Bossi: Tutto organizzato da Roma ladrona, l’Italia non riuscirà mai a essere democratica»

Bossi e Maroni

Bossi e Maroni

La mia impressione è che la faccenda puzzi». «Sa tanto di organizzato, noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, dell’Italia, uno Stato che non riuscirà mai a essere democratico». «Roma farabutta ci ha dato questo tipo di magistrati».

Il giorno dopo essersi dimesso da segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi rispolvera la più che ventennale retorica contro la Capitale e torna a dire la sua – prima da Gemonio e poi da via Bellerio a Milano – sulle inchieste relative alla gestione dei fondi del Carroccio.

Secondo il Senatur il caso Belsito sarebbe stato fatto scoppiare ad arte, «nel timore che noi (la Lega, ndr) sequestrassimo i voti del nord. A Roma l’unica cosa che pensano è sopravvivere con i soldi del nord». E ancora: «Si è rotta l’alleanza con il Pdl ed è successo questo. È un caso? Non è un caso» attacca Bossi, che nel frattempo però ribadisce parole di amicizia per Silvio Berlusconi: «Ci sarà rimasto male».

L’INCONTRO CON MARONI – Nella sede del Carroccio Bossi incontra nel pomeriggio Roberto Maroni e Roberto Calderoli (entrambi nel triumvirato che guiderà il partito, insieme con Manuela Dal Lago). «Diciamo che riprende l’iniziativa politica della Lega» sintetizza l’ex ministro dell’Interno dopo il vertice durato meno di due ore. «Abbiamo fatto il punto della situazione e discusso delle prime iniziative da prendere a partire già dalla prossima settimana, dopo le festività pasquali – spiega -. Ci sarà in primo luogo la riunione del comitato amministrativo. E poi ci metteremo al lavoro sulle iniziative politiche del Movimento per garantire la trasparenza finanziaria dei partiti».

A proposito dei rapporti di Bossi con l’ex ministro dell’Interno e dei sospetti di una parte dei militanti che quest’ultimo sia un traditore, il Senatur aveva già invitato in mattinata alla cautela, spiegando che «Maroni non è Giuda», ha «solo fatto una specie di corrente, i “barbari sognanti”, che non penso sia con me ma neppure contro di me».

IN CHIESA – Nel primo pomeriggio si erano diffuse voci che l’atteso faccia a faccia tra i due leghisti era saltato. Poi, il chiarimento: l’incontro era stato semplicemente rinviato. Un intervallo di tempo in cui, secondo la testimonianza di alcune fedeli, Bossi ha visitato la vicina chiesa di Santa Giustina per l’Adorazione del Sepolcro del Venerdì Santo.

L’INCHIESTA - Rispondendo alle domande dei giornalisti, Bossi affronta inoltre lo spinoso capitolo dei figli, a proposito dei quali aveva già pronunciato il suo mea culpa: «Ho sbagliato a farli entrare in politica». Adesso però difende Renzo. In particolare dall’accusa che si sia comprato la macchina con parte dei soldi della Lega. «Mi ha portato le prove che l’automobile è sua e l’ha pagata lui, di questo sono certo perché l’ho visto con i miei occhi».
Il Senatur ribatte anche sull’ipotesi che la ristrutturazione della villa di Gemonio sia stata pagata con i fondi di via Bellerio: «È falso» dice. E scende nei dettagli ricordando che durante i lavori «hanno sbagliato a rifare un balcone che perdeva acqua e abbiamo chiamato uno della Lega bergamasca che poi non ha mandato la fattura».

IL FUTURO - Bossi risponde infine a chi gli chiede se si ripresenterà come candidato alla poltrona di segretario federale della Lega: «Non ho ancora deciso. Lo dirò quando faremo il congresso».

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