunciati attacchi hacker sono arrivati subito dopo l’annuncio dell’imminente pubblicazione, avvenuta poi effettivamente martedì sera, di centinaia di migliaia di mail provenienti dal dominio del partito di Erdogan.

I NUMERI DEL TENTATO GOLPE AGGIORNATI AL 19 LUGLIO

oltre 300 morti
104 golpisti uccisi
almeno 1.491 feriti
9.322 persone arrestate
103 tra generali e alti ufficiali detenuti
21.000 docenti della scuola privata a cui è stata revocata la licenza
15.200 insegnanti della scuola pubblica sospesi
1.577 decani universitari a cui sono state chieste le dimissioni
7.899 poliziotti sospesi
2.745 giudici rimossi
8.777 dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi, tra cui
614 gendarmi
47 governatori di distretti provinciali
30 prefetti su 80 sospesi

 

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