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venerdì, Giugno 18, 2021

Franco Laratta: il mondo di oggi tra finzione e realtà

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Uomo-Vitruviano-di-Leonardo-da-vinci
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Ecco una riflessione a tutto campo dell’On. Franco Laratta pubblicata da “Il Quotidiano del Sud” e su Facebook dallo stesso Laratta. Un aiuto alla riflessione su quanto accade, ci circonda, su quanto apprendiamo, su cosa oggi siamo per un sistema complesso che non riusciamo ad interpretare e definire.

“Il mondo che stiamo vivendo è davvero quello che ci raccontano?  Cosa accade veramente nei posti più lontani, nei teatri di guerra, oltre i confini e nei mari più o meno conosciuti? Siamo davvero sicuri che quello che vediamo e sentiamo, quello che leggiamo e immaginiamo, corrisponda alla realtà dei fatti? La società che vediamo somiglia tanto a quelle già viste in passato. Ci sono popoli in fuga, fanatismi religiosi che impazzano, epidemie aggressive, donne massacrate, minacce di guerre mondiali, nuovi massacri, vecchie vendette.

Franco Laratta
Franco Laratta

Intanto noi conosciamo le verità, le mille verità, ma non la verità.  Non sappiamo chi decida cosa, non vediamo il futuro, ma addirittura ci hanno convinti che il futuro non c’è più. Tutto è divenuto fragile, gli stati si sbriciolano, ai confini si elevano nuove mura, le democrazie si indeboliscono, le tirannie avanzano, il sangue scorre a fiumi, migliaia di bambini muoiono nell’indifferenza generale. Tutto come prima, come un tempo, un tempo lontano che pensavamo non dovesse tornare più. Ma il passato ritorna e confonde il presente, azzerando le conquiste, cancellando le speranze. Avanzano le povertà, cresce la paura. Le istituzioni mondiali tacciono, nessuno può governare il caos.

Ma è davvero così? O forse è solo quello che ci vogliono far credere?  La crisi economica è reale o è voluta? Chi sposta i grandi flussi finanziari e verso dove? Chi organizza le grandi speculazioni? Chi sostiene le mafie e i terrorismi? Chi finanzia la paura? Chi inventa e gestisce il terrore?

“L’angoscia ha sete e beve il nostro sangue” diceva Shakespeare!
L’angoscia. È come se si volessero diffondere angoscia e paura, per per provocare disordini, dopo i quali verranno imposti nuovi ordini sociali e nuovi equilibri geo-politici. Il mondo così com’è, non funziona più: forse andava bene fino alla fine del ‘900. Oggi non più. Oggi c’è un altro mondo e necessitano nuovi equilibri, nuove spartizioni, un nuovo ordine. Del resto, tutte le guerre in corso da anni, sono vissute come inevitabili, e si sviluppano in un crescendo di spargimento di sangue e di odio. Le guerre si allargano e si espandono lungo nuovi confini. I confini del terrore.

“Il mondo non ha cuore. E avercela con lui sarebbe sciocco” (Nietzsche).
Il nostro mondo non ha pietà, non avverte il dolore, non ascolta le grida di disperazione.  I nostri mari sono come un immenso cimitero. Nemmeno per i bambini che fuggono si prova più pietà. In troppe parti del mondo si muore di fame e di epidemie. E se fosse tutto finto? Se fosse come in un film? O meglio: e se si volesse seppellire questa nostra società, per costruirne una che non ha più bisogno di certezze, di diritti e di libertà?

“Spesso è più sicuro essere in catene che liberi”, scriveva Kafka.
E se alla fine fossimo già tutti in catene, legati e imbavagliati, chiusi in casa, circondanti dalle nostre paure? E se non fossimo quelli che siamo? Il guaio è che non lo sappiamo. O facciamo finta di non saperlo. Perché non conviene a nessuno essere certi. Perché tutto deve accadere, ma tutto deve sembrare falso. Avanza l’intelligenza artificiale, arretra l’autonomia dell’uomo. Non siamo più in condizioni di muoverci liberamente. Non possiamo decidere da soli. C’è sempre un click, un programma, uno smartphone che deve darti il via. Un’altra intelligenza è possibile, e presto sostituirà la nostra. Un’altra intelligenza c’è già. Siamo sudditi di un sistema che ci organizza la vita, della Rete che tutto vede e consente. Siamo controllati in ogni nostra azione, conoscono tutto di noi e sono in grado di orientare i nostri desideri e di guidare le nostre scelte. Senza il nostro consenso.

È tutto vero o è tutto falso? Non lo sapremo mai. O forse è meglio non saperlo.”

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