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giovedì, Maggio 6, 2021

Rai: Fico, se Renzi vuole cacciarlo, il dg va difeso

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fico dall'orto rai
Roberto Fico con il direttore generale della RAI, Antonio Campo Dall’Orto

A difesa di Antonio Campo Dall’Orto e pronto a sferrare l’ennesimo attacco a Matteo Renzi, il M5S entra ‘in tackle’ nel caso del direttore generale Rai, additato da rumors sempre più incalzanti come ‘bersaglio’ del Pd renziano. Un bersaglio che il M5S, a partire dal presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, è disposto a difendere a tutti i costi: “Se Renzi vuole cacciarlo è un atto gravissimo, allora va difeso”, spiega l’esponete pentastellato. Pronta e netta la replica del governo. “Fico sconcerta: Renzi non è un mandante, Campo Dall’Orto non era un servo e non è un bersaglio”, sottolinea il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli.

Parole con le quali l’esponente del governo tenta di placare anche la bufera alzatasi attorno al direttore generale di Viale Mazzini. Senza lesinare un attacco frontale a Fico: “Le sue parole sono prive di senso istituzionale, deve provare a realizzare che il suo ruolo non è quello di capo degli ultras ma presidente della Vigilanza”. Ma per il M5S l’ipotetico sfratto a Campo Dall’Orto sarebbe l’ennesima forzatura dell’ex premier.

“Probabilmente – spiega Fico – Campo Dall’Orto non ha soddisfatto Renzi e quindi, a maggior ragione, va difeso, con tutti i suoi limiti. Come ad esempio per quanto riguarda l’informazione del Tg1”. Al capogruppo cinque stelle si aggiungono sia Alberto Airola, sia il vice presidente della Camera Luigi Di Maio. “Renzi vuole ancoro di più Tele-Renzi. Una persona che ha paura della libertà di informazione è destinato a perdere, per sempre”, è la stoccata di Di Maio.

Ma il Pd non resta certo a guardare. “Fico farnetica e lede l’autonomia del Cda”, dice Francesco Verducci, seguito da FI. “Un direttore generale al servizio dei grillini è anche peggio”, sottolinea il senatore azzurro Maurizio Gasparri.

La nuova bufera Rai oscura per una giornata il caso delle firme false a Palermo, fino a quando arriva la notizia dell’autosospensione di Riccardo Nuti, uno dei tre parlamentari cinque stelle rinviati a giudizio che Grillo aveva chiesto di allontanare. “Adesso non c’è più nulla da strumentalizzare. Con la mia scelta, i portavoce del gruppo M5S non avranno l’imbarazzo di doversi esprimere nei miei confronti in inutili riunioni”, spiega Nuti.

Se anche gli altri due protagonisti del caso firme decideranno di seguire l’esempio di Nuti non ci sarà bisogno della votazione del gruppo per decidere il loro allontanamento. La data ‘X’ è quella di martedì, quando l’assemblea dei deputati e senatori è stata convocata per pronunciarsi sulla sorte dei parlamentari accusati di aver falsificato le firme per la presentazione delle liste alle comunali ultime elezioni comunali di Palermo. Una votazione che non si annuncia semplice, visto il legame di Nuti a Roberto Fico e all’ala ortodossa. Anche se è prevedibile che nel suo ruolo di capogruppo Fico si atterrà a un’assoluta imparzialità. Se la votazione ci sarà, i vertici avranno modo di misurare il grado fedeltà a Grillo. Un punto, questo, dirimente per essere ricandidati.

Fonte ANSA

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